ROMA — «Questa è qualcosa di più di un'intervista, è uno
sfogo». A parlare così è Gustavo Zagrebelsky, uno dei più
importanti costituzionalisti italiani, ex presidente della
Corte Costituzionale, opinionista influente, capofila della
scuola piemontese cui hanno fatto riferimento personaggi
come Giancarlo Caselli e Luciano Violante, e un'intera
generazione di magistrati «democratici».
Fumo negli occhi per il centrodestra che lo ha sempre temuto
come il padre nobile di Mani Pulite e, negli anni, come la
punta di diamante giuridica contro le cosiddette leggi ad
personam e i provvedimenti sulla giustizia dei governi
Berlusconi succedutisi dal 1994.
Ebbene, con il suo consueto rigore more geometrico
Zagrebelsky prende oggi pubblicamente atto che un'enorme
«questione morale sta corrodendo il centrosinistra». E che
quello che Gerhard Ritter aveva definito «il volto demoniaco
del potere» ormai è diventa l'altra faccia della politica
del Partito democratico. Secondo l'analisi di Zagrebelsky il
Pd «a livello centrale è debolissimo e quindi a livello
locale i cacicchi si sono scatenati». Dalla Campania
all'Abruzzo, da Firenze a Genova.
Oggi la questione morale si è spostata a sinistra?
«Sì. Per un motivo antropologico e per uno politico».
Prima l'antropologia...
«E' una questione di antropologia, ma pur sempre
antropologia politica. Le leggi della politica sono
ineluttabili: la politica corrompe. Ha un effetto
progressivamente corrosivo, permea il tessuto connettivo e
stabilisce delle relazioni basate sul potere. Nel caso meno
peggiore si tratta di relazioni non trasparenti, di
dipendenze, di clientele. Siamo un popolo di clienti delle
persone che contano. Nel peggiore dei casi, invece, si
tratta di vere e proprie relazioni criminali e di malavita».
Anche nel Pd?
«Sì. Nella sinistra, il neonato Pd è la causa della
questione morale che constatiamo. Per due motivi».
Il primo?
«Il mancato ricambio generazionale che era la speranza e la
scommessa dei democratici. Non che a sinistra ci siano
necessariamente gli uomini migliori, ma si poteva sperare in
un rinnovamento che avrebbe invertito l'inesorabile avanzata
degli effetti della legge della corruzione».
Il secondo?
«La debolezza del partito, dell'organizzazione del partito,
la mancanza di comuni linee di condotta...».
Rina Gagliardi su «Liberazione» ieri sottolineava che
l'esplosione della questione morale comporta il rischio di
implosione per il Pd. Manca il centralismo democratico?
«Certamente non bisogna invocare il centralismo democratico
che era anch'esso una degenerazione, ma al centro del Pd
oggi come oggi non c'è nulla e così a livello locale i
cacicchi si sono scatenati ».
Anche D'Alema aveva definito questa tipologia di politici
locali il «partito dei cacicchi». Lei quando parla di
caciccato pensa alla Campania del presidente Antonio
Bassolino?
«Non conosco direttamente le varie situazioni: certo è che
se ne sentono dire di tutti i colori».
Proprio ieri il capo dello Stato, parlando a Napoli, ha
fatto un forte appello all'autocritica delle forze politiche
in particolare del Mezzogiorno. Condivide le parole di
Napolitano?
«Completamente. Anche perché si stanno avvicinando le
elezioni amministrative e quello che si vede e si sente ha
effetti devastanti sulla tenuta democratica del Paese».
Ci spieghi...
«La gente si sente strumentalizzata, usata per giochi di
potere. C'è un drammatico bisogno di ricambio degli
amministratori. Molti cittadini hanno veramente creduto
nella possibilità di un cambiamento con il governo della
sinistra.
E invece, le ferree regole descritte da Ritter ne Il volto
demoniaco del potere hanno avuto il sopravvento e si è
instaurato il caciccato ».
E nel centrodestra ci sono i cacicchi?
«Il centrodestra ha un leader, Berlusconi, che ha dimostrato
di avere le capacità e le possibilità, anche materiali, di
tenere insieme i suoi. Noi constatiamo che a destra il
sistema di potere funziona meglio e quindi è meno visibile.
Non che questo sia un vantaggio, ma gli effetti degenerativi
non sono sotto gli occhi di tutti in maniera così
eclatante».