A proposito della
irruzione operata da una poliziotta in borghese in un
ospedale di Napoli, vorrei sottolineare alcuni semplici
aspetti.
Tutti parliamo di 194 ma
credo che siano in pochi ad averla letta.
La legge che regolamenta
l’aborto in Italia recita al numero 6:
L'interruzione volontaria
della gravidanza, dopo i primi novanta giorni,
può essere praticata:
a) quando la gravidanza o il parto
comportino un grave pericolo per la vita della donna;
b) quando siano accertati processi
patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti
anomalie o malformazioni del nascituro,
che determinino un grave pericolo per la
salute fisica o psichica della donna.
Quindi per poter abortire
dopo il terzo mese, o la madre deve essere in pericolo
di vita e in questo caso, anche i medici obbiettori
devono, giustamente, intervenire per salvarla o deve
essere certificato un rischio per la sua salute
psichica. Nella maggior parte dei casi, il rischio
psichico (tutto da dimostrare) rappresenta la buona
occasione per non far nascere un disabile. Non è un caso
che ormai non si vedono quasi più in giro bambini Dawn,
e sono sempre di meno i bambini disabili. Sono spesso
proprio alcuni medici a incoraggiare l’aborto,
trasformandolo in forma moderna di eugenetica. In
pratica, sono degni di nascere solo i bambini sani e
belli.
Rilevanti anomalie
del feto, sono nella prassi la causa più che sufficiente
per non far nascere il bambino. Ora, tutti hanno parlato
e detto tutto sul caso di Napoli, pochissimi si sono
preoccupati di scrivere però, che la grave anomalia che
ha provocato la morte del bambino (perchè di questo si
tratta, specie a 25 settimane) era la
Sindrome di Klinefelter.
Non sono un medico e come
tutti in non addetti ai lavori, quando sento una
malattia strana, digito su google e cerco di capirne
qualcosa.
Questa volta ho trovato sul sito
www.clickmedicina.it
un po’ di pareri (che trovate di seguito) e ho capito
che quel piccolo napoletano è stato ucciso,
dall’immotivato terrorismo psicologico di quei medici
che hanno presentato a sua madre questa sindrome, come
una tragedia, come una mostruosità.
Ammesso che un bambino
disabile possa essere considerato un mostro, ammesso che
le madri di quei pochi bambini disabili rimasti, siano
tutte a rischio di suicidio, questo piccolo napoletano
non era un mostro e sua madre non era assolutamente a
rischio.
In alcune piazze italiane
ci sono state manifestazioni contro la polizia in corsia
e contro la Moratoria di Ferrara, ma nessuno che abbia
manifestato contro la strage di disabili che si fa da
trent’anni nel nostro paese.
A loro, alle loro
famiglie, ai membri della comunità civile che li
accolgono, ai medici che li aiutano, va la solidarietà
del Movimento per la Vita.
Sindrome di
Klinfelter
dal sito
www.clickmedicina.it
Il parere della genetista
Dott.ssa MARINA BALDI - Presidente Comitato scientifico
Unitask. Consultorio di Genetica di Roma
Essere Klinefelter comporta sicuramente delle
problematiche, molte delle quali legati all’aspetto
riproduttivo poiché questi pazienti sono quasi sempre
infertili e gli organi genitali, soprattutto i
testicoli, possono essere più piccoli del normale.
L’aspetto fisico non rivela nulla di particolarmente
strano e sicuramente nulla di mostruoso: sono soggetti
spesso molto alti, alcuni con una scarsa peluria, con
poca barba e si rileva con frequenza un certo grado di
obesità. Riguardo alla possibilità di un ritardo
mentale, è un’evenienza rara che nella maggior parte dei
casi si verifica in forma lieve. Il quoziente
intellettivo di questi soggetti è nella media. Quindi,
alla luce di queste considerazioni, dire che un feto è
malformato perché affetto da questa sindrome è
sicuramente eccessivo. È molto importante invece
assicurare un’adeguata informazione ai genitori che
ricevono una diagnosi prenatale di questo tipo in modo
che possano decidere sul futuro del loro bambino in
piena coscienza”
Il parere dell’Andrologo.
Prof. LAMBERTO COPPOLA. Comitato Scientifico Unitask -
Centro Tecnomed di Nardò (Le), Università del Salento.
“Mi occupo di Sindrome di Klinefelter da 25 anni e
ogni volta che parlo dell’argomento mi piace citare un
aforisma di Albert Einstein: è più facile distruggere un
atomo che un pregiudizio. E di pregiudizi su questa
patologia ce ne sono tanti. Innanzi tutto non è vero
che è una malattia terribile ed incurabile. Oggi le
strategie terapeutiche sono molteplici, sia riguardo gli
aspetti sessuali sia quelli psicologici che accompagnano
la sindrome. Molti Klinefelter conducono una vita
del tutto normale, sono fisicamente normali, senza
alterazioni fisiche degne di nota e la patologia viene
diagnosticata solo quando si rivolgono all’andrologo o
all’endocrinologo perché non riescono ad avere figli.
Questo vuol dire quindi che sono persone che si sposano,
che hanno una normale vita sessuale ed intesa di coppia,
ma il loro liquido seminale è privo di spermatozoi.
Quasi costantemente infatti presentano azoospermia anche
se dalla letteratura scientifica emerge chiaramente che
il binomio Klinefelter-Sterilità è un dogma ormai
sfatato in quanto sono riportati casi di paternità
spontanea, seppur molto rari, e di paternità raggiunta
grazie a tecniche di Procreazione Medicalmente
Assistita.
Riguardo la sessualità c’è da dire che con l’età adulta
molti soggetti riscontrano una riduzione della libido
con disfunzione erettile di vario grado e questo perché
generalmente la concentrazione di testosterone è ridotta
rispetto alla popolazione normale. Ma per questo
problema esiste una terapia molto semplice: la
somministrazione di testosterone esogeno che molto
spesso viene prescritto sotto forma di una semplicissima
crema in gel da far assorbire attraverso la cute. Al di
là della vicenda di Napoli e delle discussioni
politiche, etiche e sociali che ne sono derivate, mi
sembra doveroso proteggere i pazienti Klinefelter ed i
loro familiari dalle preoccupazioni che possono esser
derivate dall’aver appreso dalla stampa che
la Sindrome
di Klinefelter è cosa talmente terribile da essere anche
incurabile.”
Il parere di una Mamma
GIUSEPPINA CAPALBO - Referente Unitask Onlus per
la Calabria.
“In
seguito ai fatti del policlinico di Napoli i giornali
hanno riportato informazioni che mal rappresentano la
realtà della Sindrome di Klinefelter. È vero che i
problemi non mancano, ma non si tratta di quello di cui
si è parlato. I soggetti affetti da Sindrome di
Klinefelter passano inosservati al “grande pubblico” ed
alcune persone non sanno neanche di essere portatori di
questa alterazione genetica. Forse, però, un
problema grande li affligge davvero: l’incomprensione.
Il diabetico, o il cardiopatico, se ha qualche problema
è soggetto alla comprensione partecipe di chi lo
conosce, mentre il Klinefelter tende a nascondere la
condizione anche ai propri familiari pur di non essere
considerato diverso. Il pregiudizio di cui sono spesso
vittime riguarda la sessualità. C’è chi etichetta i
Klinefelter come “effemminati” o addirittura come
“ermafroditi”. Nulla di più errato e pericoloso per la
crescita serena di questi ragazzi. Unitask Onlus è
nata proprio per combattere il pregiudizio e per
sostenere i familiari. Molte mamme con diagnosi
prenatale di Sindrome di Klinefelte ci hanno contattato
e a loro è stata assicurata una corretta informazione ed
è stata data la possibilità di fare una scelta
consapevole sulla possibilità di interrompere la
gravidanza. Devo dire inoltre che la maggior parte delle
donne che hanno avuto la possibilità di conoscere i
Klinefelter non ha abortito.”