è indubitabile che si stia
attraversando un periodo di profonda crisi morale, etica,
sociale ed infine economica. Preferisco dare la priorità
all’aspetto morale perché- è ben noto- anche il declino
economico si sviluppa su scelte che affondano le proprie radici
in ambiti etici e culturali.
E’ questo sistema, questo
nostro modello di sviluppo a costruirsi sulla povertà del terzo
mondo. Non affermo nulla di nuovo sostenendo che la nostra
ricchezza, quella del nostro continente e, più in generale,
quella del mondo occidentale, s’incrementa e si sviluppa sulla
povertà dei sette decimi del pianeta. Questo è il panorama, la
prospettiva nella quale, consapevoli e non, viviamo e operiamo.
Uno sguardo sul particolare non farebbe altro che incrementare
tali assurdità evidenziando nei dettagli la cruda realtà di
fenomeni che appaiono allucinanti ed inverosimili. Di esempi se
ne possono citare all’infinito: penso a chi predica il rispetto
delle regole e sistematicamente le viola, penso a chi da una
parte declina il suo impegno religioso ( per esempio creando una
nuova famiglia o partecipando a festini con cocaina e
prostitute) e dall’altro si erge a paladino della cristianità. A
questo proposito leggo sul tuo sito che il partito di Casini, di
Cuffaro e di Cosimo Mele nella nostra città “si
fa portavoce di un’iniziativa in difesa delle radici cristiane”
finalizzata “alla donazione di alcuni crocefissi da esporre
nelle aule scolastiche”; siamo al paradosso, a ciò che gli
psicologi definirebbero, senza paura di smentita, la“viziosa
condanna del vizio”. E che dire dell’indagato che a capo del
governo- proprio lui che dovrebbe rappresentare un esempio - si
permette di mettere in dubbio gli stessi fondamenti della nostra
costituzione?! Ma questa è storia vecchia.
Penso però che il livello di
sopportazione e di esasperazione abbia raggiunto il limite
massimo. Ed è per questo che, a coloro che auspicano una
politica della conciliazione, a coloro che vorrebbero trasferire
il modello Stanislavskij alla politica, immedesimandosi
nell’altro per comprendere le sue ragioni, io rispondo che
questa politica dalemiana ( le responsabilità dell’on. D’Alema
in merito alla vexata quaestio del conflitto d’interessi
sono enormi e inconfutabili), questa politica del compromesso ci
ha condotto a questa situazione vergognosa. E se il prestare
ascolto, è indubbiamente fattore di crescita a livello
interpersonale, da un punto di vista politico non è più
applicabile perché oggi è quanto mai necessario ed inderogabile
ripristinare il vecchio –ma sempre attuale – principio di
responsabilità. Il nostro tempo, la nostra società, i nostri
giovani hanno bisogno di esempi; il non volerlo comprendere
significa non voler cogliere gli innumerevoli segnali di disagio
che da più parti ci giungono incessanti. “Conoscere”, diceva
Kant, significa “giudicare”; traslato nell’attualità e nel
nostro contesto storico significa averne il coraggio, prendere
su di sé la responsabilità di scegliere da quale parte stare.
Viviamo l’era della spettacolarizzazione dove tutti vorrebbero
essere protagonisti; e nella ricerca spasmodica dell’apparire
svendono il proprio intimo, i propri sentimenti, mercificano le
proprie vite. Più che “grande fratello” questa è l’era della
politica da “beautiful”, dovDopo
essere stata con il padre, il fratello, il figlio, la
protagonista con le lacrime agli occhi esordisce dicendo "ti ho
dato prova tutta la vita di come ti sia stata fedele"... e così
sta avvenendo in politica, in questa telenovella della politicae
la protagonista, dopo essere stata con il fratello, il padre ed
il figlio del proprio marito, in lacrime grida “ti ho dato prova
tutta la vita di come ti sia stata fedele”! Negare l’evidenza
per costruire il mondo delle ombre: questo è il vero relativismo
che invade il concetto stesso di dignità umana offendendola e
costringendola ad inchinarsi a logiche che appartengono agli
ambiti dell’interesse personale e dell’egoismo.
Basta con i giri di parole, basta
con i luoghi comuni intrisi di ipocrisia, con le giustificazioni
figlie di strategie che umiliano ancor più la povertà e la
precarietà di migliaia di famiglie! Basta con gli ammiccamenti a
destra e manca finalizzati a gestire piccoli spazi di potere,
basta con il servilismo di scuderia, basta! Il minestrone del
conformismo è inacidito, va gettato. Persino nostro Signore
dovette reagire con forza e scacciare dal tempio tutti quelli
“che vi trovò a comprare e a vendere” e “ rovesciò i tavoli dei
cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe”.
Se nel 1934 Francia ed Inghilterra
fossero intervenute in tempo, con molto probabilità, la storia
non avrebbe annoverato lo scempio del nazismo e dei campi di
concentramento; se nell’ottobre del 1922 il re Vittorio Emanuele
III avesse firmato lo stato d’assedio proclamato dall’allora
capo del governo Luigi Facta, con molta probabilità, non avremmo
avuto il disonore delle leggi razziali.
Il “se” dell’oggi appartiene alle
nostre vite ed alle nostre scelte. Questo deve essere il tempo
dell’indignazione e della rivoluzione culturale. Dobbiamo
insegnare ai nostri giovani che i diritti vanno conquistati e
che il linguaggio ha un significato ben preciso. Se le parole
sono pietre, i pensieri e gli atteggiamenti sono macigni ed il
muro della menzogna potrà essere abbattuto sono con l’ariete
dell’esempio concreto.
Il trasformismo è trasformismo, la
menzogna è menzogna, il clientelismo è clientelismo. Dobbiamo
uscire da questa costruzione machiavellica della realtà secondo
la quale domani dovremmo anche interrogarci sui motivi
psicologici del Bossi di turno che lo spingono a proferire la
parola “terroni”. Questo, al limite, sarebbe un problema da
psicologi. Da un punto di vista politico non c’è nulla di
complesso; al contrario, è molto semplice: esprime un concetto
razzista che non mi appartiene e con il quale non voglio avere
nulla a che fare! La complessità merita ambiti più profondi e
comunque on esonera dal giudizio.
E' inaccettabile che la politica
delle segreterie, degli accordi segreti, degli interessi
personali e corporativi possa ancora segnare il nostro futuro.
Eraclito, teorizzando la centralità del concetto di "polemos",
quale emblema della vita in tutti i suoi aspetti, evidenziava la
necessità della contrapposizione e della dialettica come fattori
esplicativi ed imprescindibili del divenire. La povertà, la
miseria ed il degrado che ci circondano, impongono sclete forti
e coraggiose. Sta a noi scegliere se affrontarle o evitarle.