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L'importanza della critica e la politica da "Beautiful"

 

 

 

 

 

Di Gabriele Bastianutti

gbastianutti@tiscali.it 
Casarano, 27/11/09 

 

Caro Eugenio,

è indubitabile che si stia attraversando  un periodo di profonda crisi morale, etica, sociale ed infine economica. Preferisco dare la priorità all’aspetto morale perché- è ben noto- anche il declino economico si sviluppa su scelte che affondano le proprie radici in ambiti etici e culturali.

 E’ questo  sistema, questo nostro modello di sviluppo a costruirsi sulla povertà del terzo mondo. Non affermo nulla di nuovo  sostenendo che la nostra ricchezza, quella del nostro continente e, più in generale, quella del mondo occidentale, s’incrementa e si sviluppa sulla povertà dei sette decimi del pianeta. Questo è il panorama, la prospettiva nella quale, consapevoli e non, viviamo e operiamo. Uno sguardo sul particolare non farebbe altro che incrementare tali assurdità evidenziando nei dettagli la cruda realtà di fenomeni che appaiono allucinanti ed inverosimili. Di esempi se ne possono citare all’infinito: penso a chi predica il rispetto delle regole e sistematicamente le viola, penso a chi da una parte declina il suo impegno religioso ( per esempio creando una nuova famiglia o partecipando a festini con cocaina e prostitute) e dall’altro si erge a paladino della cristianità. A questo proposito leggo sul tuo sito che il partito di Casini, di Cuffaro e di Cosimo Mele nella nostra città  “si fa portavoce di un’iniziativa in difesa delle radici cristiane” finalizzata “alla donazione di alcuni crocefissi da esporre nelle aule scolastiche”; siamo al paradosso, a ciò che gli psicologi  definirebbero, senza paura di smentita, la“viziosa condanna del vizio”. E che dire dell’indagato che a capo del governo-  proprio lui che dovrebbe rappresentare un esempio - si permette di mettere in dubbio gli stessi fondamenti della nostra costituzione?! Ma questa è storia vecchia.

Penso però che il livello di sopportazione e di esasperazione abbia raggiunto il limite massimo. Ed è per questo che, a coloro che auspicano una politica della conciliazione, a coloro che vorrebbero trasferire il modello Stanislavskij  alla politica, immedesimandosi nell’altro per comprendere le sue ragioni, io rispondo che questa politica dalemiana ( le responsabilità dell’on. D’Alema in merito alla vexata quaestio  del conflitto d’interessi sono enormi e inconfutabili), questa politica del compromesso ci ha condotto a questa situazione vergognosa.  E se il prestare ascolto, è indubbiamente fattore di crescita a livello interpersonale, da un punto di vista politico non è più applicabile perché oggi è quanto mai necessario ed inderogabile ripristinare il vecchio –ma sempre attuale – principio di responsabilità. Il nostro tempo, la nostra società, i nostri giovani hanno bisogno di esempi; il non volerlo comprendere significa non voler cogliere gli innumerevoli segnali di disagio che da più parti ci giungono incessanti. “Conoscere”, diceva Kant, significa “giudicare”; traslato nell’attualità e nel nostro contesto storico  significa averne il coraggio, prendere su di sé la responsabilità di scegliere da quale parte stare. Viviamo l’era della spettacolarizzazione dove tutti vorrebbero essere protagonisti;  e nella ricerca spasmodica dell’apparire svendono il proprio intimo, i propri sentimenti, mercificano le proprie vite.  Più che “grande fratello” questa è l’era della politica da  “beautiful”, dovDopo essere stata con il padre, il fratello, il figlio, la protagonista con le lacrime agli occhi esordisce dicendo "ti ho dato prova tutta la vita di come ti sia stata fedele"... e così sta avvenendo in politica, in questa telenovella della politicae la protagonista, dopo essere stata con il fratello, il padre ed il figlio del proprio marito, in lacrime grida “ti ho dato prova tutta la vita di come ti sia stata fedele”! Negare l’evidenza per costruire il mondo delle ombre: questo è il vero relativismo che invade il concetto stesso di dignità umana offendendola e costringendola ad inchinarsi a logiche che appartengono agli ambiti dell’interesse personale e dell’egoismo.

Basta con i giri di parole,  basta con i luoghi comuni intrisi di ipocrisia, con le giustificazioni figlie di strategie che umiliano ancor più la povertà e la precarietà di migliaia di famiglie! Basta con gli ammiccamenti a destra e manca finalizzati a gestire piccoli spazi di potere, basta con il servilismo di scuderia, basta! Il minestrone del conformismo è inacidito, va gettato. Persino nostro Signore dovette reagire con forza e scacciare dal tempio tutti quelli “che  vi trovò a comprare e a vendere” e “ rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe”.

Se nel 1934 Francia ed Inghilterra fossero intervenute in tempo, con molto probabilità, la storia non avrebbe annoverato lo scempio del nazismo e dei campi di concentramento; se nell’ottobre del 1922 il re Vittorio Emanuele III avesse firmato lo stato d’assedio proclamato dall’allora capo del governo Luigi Facta, con molta probabilità, non avremmo avuto il disonore delle leggi razziali.

 Il “se” dell’oggi appartiene alle nostre vite ed alle nostre scelte. Questo deve essere il tempo dell’indignazione e della rivoluzione culturale. Dobbiamo insegnare ai nostri giovani che i diritti vanno conquistati e che il linguaggio ha un significato ben preciso. Se le parole sono pietre, i pensieri e gli atteggiamenti sono macigni ed il muro della menzogna potrà essere abbattuto sono con l’ariete dell’esempio concreto.

Il trasformismo è trasformismo, la menzogna è menzogna, il clientelismo è clientelismo. Dobbiamo uscire da questa costruzione machiavellica della realtà secondo la quale domani dovremmo anche interrogarci  sui  motivi psicologici del Bossi di turno che lo spingono a proferire la parola “terroni”. Questo, al limite,  sarebbe un problema da psicologi. Da un punto di vista politico non c’è nulla di complesso; al contrario, è molto semplice: esprime un concetto razzista che non mi appartiene e con il quale non voglio avere nulla a che fare! La complessità merita ambiti più profondi e comunque on esonera dal giudizio.

E' inaccettabile che la politica delle segreterie, degli accordi segreti, degli interessi personali e corporativi possa ancora segnare il nostro futuro. Eraclito, teorizzando la centralità del concetto di "polemos", quale emblema della vita in tutti i suoi aspetti, evidenziava la necessità della contrapposizione e della dialettica come fattori esplicativi ed imprescindibili del divenire. La povertà, la miseria ed il degrado che ci circondano, impongono sclete forti e coraggiose. Sta a noi scegliere se affrontarle o evitarle.

 

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