Tutto ciò che ci
circonda forma la realtà, la esaurisce, e pertanto la presenza
anonima o indifferente di essa sottrae all’uomo l’insostituibile
rapporto dell’essere con l’esistere. Una volta che le cose
diverse dall’uomo, siano esse idee o edifici, istituzioni o
strumenti, sono pensate inerti ed estranee per lui, viene a
mancare il primo fondamentale tramite della coscienza.
L’individuo vive nel mondo e si distingue dalle cose ma, al
contempo, se ne serve. La realtà è altro da se, ma è per essa
che l’uomo diviene e si realizza. Per dirla in termini
strettamente filosofici “il divorzio dal mondo vanifica
l’esistenza”.
E’ quindi
necessario riappropriarsi del nostro essere “altro” che è
emanazione e correlazione del nostro stesso io, sintesi e
incontro tra il “mondo” ed il “me”.
“L’uomo è un
animale politico” non solo nel senso che esso vive nella polis,
la abita, la costruisce, ma principalmente perché fa della
stessa polis la sua dimora sociale, la sua sfera emotiva ed
affettiva.
Solo vivendo
in una comunità ben integrata il cittadino può sperimentare il
seme delle relazioni umane che migliorano la qualità della vita
sviluppando quell’attaccamento solidale che è espressione di
progresso sociale e civile. In tempi non sospetti Thomas Mann
redarguiva il pericolo del distacco dalla politica; la sue
parole oggi risultano quanto mai attuali: ”Noi sentiamo la
dichiarazione dell’uomo –Io
di politica non mi occupo-
non solo come egoistica, estraniata dal mondo, ma anche come
uno stolto autoinganno, come una stupida inferiorità. Una tale
affermazione palesa un’ignoranza non tanto intellettuale quanto
morale. Sotto la forma politica, ci si presenta il problema
stesso dell’uomo”.
Oggi è dunque
necessario un ritorno alla politica, un pensare la città come
dimora sociale, anello di raccordo tra le espressioni
individuali e la struttura organizzativa; è necessario ridestare
quel senso di responsabilità che è principio di legalità,
condivisione, rispetto e solidarietà.
E’ impellente la
riformulazione di una struttura amministrativa umanizzata, vale
a dire ricondotta e commisurata su scala umana.
La cifra di questa
necessità potrà esprimersi solo nella forza che avranno le donne
e gli uomini della nostra città nel sollevarsi ed anteporsi a
questa logica del tornaconto personale, del pregiudizio, del
compromesso e della staticità.
Io credo che la
nostra città abbia bisogno di una nuovo senso di coralità e di
partecipazione.
La direzione verso
questa meta, per dirla con Bobbio “non verrà data dai
predicatori d’ideali che hanno indossato le livree dei servi,
dai politici del sacrificio o della carità che mettono il
proprio pensiero a servizio della classe dominante” ma solo
dal nostro coraggio di riappropriarci dello status di cittadini
e di concorrere a pensare e costruire il nostro futuro.
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