Desidero porre all’attenzione di
quanti leggono alcune semplici considerazioni circa la realizzazione
della centrale a biomasse nel Comune di Casarano.
La centrale in questione avrà, secondo
quanto riportato dai locali organi di informazione, una potenza
installata di 25 MWe (mega watt elettrici) e di 8 MWt (mega watt
termici).
Innanzitutto, va fatto notare come i
25 MWe che la centrale, potenzialmente, può produrre nelle migliori
condizioni di esercizio, manutenzione e rendimento, soddisferebbero
unicamente il fabbisogno elettrico della città di Casarano. Infatti,
i nuclei famigliari di Casarano risultano essere circa 6700 ed,
attribuendo ad ognuno di essi un contratto di fornitura di 3 kW,
avremo già un impegno pari a 20,1 MW.
In questo conteggio, sicuramente
approssimativo, ma che rende bene le proporzioni delle grandezze in
gioco, non si è inclusa la potenza installata nell’intero comparto
industriale ed artigianale né, tanto meno, la potenza installata
presso il locale Ospedale “F: Ferrari”.
La potenza elettrica prodotta dovrà
poi essere immessa sulla rete di distribuzione elettrica nazionale
e, pertanto, dovrà essere realizzato l’elettrodotto di connessione.
In quale punto si connetterà? quali
zone del Comune di Casarano attraverserà? quale sarà la tensione di
esercizio di tale elettrodotto?
Le risposte a queste domande non sono
di secondario interesse, dal momento che l’elettrodotto, in quanto
tale, introdurrà ulteriori problematiche di impatto ambientale anche
in merito agli obiettivi di qualità e/o di attenzione relativi
all’induzione magnetica che tali attraversamenti comportano ai sensi
della Legge 36/2001 (Legge quadro sulla protezione dalle
esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici) e
del DPCM 08/07/2003
(Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e
degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle
esposizioni ai campi elettrici e magnetici alla frequenza di rete
generati dagli elettrodotti).
Il rispetto di tali disposti
legislativi comporta, ad esempio, l’impossibilità di realizzare un
qualsivoglia ambiente abitativo, oppure un qualunque luogo adibito a
permanenze non inferiori a 4 ore giornaliere, ad una distanza
dall’elettrodotto variabile in funzione delle caratteristiche
elettriche dell’elettrodotto stesso. Il che equivale a rendere
potenzialmente inedificabile un terreno ubicato in prossimità
dell’eventuale elettrodotto.
A questo punto la domanda è d’obbligo:
abbiamo veramente bisogno di questo ulteriore apporto energetico?
"Secondo la Terna S.p.A. (società
responsabile in Italia della trasmissione e del dispacciamento
dell'energia elettrica sulla rete ad alta e altissima tensione), le
centrali elettriche pugliesi hanno un surplus pari all’ 88,8% (
Allegato 3 dei
“Dati
statistici sull’energia elettrica in Italia nel 2007”), il che vale
a dire che in Puglia si consuma solo il 52,97 % di tutta l’energia
elettrica prodotta nell’intera regione." Resta poi ancora da sapere
quale destinazione avranno gli 8 MWt.
Si potrebbe ipotizzare che essi
saranno utilizzati per il teleriscaldamento ma, in tal caso, ci sarà
ancora bisogno di realizzare sia un reticolo di tubazioni attraverso
le quali il calore prodotto possa essere distribuito sia le
sottostazioni di scambio termico per sostituire i tradizionali
impianti di produzione del calore attualmente utilizzati per i vari
edifici.
E tutte le valutazioni sin qui fatte
partono dall’ottimistica ipotesi che l’insediamento venga realizzato
nel pieno rispetto delle numerose leggi e disposizioni ad esso
applicabili (ad esempio DLgs 03/04/2006 N° 152 "Norme in materia
ambientale", D.Lgs 29/12/2003 N° 387 "Attuazione della direttiva
2001/77/CE relativa alla promozione dell'energia elettrica prodotta
da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno
dell'elettricità", DLgs 06/11/2007 N° 194 "Attuazione della
direttiva 2004/108/CE (omissis) relative alla compatibilità
elettromagnetica (omissis)", ecc., ecc.).
Alla luce di queste considerazioni, è
mia opinione che il futuro dell’energia ecosostenibile non sia
rappresentato dalle centrali, siano esse a biomassa, eoliche o
fotovoltaiche, le quali faranno, probabilmente, l’interesse di
pochi, ma deturperanno, sicuramente, il paesaggio circostante, nel
migliore dei casi.
Il vero futuro sostenibile
dell’energia è rendere ogni edificio energeticamente indipendente,
attraverso lo sfruttamento dell’energia solare (sia termica sia
fotovoltaica) ed anche, perché no, attraverso le biomasse, qualora
facilmente reperibili a breve distanza per minimizzare i costi
ambientali di trasporto di un combustibile che dovrebbe essere
ecosostenibile.