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Dopo aver letto l’articolo del Nuovo
Quotidiano di Puglia sul dott.Serravezza e il “caso Oncologia”
dell’ospedale di Casarano, mi preme contestualizzare la notizia,
che sembra essere saltata fuori dal nulla. Già perché la stampa
si sveglia solo a giochi fatti, quando da rischiare c’è poco. E
dopo che qualcun altro, ha già fatto il primo passo. Il disagio
perenne in cui i pazienti dell’Oncologia di Casarano sono
costretti a vivere non è una novità. Sono dovute arrivare le
telecamere di Raitre per far allarmare la stampa
salentina?
Forse si, forse no. C’è chi non ha parlato, chi ha preferito
definire come “missionarismo” il lavoro di un medico che da anni
si batte per pretendere servizi-base per i suoi pazienti, chi ha
preferito pubblicare articoli celebrativi di venditori di fumo.
Nessuno ha tentato di approfondire il problema, andando a
sentire le voci dei pazienti, senza dare la caccia alle
amministrazioni che, si sa, attraverso la stampa riescono sempre
a salvare “la faccia”. Inchieste, denunce, non hanno portato da
nessuna parte in tanti anni.
Il dott.Serravezza non ha mai avuto
bisogno di una vacanza, credetemi. Non è un pazzo. Ma se chi
scrive sui giornali, ogni tanto, avesse il coraggio di alzarsi
dalla scrivania e di andare a verificare di persona la
situazione in cui vessa il reparto di Oncologia di Casarano,
forse avrebbe scelto altri toni. Se un medico decide di
“abbandonare” più di 3000 pazienti, non è un folle. È solo
consapevole di essere un rischio per loro. In quelle condizioni
lavorative, qualsiasi medico lo sarebbe. I malati di tumore non
sono pazienti qualsiasi e hanno diritto di essere curati in
tempi e condizioni decenti. Per chi non avesse mai visto il
reparto di Oncologia di Casarano, provo a farne io una breve
descrizione: pazienti costretti nei corridoi a mo’di campeggio,
nelle stanze di day- hospital sono presenti pochissimi posti e
gli infermieri devono fare lo slalom in spazi ristrettissimi
spesso obbligando i familiari ad uscire. Il sovraffollamento
porta medici e infermieri a non usare spesso quel supporto
psicologico indispensabile per i pazienti malati di tumore,
perché altri attendono alla porta e ogni minuto è fondamentale.
Per non parlare del servizio di assistenza domiciliare, che per
l’amministrazione ospedaliera, non è altro che un servizio
fuori-legge. Un modello di “continuità di cura” che è riuscito
ad assistere a domicilio 650 malati terminali nel 2005, grazie a
tre équipes medico-infermieristiche, con psicologo e volontari a
supporto, finanziate dalla Lega contro i Tumori di Lecce. Un
servizio, ripeto, fuori-legge per l’amministrazione ospedaliera.
Il dott. Serravezza non è il primario del reparto e non ambisce
ad esserlo. Gli importa solo che chi di dovere si occupi di
mettere a disposizione dei pazienti gli spazi e i posti che sono
le basi di un sevizio pubblico ospedaliero. Dopo più di 10 anni
di battaglie, alle promesse delle amministrazioni sui giornali
non ci crede più nessuno. Soprattutto perché parlano alla stampa
e non ai diretti interessati! Poi in un articolo ci può essere
il “sindaco che dice di andare a controllare di persona”, la
Provincia che si “prepara a fare qualcosa”, la Regione che si
preoccupa della “brutta figura” su Raitre. Tutto si risolve,
però, da più di dieci anni, in una bolla di sapone.
Le immagini che Riccardo Iacona ha
mostrato nella sua inchiesta-denuncia su Raitre parlano chiaro.
Il giornalista si prepara a tornare, probabilmente negli stessi
luoghi, a vedere cosa è successo. Rischia di non trovarci il suo
“vecchio protagonista”. Troppo scomodo per troppi.
P.S. Chi scrive è la figlia del
dott.Serravezza, che da anni vive a Firenze ma è ben consapevole
non solo dei disagi lavorativi di un medico, ma soprattutto
della precarietà dei servizi che causano l’indignazione dei
tanti “pazienti speciali”, quelli che lottano ogni giorno per
cercare di sopravvivere dignitosamente. Mi assumo la piena
responsabilità di queste parole che sono frutto della nausea per
una situazione che è sotto gli occhi di tutti da troppi, troppi
anni.
E alla
fine è sempre colpa della stampa!
Quale meraviglia (non fosse
altro per l'insospettabile mittente) nell'apprendere che la
grave situazione nella quale da anni versa l'ambulatorio di
Oncologia del Ferrari è causata dalla "stampa salentina" e
da "Nuovo Quotidiano di Puglia" in particolare.
Di certo non è stata la
presenza della Rai ad originare i miei articoli (e poi
Iacona mica è arrivato a Casarano spinto dal vento, qualcuno
lo avrà pur chiamato!) quanto alcune sollecitazioni giuntemi
dagli stessi pazienti (non dai medici) che ben conoscono,
così come tutti ( politici e non, in città e non solo) la
situzione di Oncologia.
Malgrado ciò, se c'è qualcuno
che si è scomodato per andare a sentire le voci dei
pazienti, ed anche del personale, sono stato proprio io
mentre altre testate hanno preferito tacere ed altre ancora
(vedi il Corriere del Mezzogiorno) addirittura elogiare la
direzione aziendale per la scelta di Casarano quale secondo
polo oncologico della Provincia.
Solo Quotidiano è andato
a vedere quali conseguenze tale scelta avrebbe avuto sui
3.000 pazienti "che hanno
fatto dell’ambulatorio del dottor Giuseppe Serravezza un
insostituibile punto di riferimento" (giusto per autocitarmi).
Mi trovo, tra l'altro, in
difficoltà ed anche in imbarazzo nel dover spiegare il
contenuto dei miei articoli (nemmeno fossero strofe di
Dante!): è del tutto ovvio come non mi sia permesso di
criticare il dottor Serravezza per le sue "ferie" (l'ho,
infatti, definito, a giusta ragione, "apprezzato medico
Casaranese" violando volentieri la saggia regola che invita
ad evitare un'eccessiva aggettivazione nella prosa) . Mi
sembra abbastanza chiaro come tali "ferie" altro non siano
che una sdegnata reazione alla situazione venutasi a creare:
se ciò non è emerso dal contenuto dell'articolo chiedo scusa
con l'interessato e con i lettori.
Noi della stampa, o almeno noi
di Quotidiano, non ci "svegliamo solo a giochi fatti, quando
da rischiare c’è poco", ma più semplicemente quando c'è una
notizia o qualcuno ha la bontà di segnalarcela: i pazienti
di oncologia, al contrario dei medici, lo hanno fatto e noi
siamo arrivati cercando di descrivere la situazione venutasi
a creare: altro potere non abbiamo se non quello di
raccontare, le decisioni le assumono altri ed a questi
sarebbe meglio indirizzare gli strali polemici (anche se è
di certo più facile prendersela con la stampa).
P.S.: Ho violato anche un'altra
saggia regola: quella di non rispondere alle critiche per
non alimentarle. L'ho fatto solo per il rispetto verso i
malati di Oncologia ed il dottor Serravezza, il cui impegno
e la cui passione non credo possano essere messe in
discussione da alcuno.
Mauro Stefàno
mauro.stefa@alice.it
28/05/06 Nessuno ha mai
detto che la stampa sia responsabile
della situazione in cui versa il reparto di
Oncologia del Ferrari di Casarano. Nè tantomeno
ho puntato il dito contro il Nuovo Quotidiano di
Puglia. Demonizzare la stampa e il suo articolo, non
era la mia intenzione. Quello che mi premeva era "contestualizzare"
una notizia che quasi nessun giornale ha trattato e
che, per questo motivo, sembra essere "saltata fuori
dal nulla". Quando parlo di chi ha preferito tacere
o di chi ha scelto invece di definire "missionarismo"
il quotidiano lavoro di un medico, lei sa bene a chi
mi riferisco (altrimenti le fornisco io gli
articoli). Ma ci tengo a precisare di aver preso
spunto dal suo articolo per fare chiarezza in un
momento in cui i fatti in questione vengono
riportati a metà, mentre qualcuno parla senza
ascoltare i diretti interessati (e non vuole essere
un monito per il suo articolo). Mi riferisco a chi
sceglie di celebrare come una vittoria le decisioni
e le promesse campate in aria degli amministratori
ospedalieri. Perchè lei sa bene che la situazione è
in sospeso da più di dieci anni. Non accuso il Nuovo
Quotidiano di Puglia (che, come dice lei, è uno dei
pochi ad essersi occupato del problema), ma chi si
fa complice e strumento della diffusione di "bolle
di sapone". E'ovvio che non è la stampa a prendere
le decisioni, ma se c'è chi tenta a tutti costi di
pilotarla, un pò di importanza ce la dovrà pure
avere. Riportiamo i fatti così come stanno e
lasciamo che siano i cittadini a scegliere da che
parte stare: questo era il mio messaggio. Se sono
stata fraintesa, chiedo pubblicamente scusa a lei e
al suo giornale. Ma non parlo da sprovveduta, anche
perchè nella stampa ci lavoro e ne conosco i
meccanismi. Nessuno vuole che si celebri il lavoro
di un medico (mi riferisco alle sue
"aggettivazioni") ma che si denunci una situazione,
un problema e che tutto venga spiegato nella sua
completezza. Il lettore attento poi saprà trarne le
considerazioni più opportune.
Buon lavoro
Flavia Serravezza
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