E’ ormai abbastanza noto che le patologie
cardiovascolari come l’infarto miocardico, lo scompenso cardiaco, l’ictus
cerebrale, ect. , rappresentano la prima causa di morte in Italia e in tutti i
paesi civilizzati, con un costo economico e sociale che grava notevolmente sulla
spesa sanitaria nazionale.
Per combattere tale moderna epidemia si tenta da
anni di eliminare alla fonte i fattori di rischio che la causano e la
moltiplicano, quali l’ipertensione arteriosa, l’ipercolesterolemia, il fumo, il
diabete, l’obesità, ricercandoli soprattutto nella popolazione generale, spesso
ignara di esserne affetta.
La prevenzione delle malattie cardiovascolari è
ormai, nell’ambito sanitario, un imperativo categorico che vede coinvolti
medici, economisti, politici, e innanzitutto i comuni cittadini. Le campagne di
prevenzione sono quindi a tutti i livelli un importante momento di studio, di
riflessione e di programmazione.
In questo ambito si è distinto in modo particolare
il progetto “CARDIOLAB”, che, sponsorizzato dalla Bayer, negli ultimi quattro
anni, mediante l’ausilio dei medici di famiglia, specialisti cardiologi e
personale volontario della Croce Rossa Italiana, ha consentito nelle piazze di
varie città italiane di sottoporre i cittadini al controllo delle proprie
condizioni di salute, con la misurazione della pressione arteriosa, della
glicemia e del colesterolo.
Quest’anno, dal 9 al 12 aprile 2008, la città di
Casarano è stata scelta come riferimento della popolazione salentina per
conoscere la situazione sanitaria ed epidemiologica di un territorio del Sud
d’Italia.
Una grande tenda bianca attrezzata da ambulatorio
multiplo, troneggiava in piazza S. Domenico di fronte alla famosa chiesa ed al
convento dei Domenicani risalente al 1500, oggi dimora del Comune. Una lunga
fila di persone in paziente attesa si avvicendava all’interno negli orari
stabiliti, mattina o pomeriggio, per essere visitati.
Il progetto “CARDIOLAB” si è dimostrato, infatti,
una formula vincente, gradito alla popolazione, apprezzata dalle autorità e dal
personale sanitario, utile agli studiosi e ai ricercatori del campo della
prevenzione cardiovascolare. I risultati locali, riportati in grafica, sono
stati confrontati con quelli complessivi degli anni precedenti delle altre città
d’Italia per avere una fotografia completa ed attuale dello stato di salute
della popolazione salentina ed italiana.
I dati sul sesso maschile e l’età
hanno evidenziato che in Casarano la percentuale degli uomini visitati prevaleva
sul resto d’Italia, 72% vs 56%, così come l’età più avanzata, 58% vs 48% di
soggetti oltre 66 anni. Tali dati sono lo specchio delle abitudini locali
tipiche del Salento: i vecchi uomini in piazza.
Colpisce fra i dati, inoltre, la distribuzione
dell’obesità e del soprappeso corporeo, che in Casarano è perfettamente
identica al resto d’Italia, 58%, segno che la sedentarietà ed il buon cibo sono
uniformemente distribuiti nel bel Paese.
L’ipertensione arteriosa,
considerata tale con valori superiori a 140/90 mmHg, è stata ritrovata in
percentuale superiore in Casarano, 35%, rispetto al resto della nazione 27%;
così come lo stress, segnalato dai cittadini di Casarano nel 69% rispetto
al 60% degli altri italiani, ed il fumo presente nel 25% a Casarano
rispetto al 21% della popolazione nazionale. Queste differenze, comunque, non
appaiono statisticamente significative. Interessante è invece il dato del
colesterolo nel sangue, considerato elevato oltre i 200 mg/dl che è più
basso nella popolazione di Casarano, ove i pazienti con ipercolesterolemia sono
il 21% rispetto al resto d’Italia, ove i soggetti ipercolesterolemici
raggiungono il 34%. Tale differenza forse è opera di una dieta più sana ed
equilibrata usata nel Salento, più ricca di frutta e verdura, di acidi
polinsaturi contenuti nell’olio di oliva e di polifenoli contenuti nel vino.
In definitiva, la campagna “CARDIOLAB” si è
proposta soprattutto di considerare il rischio cardiovascolare della popolazione
esaminata secondo le “carte del rischio” usate dai medici italiani in cui si
tiene conto della percentuale di eventi cardiovascolari fatali a cui andrebbero
incontro gli individui nei successivi 10 anni e precisamente: rischio alto,
se la probabilità di avere un infarto o un ictus, ect., nei successivi 10 anni,
supera il 20%, rischio medio se supera il 10%, rischio basso, se
inferiore al 5%.
Orbene, considerando la “carta del rischio” in cui
si considera il rischio globale dato dalla somma di vari fattori, ed i dati del
progetto” CARDIOLAB”, si è visto che in Casarano la popolazione a rischio
basso è 55% vs il 54% del resto d’Italia ed i soggetti a “rischio medio
alto”, sono il 45% a fronte del 46% della restante popolazione italiana,
cioè, quasi perfettamente uguale. A questo punto, sembra apparire una
contraddizione nel fatto che Casarano pur avendo una minor percentuale di
cittadini con ipercolesterolemia (21%) rispetto al resto d’Italia (34%),
tuttavia ha un’eguale percentuale di rischio medio-alto rispetto al resto
d’Italia (45% vs 46%).
Se è vero che un alto tasso di colesterolo nel
sangue è un potente fattore di rischio cardiovascolare, come riconosciuto da
tutta la letteratura medica, perché a Casarano la bassa percentuale di cittadini
ipercolesterolemici non porta ad un rischio più basso rispetto al resto
d’Italia? La risposta è semplice. I cittadini di Casarano visitati avevano
un’età più avanzata (58% oltre i 66 anni rispetto al 40% del resto d’Italia) e
quindi i fattori di rischio età avanzata e colesterolo basso si bilanciavano nel
conto del rischio globale. A questo punto, però, c’è da fare una considerazione
importante: è vero che i cittadini del Salento hanno un simile rischio globale
alto ma ad un’età più avanzata, per cui, potrebbero essere più longevi proprio
perché hanno un colesterolo più basso. Questo dato porta ad affermare che
un’intensa campagna di prevenzione con consigli pratici dietetici o
farmacologici ed abitudini di vita più sana, possa portare ad un maggior
benessere dei cittadini con un notevole risparmi della spesa sanitaria
soprattutto ospedaliera.
La criticità di questa indagine, comunque, è
evidenziata dal fatto che non è stato uno studio scientifico controllato e
randomizzato e quindi non utilizzabile in letteratura medica ma è solo uno
spaccato delle condizioni di salute del mondo reale che può influenzare
indirizzi di studio e ricerche più accurate.