Permettetemi di segnalarvi
l’ultima enciclica del nostro papa, Benedetto XVI “CARITAS
IN VERITATE”. In questo spazio vi riporto parte della sua
introduzione. Ritengo questa enciclica molto forte nel suo
messaggio, che richiama tutti al valore della carità-verità,
valori che oggigiorno in buona parte, nella società
italiana, sono spesso messi da parte. Le conseguenze sono
sotto gli occhi di tutti. Se non ci riappropriamo di questi
valori, elevando moralmente il nostro essere e
conseguentemente il nostro fare, continueremo a vivere nella
mediocrità e nella cultura del favore, del servilismo e non
della giustizia. Benedetto XVI ci esorta a cambiare, ad
essere persone autentiche, solidali, giuste.
LETTERA ENCICLICA
CARITAS IN
VERITATE
DEL SOMMO PONTEFICE
BENEDETTO XVI
"Difendere la
verità, proporla con umiltà e convinzione e testimoniarla
nella vita sono pertanto forme esigenti e insostituibili di
carità.
La
carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa.
Ogni responsabilità e impegno delineati da tale dottrina
sono attinti alla carità che, secondo l'insegnamento di Gesù,
è la sintesi di tutta la Legge (cfr
Mt
22,36-40). Essa dà vera
sostanza alla relazione personale con Dio e con il prossimo;
è il principio non solo delle micro-relazioni: rapporti
amicali, familiari, di piccolo gruppo, ma anche delle
macro-relazioni: rapporti sociali, economici, politici.
Sono
consapevole degli sviamenti e degli svuotamenti di senso a
cui la carità è andata e va incontro, con il conseguente
rischio di fraintenderla, di estrometterla dal vissuto etico
e, in ogni caso, di impedirne la corretta valorizzazione. In
ambito sociale, giuridico, culturale, politico, economico,
ossia nei contesti più esposti a tale pericolo, ne viene
dichiarata facilmente l'irrilevanza a interpretare e a
dirigere le responsabilità morali.
La verità va
cercata, trovata ed espressa nell'« economia » della carità,
ma la carità a sua volta va compresa, avvalorata e praticata
nella luce della verità. In questo modo non avremo solo reso
un servizio alla carità, illuminata dalla verità, ma avremo
anche contribuito ad accreditare la verità, mostrandone il
potere di autenticazione e di persuasione nel concreto del
vivere sociale. Cosa, questa, di non poco conto oggi, in un
contesto sociale e culturale che relativizza la verità,
diventando spesso di essa incurante e ad essa restio.
Per questo
stretto collegamento con la verità, la carità può essere
riconosciuta come espressione autentica di umanità e come
elemento di fondamentale importanza nelle relazioni umane,
anche di natura pubblica.
Senza verità,
la carità scivola nel sentimentalismo. L'amore diventa un
guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale
rischio dell'amore in una cultura senza verità. Esso è preda
delle emozioni e delle opinioni contingenti dei soggetti,
una parola abusata e distorta, fino a significare il
contrario.
Perché piena
di verità, la carità può essere dall'uomo compresa nella sua
ricchezza di valori, condivisa e comunicata. La verità,
infatti, è “lógos” che crea “diá-logos” e quindi
comunicazione e comunione. La verità, facendo uscire gli
uomini dalle opinioni e dalle sensazioni soggettive,
consente loro di portarsi al di là delle determinazioni
culturali e storiche e di incontrarsi nella valutazione del
valore e della sostanza delle cose. La verità apre e unisce
le intelligenze nel lógos dell'amore: è, questo,
l'annuncio e la testimonianza cristiana della carità.
«
Caritas in veritate » è principio intorno a cui ruota la
dottrina sociale della Chiesa, un principio che prende forma
operativa in criteri orientativi dell'azione morale. Ne
desidero richiamare due in particolare, dettati in special
modo dall'impegno per lo sviluppo in una società in via di
globalizzazione: la giustizia e il
bene comune.
La giustizia
anzitutto. Ubi societas, ibi ius: ogni società
elabora un proprio sistema di giustizia. La carità eccede
la giustizia, perché amare è donare, offrire del “mio”
all'altro; ma non è mai senza la giustizia, la quale induce
a dare all'altro ciò che è “suo”, ciò che gli spetta in
ragione del suo essere e del suo operare. Non posso « donare
» all'altro del mio, senza avergli dato in primo luogo ciò
che gli compete secondo giustizia. Chi ama con carità gli
altri è anzitutto giusto verso di loro. Non solo la
giustizia non è estranea alla carità, non solo non è una via
alternativa o parallela alla carità: la giustizia è «
inseparabile dalla carità »
Bisogna poi
tenere in grande considerazione il bene comune. Amare
qualcuno è volere il suo bene e adoperarsi efficacemente per
esso. Accanto al bene individuale, c'è un bene legato al
vivere sociale delle persone: il bene comune. È il bene di
quel “noi-tutti”, formato da individui, famiglie e gruppi
intermedi che si uniscono in comunità sociale . Non è un
bene ricercato per se stesso, ma per le persone che fanno
parte della comunità sociale e che solo in essa possono
realmente e più efficacemente conseguire il loro bene.
Volere il bene comune e adoperarsi per esso è
esigenza di giustizia e di carità. Impegnarsi per il
bene comune è prendersi cura, da una parte, e avvalersi,
dall'altra, di quel complesso di istituzioni che strutturano
giuridicamente, civilmente, politicamente, culturalmente il
vivere sociale, che in tal modo prende forma di pólis,
di città. Si ama tanto più efficacemente il prossimo, quanto
più ci si adopera per un bene comune rispondente anche ai
suoi reali bisogni. Ogni cristiano è chiamato a questa
carità, nel modo della sua vocazione e secondo le sue
possibilità d'incidenza nella pólis. È questa la via
istituzionale — possiamo anche dire politica — della carità,
non meno qualificata e incisiva di quanto lo sia la carità
che incontra il prossimo direttamente, fuori delle
mediazioni istituzionali della pólis.
La
Chiesa non ha soluzioni tecniche da offrire e non pretende
« minimamente d'intromettersi nella politica degli Stati » .
Ha però una missione di verità da compiere, in ogni tempo ed
evenienza, per una società a misura dell'uomo, della sua
dignità, della sua vocazione. Senza verità si cade in una
visione empiristica e scettica della vita, incapace di
elevarsi sulla prassi, perché non interessata a cogliere i
valori — talora nemmeno i significati — con cui giudicarla e
orientarla. La fedeltà all'uomo esige la fedeltà alla
verità che, sola, è garanzia di libertà (cfr
Gv
8,32)
e della possibilità di uno sviluppo umano integrale.
Per questo la Chiesa la ricerca, l'annunzia instancabilmente
e la riconosce ovunque essa si palesi. Questa missione di
verità è per la Chiesa irrinunciabile. La sua dottrina
sociale è momento singolare di questo annuncio: essa è
servizio alla verità che libera. Aperta alla verità, da
qualsiasi sapere provenga, la dottrina sociale della Chiesa
l'accoglie, compone in unità i frammenti in cui spesso la
ritrova, e la media nel vissuto sempre nuovo della società
degli uomini e dei popoli" .
Caritas in veritate
Lettera Enciclica
Papa -
Benedetto XVI
