Torna alla carica il «gruppo
consiliare degli avvocati». Giunge da Antonella Barlabà,
consigliere comunale in forza al Pd, l’appello al
presidente Paolo Zompì, affinché i consigli comunali
vengano convocati nelle ore pomeridiane. La richiesta
arriva all’indomani del rinvio dell’ultimo Consiglio a
causa della mancanza del numero legale. Tale episodio
aveva generato la reazione del capogruppo di An, Claudio
Bastianutti, che aveva individuato due possibili motivi
per giustificare l’assenza dei consiglieri di
maggioranza: lo scarso senso di responsabilità o la
volontà di non avallare le scelte dell’Amministrazione.
Escludendo entrambe le soluzioni, la
Barlabà ne avanza una terza, più strettamente
professionale. La convocazione dell’assise nelle ore
antimeridiane finisce per creare difficoltà a tutti i
consiglieri che non sono dipendenti pubblici, come ad
esempio gli avvocati. Gli uomini di legge che siedono,
per altro trasversalmente, tra i banchi del consiglio
comunale sono ben quattro e già in passato avevano
sollevato il problema. Si tratta di Attilio De Marco (20
di libertà), Francesco Capezza (Casarano Amica),
Francesco Ferrari (Udc) e la Barlabà.
«Insieme ad altri colleghi abbiamo più
volte sollecitato il presidente del consiglio comunale –
spiega la Barlabà - a fissare il Consiglio in orario
pomeridiano oppure di sabato. Questo sia per consentire
ad un maggior numero di cittadini di assistere ai lavori
del Consiglio, sia anche per venire incontro alle
esigenze lavorative dei consiglieri che, come la
sottoscritta, svolgono la professione di avvocato, visto
che, nonostante la buona volontà, non sempre è possibile
chiedere ad un collega di sostituirci ad una udienza,
senza considerare poi che ci sono udienze alle quali è
necessario presenziare personalmente.
Devo dire con rammarico che, tranne
rarissime eccezioni, tale richiesta non è stata accolta.
Per questo rivolgo un appello pubblico al presidente del
Consiglio affinché nelle prossime convocazioni voglia
garantire anche ai consiglieri che non sono dipendenti
pubblici o privati il diritto-dovere di partecipare ai
consigli comunali in ossequio alle regole della
democrazia partecipativa. A meno di non voler
disincentivare determinate categorie professionali a
ricoprire l’ufficio di consigliere comunale».