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L’attesa media per il risultato di un “Pap test” presso il
presidio ospedaliero “F. Ferrari” è di almeno due mesi. Il grave
disservizio, che interessa centinaia di pazienti, è stato
denunciato nei giorni scorsi al Direttore Generale, dott.
Rodolfo Rollo, dal Distretto Federativo di Casarano del
“Tribunale per i Diritti del Malato” con una lettera nella quale
sollecita un “autorevole intervento” del massimo responsabile
dell’azienda sanitaria, al fine di eliminare disfunzioni che
producono disagi, preoccupazione e ansia nelle persone in
attesa
di un responso, in alcuni casi nefasto.
Il Tdm, a seguito di numerose
segnalazioni, ha segnalato alla Direzione Generale che fino a
venerdì 2 dicembre scorso i referti dei prelievi effettuati dal
17 al 21 ottobre 2005 a Casarano (circa 200) “non erano ancora
pervenuti”. La data di aggiornamento, però – come ha precisato
ieri sera la responsabile territoriale del Tdm, Anna Maria De
Filippi – deve essere spostata al 12 dicembre. “Lunedì sera –
rivela la signora De Filippi – ci è giunta l’ultima segnalazione
da parte di una signora che attendeva ancora il risultato”. Ma
quali sono le cause che fanno aumentare il ritardo? Il problema
principale sembra l’inadeguatezza del modello organizzativo.
I prelievi dei test, infatti,
vengono effettuati presso l’U.O. di Ginecologia del “Ferrari”,
la quale consegna i vetrini ad Anatomia Patologica dello stesso
ospedale, che provvede a farli trasportare da un messo presso
Anatomia Patologica di Gallipoli nei giorni di lunedì, mercoledì
e venerdì di ogni settimana, per la lettura e la refertazione.
“Questo è un disservizio che abbiamo affrontato da diversi anni
ormai – denuncia il Tdm – e ci riesce difficile comprenderne le
ragioni dal momento che abbiamo chiesto l’adeguamento del
personale, abbiamo sollecitato più volte soluzioni di
efficienza, abbiamo comunicato il disagio, la rabbia e il dolore
di tante donne che hanno il diritto alla certezza della diagnosi
e della cura”.
Il Tdm, inoltre, segnala il caso di
una donna di Casarano, deceduta la scorsa estate, che ha atteso
3 mesi prima di conoscere il risultato positivo del test. Su
questo caso, in particolare, il Tdm segnala gravi responsabilità
della struttura sanitaria. Oltre agli ormai usuali due mesi di
attesa, la donna è stata all’oscuro del referto per altri 30
giorni perché il risultato del test, nonostante fosse positivo,
era stato “dimenticato” in un cassetto del reparto. Il Tdm
attende ora le azioni dell’azienda sanitaria per risolvere
questo grave disservizio.
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