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Bene confiscato in Contrada Calò: Progettazione partecipata o procedura escludente? Le perplessità di “Progetto Casarano – SI”

dalla Redazione

La gestione del bene confiscato in Contrada Calò torna al centro del dibattito politico locale. Il movimento “Progetto Casarano – SI” denuncia quella che definisce una strategia inadeguata nell’accesso ai finanziamenti pubblici, che rischia di compromettere importanti opportunità per il territorio.

Il precedente del “Parco Aurora”: un’occasione mancata da 2,5 milioni

La controversia affonda le radici nel 2022, quando l’Amministrazione comunale approvò con delibera di Giunta n. 52 il progetto “Parco Aurora”, del valore di 2,5 milioni di euro, candidandolo ai fondi del PNRR nella Missione 5. Secondo “Progetto Casarano – SI”, il Sindaco Ottavio De Nuzzo aveva già annunciato pubblicamente la futura gestione del bene prima ancora dell’avvio delle procedure pubbliche previste.

Il progetto, tuttavia, venne escluso in fase di valutazione per la mancata produzione dell’atto di assegnazione, senza ottenere alcun punteggio né possibilità di integrazione della documentazione.

Bando “Puglia Beni Comuni”: si ripete la storia?

Oggi la vicenda sembra ripetersi con il bando regionale “Puglia Beni Comuni”. Secondo la ricostruzione del movimento di opposizione, la Regione Puglia ha pubblicato l’avviso il 3 aprile 2025, ma il Comune di Casarano ha attivato la procedura di co-progettazione solo il 12 giugno, lasciando appena 15 giorni utili per la partecipazione.

Particolarmente critica viene giudicata la tempistica della comunicazione: le associazioni locali sono state convocate tramite una locandina Facebook pubblicata il 18 giugno per un incontro previsto il giorno successivo, con sole 24 ore di preavviso per quella che viene definita “progettazione partecipata”.

Gli interventi del consigliere Mastroleo

La proroga dei termini al 14 luglio è arrivata solo grazie all’intervento del consigliere Mastroleo, così come la pubblicazione sull’Albo Pretorio – inizialmente omessa – è stata effettuata dopo un suo ulteriore intervento presso il Segretario comunale.

Il risultato finale ha visto una sola candidatura: quella dell’AGESCI – Gruppo Casarano 1, che con Determina del 21 luglio 2025 è risultata destinatario della co-progettazione.

“Una procedura che esclude il pluralismo”

“È davvero questo il modo migliore per accedere ai finanziamenti pubblici?”, si chiede “Progetto Casarano – SI”. Il movimento critica quella che definisce una procedura che “di fatto ha escluso pluralismo e confronto”, evidenziando come i tempi compressi, la comunicazione inadeguata e la partecipazione ridotta al minimo abbiano compromesso un reale processo partecipativo.

L’appello per un cambio di rotta

“Non è solo una questione di legittimità formale – sottolinea il comunicato – È una questione di forza progettuale e di credibilità politica”. Il movimento evidenzia come senza trasparenza e reale condivisione, il rischio non sia solo perdere risorse economiche, ma minare il valore sociale e simbolico dei beni confiscati.

Con il bando regionale in scadenza l’8 agosto, “Progetto Casarano – SI” auspica una riflessione profonda: “Serve una pausa, un atto di consapevolezza, un cambio di passo netto. Questi beni meritano il meglio: progetti forti, processi aperti, amministratori responsabili”.

La sfida della comunità

Il documento si conclude con un appello alla ricostruzione del “senso di comunità” come prima infrastruttura immateriale da ricostruire a Casarano: “Abbandonare i personalismi e provare nuove strade. Continuare così significa scegliere la marginalità. Casarano non può permetterselo”.

La questione dei beni confiscati e della loro valorizzazione resta dunque aperta, in attesa di verificare se ci saranno margini per ripensare le procedure e costruire percorsi più inclusivi per il futuro del territorio.


Per ulteriori aggiornamenti sulla vicenda e sulle attività amministrative del Comune di Casarano, continuate a seguire le nostre pagine.