Il sito web utilizza i cookie per migliorare e personalizzare la tua esperienza e potrebbe includere anche cookie di terze parti come Google Adsense, Google Analytics, Youtube. Utilizzando il sito web, acconsenti all'uso dei cookie.
Clicca sul pulsante "Privacy Policy" per consultare la nostra Informativa sulla privacy.

È morto Salvo Vitale, custode della memoria di Peppino Impastato e voce antimafia. Nel 2014 fu ospite a Casarano

Un addio che scuote la Sicilia e l'Italia intera
Dal profilo Facebook di Salvo Vitale

dalla Redazione

È morto all’età di 82 anni Salvo Vitale, noto per il suo impegno nella lotta contro la mafia e per la sua amicizia con Peppino Impastato. Docente di filosofia e storia, fondò Radio Aut insieme a Peppino, militante di Democrazia proletaria e assassinato da Cosa nostra il 9 maggio 1978. La scomparsa di Vitale, avvenuta martedì nella sua Partinico, rappresenta la perdita di una delle figure più significative dell’antimafia siciliana e nazionale.

Il legame indissolubile con Peppino Impastato

Salvo Vitale non era il fratello toccato in sorte a Peppino Impastato, ma quello che aveva scelto. Questa frase racchiude l’essenza di un’amicizia che ha cambiato la storia della lotta alla mafia in Italia. Nato il 16 agosto 1943 a Cinisi, Vitale si è laureato in Filosofia all’Università di Palermo ed è stato corrispondente negli anni Sessanta del quotidiano “L’Ora”.

La loro storia comune inizia negli anni universitari, quando entrambi parteciparono alle lotte studentesche del ’68 e all’occupazione della facoltà di Lettere a Palermo. Insieme organizzarono le proteste dei contadini di Punta Raisi contro la costruzione della terza pista dell’aeroporto, dimostrando fin da subito una sintonia non solo personale, ma anche politica e ideologica.

Radio Aut: l’arma dell’ironia contro la mafia

Il momento più significativo del loro sodalizio fu la fondazione di Radio Aut nel 1977. Un baluardo, una radio libera fondata nel 1977 dove venivano pubblicamente denunciati i mafiosi. La trasmissione “Onda Pazza”, condotta dai due amici, divenne un simbolo della resistenza civile. “Avevano scoperto questa arma micidiale che era l’ironia. Hanno fatto arrabbiare i mafiosi”, ricorda Giovanni Impastato, fratello di Peppino, intervistato da Fanpage.it.

Fu proprio attraverso quelle frequenze che Salvo Vitale annunciò la morte del suo migliore amico, con parole che sono diventate storia: “Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale. Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c’è più”. Questo monologo, immortalato anche nel film “I cento passi” di Marco Tullio Giordana, dove Vitale è interpretato da Claudio Gioè, rappresenta uno dei momenti più toccanti della cinematografia italiana.

Una vita dedicata alla memoria e all’educazione

Dopo l’assassinio di Peppino Impastato, Salvo Vitale non si è mai arreso. A seguito dell’assassinio dell’amico Peppino Impastato, Vitale ha continuato a tenere viva la memoria del militare di Democrazia proletaria, collaborando con Telejato e Antimafia Duemila e occupandosi di educazione antimafia negli istituti scolastici.

Come insegnante di filosofia e storia nei licei scientifici di Lercara Friddi e Partinico fino al 2003, Vitale ha formato generazioni di studenti, trasmettendo loro non solo conoscenze accademiche ma soprattutto favorendo in loro lo sviluppo di una coscienza civile e democratica. “Era un militante nel vero senso del termine. I suoi messaggi erano profondi perché partivano dalle radici”, dichiara Giovanni Impastato a Fanpage.

Il ricordo che arriva fino a Casarano

L’impegno e la testimonianza di Salvo Vitale superavano di gran lunga i confini della Sicilia, raggiungendo anche il Salento e Casarano. Nel 2014, l’associazione Photosintesi organizzò una mostra fotografica dedicata all’omicidio di Peppino Impastato, curata da Paolo Chirco, fotografo palermitano che immortalò la scenda del delitto qualche ora dopo l’accaduto. Quell’evento, inserito all’interno del festival “Casarano Fotografia” al quale prese parte lo stesso Salvo Vitale, dimostrò come la storia di Peppino Impastato e di chi ne ha custodito la memoria continuasse a essere fonte di ispirazione e riflessione. In quell’occasione, Vitale fu ospite del Liceo Scientifico “Vanini”.

L’eredità di un testimone del nostro tempo

“Nelle sue parole, nei suoi gesti, nel suo impegno costante ha mostrato cosa significhi contrastare le mafie sul piano civile e culturale”, ha ricordato l’associazione Libera contro le mafie. Vitale rappresentava la figura dell’intellettuale militante, capace di coniugare cultura e impegno civile.

Scrittore e poeta, tra le sue opere più significative spicca “Nel cuore dei coralli”, titolo che riprende versi dello stesso Peppino Impastato. I suoi scritti e la sua testimonianza diretta sono stati fondamentali per ricostruire la verità sull’omicidio dell’amico e per mantenere viva la sua memoria.

Un vuoto incolmabile

“Ha dedicato tutta la sua vita a mio fratello, con il suo impegno e i suoi scritti, e anche se negli anni ci sono stati anche scontri o delle divergenze, non è mai venuto meno l’affetto reciproco e la stima”, ricorda commosso Giovanni Impastato, interpellato da Fanpage.

La camera ardente è stata allestita presso la Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato di Cinisi, dove oggi, giovedì 21 agosto, alle ore 15, si terrà un saluto laico. Un luogo simbolico per l’ultimo saluto a chi ha fatto della memoria un impegno di vita.

Salvo Vitale lascia un’eredità immensa: quella di aver dimostrato che la cultura, l’educazione e la testimonianza sono armi potentissime contro ogni forma di sopraffazione. Il suo esempio continuerà a vivere nelle parole che pronunciò quella notte tragica del maggio 1978 e in tutti coloro che, come lui, scelgono di non voltare mai le spalle alla verità e alla giustizia.

Dal profilo Facebook di Salvo Vitale
Dal profilo Facebook di Salvo Vitale