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“Perché?”: Casarano piange Antonio Marsano

Il messaggio di Marco Mastroleo: lutto e memoria nella Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro
Foto di Franz Bachinger da Pixabay

dalla Redazione
Foto di Franz Bachinger da Pixabay

Una comunità intera si è fermata per dire addio ad Antonio Marsano, vittima di un incidente sul lavoro. Il consigliere comunale Marco Mastroleo affida ad una riflessione su Facebook il dolore collettivo di questi giorni, trasformando il lutto personale in una riflessione sulla fragilità della vita e sulla responsabilità che abbiamo verso chi rischia ogni giorno.

Marsano, 58anni, originario di Matino, si era trasferito a Casarano a seguito del suo matrimonio con una donna casaranese. E’ deceduto a Corsano, lo scorso 4 ottobre, dopo essere precipitato da circa tre metri, a causa del cedimento di un solaio durante i lavori per la realizzazione di una vasca di raccolta delle acque piovane.

Il silenzio della comunità

La scomparsa improvvisa e dolorosa di Marsano ha lasciato un vuoto che trascende le parole. Attorno alla sua famiglia – moglie, figli, genitori – si è radunata una comunità intera, consapevole che questa perdita – dice Mastroleo – “dovrebbe rimanere impressa nella memoria di Casarano e di Matino”. Non a caso, era presente alla cerimonia il sindaco di Matino, Giorgio Salvatore Toma.

Durante il rito funebre, celebrato oggi, 12 ottobre, nella chiesa di San Domenico, don Roberto Tarantino ha richiamato l’attenzione su una parola: “perché”. Una domanda apparentemente semplice, che diventa, continua Mastroleo, “enorme quando ci troviamo davanti alla fragilità della vita e alla tragedia di una morte sul lavoro”.

Un “perché” a cui nessuno sa rispondere

Il sacerdote ha sottolineato come nemmeno “la più sofisticata intelligenza artificiale saprebbe rispondere” a questa domanda cruciale. È qui che risiede il limite umano: comprendiamo i fatti, ma il dolore rimane inspiegabile. Una verità che il consigliere Mastroleo pone al centro della riflessione pubblica.

La coincidenza che interroga

La casualità del calendario pesa sulla coscienza collettiva. Il rito funebre per la scomparsa di Antonio avviene proprio nella Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro – come se “il destino – prosegue Mastroleo – ci avesse chiesto di fermarci, di guardare in faccia una realtà che spesso preferiamo ignorare: quella di uomini e donne che ogni giorno rischiano la vita per portare a casa il pane”.

L’assenza che grida

Nelle righe del consigliere emerge una critica sottile ma penetrante: quella dell’assenza di istituzioni, sindacati e organizzazioni preposte alla sicurezza sul lavoro. “La loro presenza avrebbe rappresentato un segno importante di vicinanza e responsabilità collettiva”, scrive Mastroleo, precisando che non si tratta di “formalità o protocollo, ma di umanità”.

Dal dolore alla responsabilità

Non c’è rabbia nel messaggio, sottolinea il consigliere. C’è dolore, sì, ma anche “la consapevolezza che la memoria di Antonio non deve perdersi nel tempo”. Perché, aggiunge, “ogni volta che una famiglia piange un lavoratore, a essere ferita è l’intera comunità”.

L’impegno della memoria

Il messaggio di Mastroleo è un invito a non restare indifferenti. Dietro ogni statistica sulla sicurezza sul lavoro ci sono “volti, famiglie, affetti” e quella domanda “perché?” che ci obbliga a trasformare il lutto in azione.

Il messaggio si chiude con un appello accorato: “Dobbiamo fare tutto ciò che è possibile affinché tragedie come questa non accadano più”.

Una promessa di memoria, un grido di giustizia, una responsabilità che la comunità si assume nei confronti di Antonio Marsano e di tutti coloro che, come lui, pagano il prezzo più alto per garantire il nostro benessere.