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Amarcord: ci scrive Francesco Barone

"Quella piazza vuota oggi, non è soltanto il simbolo di un declino economico di questa comunità, ma è soprattutto paradigma di una disgregazione del tessuto sociale che trova le sue radici nell’isolamento individuale"

Attraverso quello spazio in tutta fretta, a gambe levate, per non subire il morso penetrante dei ricordi. Una ridda di pensieri e di immagini che si addensano e scorrono nella mia testa senza posa in un contrasto stridente con quello che ora si offre al mio sguardo…

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Ci fu un tempo in cui quel luogo brulicava di gente, come un formicaio in piena estate. Non era un occasionale ritrovo di braccia e menti oziose, come venivano descritte, in una certa letteratura stereotipata, le lande desolate dello sperduto e sonnolento Sud d’Italia. No, quella era la caldera di un vulcano che stava per esplodere e che da lì a poco avrebbe cosparso della sua “benefica lava” gran parte del Sud Salento. Un’incubatrice di progetti e di speranze, un terreno di coltura di fermenti vivi, un’occasione d’incontro di tensioni sociali, di interessi economici, di confronti e scontri ideali.

Era il tempo in cui la modesta comunità di Casarano riusciva a proporre e ad esprimere in serie, uno dopo l’altro, esponenti politici nel più alto Consesso Rappresentativo della Repubblica, nelle Istituzioni Regionali e in quelle Provinciali. Era il tempo in cui una nuova classe di imprenditori e di commercianti emergeva e si affermava in una entusiastica e coraggiosa “impresa” con l’apporto decisivo ed intelligente di operose maestranze e di nuovi professionisti. Entrare in quella “Piazza” era come immergersi in un bagno termale: se ne usciva tonificati e rinvigoriti, pronti ad operare per costruire una nuova comunità più sana e prosperosa.

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Quella piazza vuota oggi, non è soltanto il simbolo di un declino economico di questa comunità, ma è soprattutto paradigma di una disgregazione del tessuto sociale che trova le sue radici nell’isolamento individuale, nell’allontanamento da quel “luogo” di relazioni che prima di essere fisico è innanzitutto personale e sociale, avendo un po’ tutti noi smarrito il senso di comunità con le sue più autentiche radici culturali, le sue virtuose buone pratiche di vita, la sintesi di valori sani e costruttivi sedimentati nei secoli. In quanto all’aspetto economico credo di poter dire che la crescita economica non duri se alla base non vi sia un supporto culturale nel quale i personalismi, il narcisismo, il settarismo e tutti gli altri …ismi possibili lascino il passo alla cooperazione, alla solidarietà, alla comunanza che non appiattiscano le diversità ma ne facciano sistema. Occorre dunque attivarsi per ricreare il senso di quella “Piazza” che un tempo ho conosciuto.  

Cordiali saluti.

Casarano 18 ottobre 2025                             

Francesco Barone