dalla Redazione
Una dura critica alla comunicazione istituzionale arriva dal consigliere comunale di opposizione Umberto Totaro, che in una nota punta il dito contro quella che definisce “la continua illusione dell’eccezionalità” nella gestione della cosa pubblica.
L’ordinario spacciato per straordinario
“La pubblica amministrazione dovrebbe essere un motore efficiente e silenzioso”, esordisce Totaro, denunciando invece “una narrazione distorta delle sue funzioni”. Nel mirino finiscono le celebrazioni per attività che dovrebbero rientrare nella routine amministrativa: dal ripristino di buche stradali presentate come “opere pubbliche d’ingegneria”, all’inaugurazione di edifici completati nei tempi previsti come fossero “conquiste epocali”.
Particolarmente critico il passaggio sui bandi pubblici: “Si esalta l’idoneità ad un bando pubblico per rifare ciò che si doveva fare con l’ordinaria amministrazione”, sottolinea il consigliere, evidenziando come interventi minimi e scadenze rispettate vengano trasformati in traguardi eccezionali.
Il rischio della mediocrità normalizzata
L’affondo di Totaro si concentra sulle conseguenze di questa comunicazione: “Questa distorsione abbassa le aspettative dei cittadini, legittima la mediocrità e crea un senso generale di rassegnazione, per cui basta il minimo per accontentarsi”.
Secondo il consigliere di opposizione, riparare, mantenere, gestire e fornire servizi essenziali dovrebbe rientrare nelle competenze basilari di qualsiasi ente pubblico, senza necessità di celebrazioni o comunicati trionfalistici.
L’appello: “Ascoltate la città”
La nota si chiude con un invito chiaro all’amministrazione: “Ascoltate la città. Questo sì che è un evento straordinario!”, suggerendo che il vero cambiamento passerebbe dall’ascolto dei cittadini piuttosto che dall’autocelebrazione per l’adempimento dei doveri istituzionali.
Una critica che solleva interrogativi sul rapporto tra comunicazione istituzionale ed efficacia amministrativa, e sul confine sempre più labile tra legittima informazione ai cittadini e propaganda dell’ordinario.
