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Querele temerarie, l’allarme di Ossigeno per l’informazione: “Serve una legge per fermare il bavaglio alla stampa”

Il caso Mastrogiovanni e l'appello di Ranucci rilanciano l'urgenza di una riforma anti-SLAPP. I numeri: +78% di giornalisti sotto attacco nel 2025

dalla Redazione

Roma – Le querele come strumento di intimidazione, i processi che si trascinano per anni con l’unico scopo di fiaccare economicamente e psicologicamente i giornalisti, l’abuso dello strumento giudiziario per silenziare chi fa il proprio dovere di cronaca. È il fenomeno delle SLAPP – Strategic Lawsuit Against Public Participation – e in Italia sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti.

Lo denuncia con forza Ossigeno per l’Informazione, l’osservatorio che monitora le minacce alla libertà di stampa nel nostro Paese, alla vigilia dell’ennesima udienza che vede coinvolta la giornalista Marilù Mastrogiovanni.

Un’emergenza democratica documentata dai numeri

I dati parlano chiaro: nel primo semestre del 2025 si è registrato un aumento del 78% dei giornalisti minacciati o querelati in modo pretestuoso rispetto allo stesso periodo del 2024. Un’escalation che non può essere ignorata e che mette a rischio uno dei pilastri della democrazia.

“In moltissimi casi – spiega Ossigeno – queste azioni non hanno una reale finalità di tutela della reputazione, ma vengono usate come strumenti di pressione e logoramento del giornalista”. Il meccanismo è subdolo: non importa vincere la causa, l’obiettivo è costringere il cronista a difendersi per anni, consumando energie, risorse economiche e soprattutto scoraggiando altri dal fare inchieste scomode.

L’appello di Ranucci: “Basta usare i tribunali come bavaglio”

Sigfrido Ranucci, conduttore di Report e figura di riferimento del giornalismo investigativo italiano, ha rilanciato negli ultimi mesi con determinazione la richiesta di un intervento legislativo urgente.

“Non possiamo più tollerare che lo strumento giudiziario venga usato come bavaglio – ha dichiarato Ranucci – serve una legge che tuteli i cronisti e scoraggi chi querela per intimidire.”

Un appello che arriva da chi conosce bene il problema: Report è da anni bersaglio di decine di querele, molte delle quali archiviate o finite con assoluzioni, ma che nel frattempo hanno impegnato risorse legali ingenti e creato un clima di pressione costante.

Cosa sono le SLAPP e perché sono pericolose

Le SLAPP sono cause civili o penali intentate non per ottenere giustizia, ma per intimidire, censurare e silenziare critici e oppositori attraverso il peso dei costi legali e della difesa. Colpiscono soprattutto giornalisti investigativi, attivisti e chi si occupa di temi sensibili come corruzione, criminalità organizzata, gestione della cosa pubblica.

In Europa diversi Paesi hanno già adottato normative specifiche per contrastarle. L’Unione Europea stessa ha approvato una direttiva anti-SLAPP nel 2024, che gli Stati membri devono recepire. L’Italia è in ritardo.

Le richieste concrete di Ossigeno per l’Informazione

L’osservatorio, pur ribadendo il massimo rispetto per l’autonomia della magistratura, chiede al Parlamento un intervento urgente su quattro fronti:

Riforma normativa anti-SLAPP efficace che preveda meccanismi di dismissione rapida delle cause manifestamente intimidatorie, evitando che i giornalisti debbano subire anni di processi per vicende prive di fondamento.

Tutele legali ed economiche per i cronisti colpiti da querele temerarie, inclusi fondi di sostegno per le spese legali e la possibilità di chiedere il risarcimento danni a chi querela in modo strumentale.

Sanzioni per chi abusa dello strumento giudiziario, scoraggiando l’uso sistematico delle querele come forma di intimidazione.

Rafforzamento della “scorta mediatica”, un’alleanza civile e professionale tra colleghi per dare voce e visibilità ai cronisti sotto attacco, impedendo l’isolamento che spesso accompagna queste vicende.

Il giornalismo locale in prima linea

Il fenomeno colpisce in modo particolare chi lavora nei territori, spesso in solitudine e senza le tutele delle grandi testate nazionali. Giornalisti che raccontano vicende di interesse pubblico a livello locale, dove le pressioni possono essere ancora più dirette e pervasive.

“Il protrarsi delle cause è esso stesso parte del meccanismo intimidatorio che mira a fiaccare la libertà di informazione”, sottolinea Ossigeno, ricordando che molti cronisti locali, dopo anni di battaglie legali, decidono di autocensurarsi o addirittura di abbandonare la professione.

Un diritto costituzionale da difendere

La libertà di stampa non è un privilegio dei giornalisti, ma un diritto fondamentale dei cittadini. Quando un cronista viene intimidito per aver raccontato vicende di interesse pubblico, è il diritto di tutti a essere informati a essere minacciato.

L’udienza del 12 novembre a Lecce, dove Ossigeno sarà presente in aula per esprimere la propria soliderietà e il proprio sostegno a Marilù Mastrogiovanni, rappresenta non solo un momento giudiziario, ma un’occasione per rilanciare con forza la battaglia per una legge che protegga davvero chi fa informazione.

“Serve un’alleanza civile – conclude l’osservatorio – tra professionisti dell’informazione, istituzioni democratiche e cittadini, per impedire che il bavaglio giudiziario diventi la norma in un Paese che si definisce democratico”.