di Simone Andrani
Foto di Markus Distelrath da Pixabay
Ogni volta che una donna viene ferita, umiliata, zittita, qualcosa si spezza in ognuno di noi.
È un’eco che attraversa le case, scivola nelle strade, si posa sulle nostre coscienze: un’altra donna che non ha potuto salvarsi da sola, un’altra richiesta d’aiuto presa in considerazione quando ormai era troppo tardi.
Emily Dickinson scriveva: «Non conosciamo mai la nostra altezza finché non siamo chiamati ad alzarci». Eppure troppe donne sono costrette ad alzarsi da sole, a combattere nel silenzio, senza mani tese a sostenerle. La violenza nasce in modo silenzioso: in una parola che ferisce, in una gelosia mascherata da amore, in un controllo che sembra protezione e che, molto spesso, si trasforma in muro, prigione, paura, annientamento psicologico e, peggio ancora, fisico.
Ogni nome che leggiamo racconta una storia interrotta, un progetto spezzato, una risata che si è spenta, una vita con pagine ancora da scrivere.
Eleanor Roosevelt insegnava che nessuno può farci sentire inferiori senza il nostro consenso. Eppure ci sono persone che quel consenso lo sottraggono, lo piegano, lo estorcono e lo calpestano a tal punto da nebulizzare l’essenza vitale di chi subisce i loro soprusi e non ha più voce. Mettere fine alla violenza sulle donne non è una battaglia che le donne devono condurre da sole: è una promessa collettiva. È guardare i bambini negli occhi e insegnare loro, come scriveva Lev Tolstoj, che «l’amore non si manifesta nel desiderio di comandare, ma nel desiderio di servire».
L’amore non chiude porte, non alza le mani, non spegne la luce negli occhi di nessuno. Fin quando anche una sola donna avrà paura di tornare a casa, finché anche una sola donna vivrà nel silenzio, la nostra lotta non potrà dirsi finita. Ogni donna è un universo: e un universo non si spegne. Si protegge. Si custodisce. Si onora.
Le donne si contraddistinguono per la loro capacità di emanare una luce che resiste, ostinata e pulsante, e che tra i suoi bagliori sembra sussurrare “ma il cielo è sempre più blu”, come a ricordare che la speranza trova sempre spazio per germogliare se alimentata dall’amore.
“Omnia vincit amor” (cit. Virgilio)
Simone Andrani
