di Marco Mazzeo
Autore della mostra: Fernando Martinelli
Esposizione: Casarano (Le) ex Mercato coperto.
Dal 18 ottobre al 1 novembre 2025, l’artista Fernando Martinelli ha proposto il suo ultimo lavoro “Memoria del tempo” che non è solo una mostra, ma un luogo in cui sedersi accanto all’artista per seguirlo nella sua riflessione sul tempo e il suo rapporto con il vissuto personale; è una esperienza rotonda, avvolgente, tridimensionale, in cui vista, udito e olfatto contribuiscono a creare una immersione sensoriale profonda.
L’autore, attraverso questo lavoro, ci parla della propria visione del tempo.
L’allestimento artistico è stato curato nei dettagli; le tele, quasi tutte di grandi dimensioni, delimitano lo spazio e avvolgono lo sguardo; al centro, domina il “Giardino della convivenza”; un ticchettìo asincrono di due orologi è il bordone musicale che accompagna tutta la visita, scandendone ogni istante.
Il luogo creato dalla tele definisce, ma non limita, lo spazio espositivo, il giardino promana profumo di sottobosco; gli orologi impegnano costantemente l’udito.
Le grandi tele raffigurano per lo più paesaggi e ambienti onirici, frutto più del ricordo che della memoria. Pennellate lunghe e veloci, spesso accompagnate e definite da tratti sicuri di grafite emergono dal dipinto. In alcune opere, colpisce il sovrabbondante colore, più diluito del dovuto, che, posato sulla tela, è sfuggito, scivolato via velocemente fuori dalla stessa, debordando. E come se in quella lacrima di colore che riga tutto lo spazio del dipinto, l’autore abbia concentrato il senso del tempo che, appena vissuto, fugge via generando il ricordo, sempre più lontano e sempre più cangiante rispetto al punto in cui si è posato il pennello: la memoria. Fra le grandi tele spicca quella in cui Martinelli interpreta uno scatto fotografico dei propri genitori ormai anziani nel momento in cui si scambiano un pudìco bacio.
“Memoria del tempo” è ricerca, sforzo, tentativo di conciliare lo scorrere ineluttabile del tempo – che è Chronos – con la statica densità del Momento – Cairos. Nella tela dei propri genitori, che Chairos ha avvolto nel proprio scorrere tumultuoso, viene fissato il momento, il bacio, da cui poi si genera il ricordo.
In modo parallelo, nel “Giardino della convivenza”, noi vediamo lo scorrere del tempo che fa seccare e accartocciare giorno dopo giorno, ora dopo ora, le foglie che sono tappeto e cielo del giardino. Disseminate in questo spazio dominato da chronos, sono sparse fotografie antiche che raccontano attimi particulari di una memoria collettiva, di una comunità.
In questo stesso spazio, l’artista dissemina anche fiori artificiali, di plastica, destinati a rimanere per sempre – e perciò ingannevoli – nel momento della loro massima bellezza. Questo eterno Cairos è sterile perché è memoria pura, che non genera ricordo, figlio, invece, della stratificazione del tempo.
Oltre alle tele e al giardino, il terzo elemento che caratterizza la mostra è il costante ticchettìo di due orologi, ticchettìo volutamente asincrono che regola e infastidisce il tempo della visita.
Questi orologi ci suggeriscono che il tempo non è lineare.
La mostra di Martinelli è una proposta atemporale, a-cronica, dove l’alfa non è privativa, ma connettiva, perché non ci sottrae dal tempo, ma, al contrario, lo allarga, lo dilata, come se volesse far emergere la sua imperfezione.
Entrare dentro la mostra ci spinge a riflettere sulla grammatica del tempo e sulla divisione fra tempo perfetto e imperfetto. Il tempo perfetto è quello concluso, cronachistico, che ci consegna una vicenda iniziata e finita nel passato. L’imperfetto, invece, parte dal passato ma non chiude il cerchio del vissuto, ne rimane aperto uno spicchio per concludere o proseguire nel presente ciò che ha origine nel passato.
Forse quello che Martinelli insegue è proprio un tempo imperfetto, o la imperfezione nel tempo, che si risolve con l’inestricabile incrocio fra vita vissuta, memoria e ricordo. Ecco, il ricordo in questo contesto è generativo, im-perfetto, nel senso di non concluso.
Questo imperfetto non è più solo un tempo, ma diventa un modo. Che è un modo suggerito di vivere il presente.
Marco Mazzeo


