dalla Redazione
A dieci giorni dalla pubblicazione di due determine comunali che avrebbero dovuto risolvere la crisi occupazionale nel servizio di pulizia degli immobili comunali, i lavoratori sono ancora a casa. La clausola sociale, formalmente prevista negli atti, non trova applicazione concreta e il passaggio tra gestori resta bloccato.
La cronologia della vicenda
Il servizio di pulizia comunale viene affidato nel 2021 attraverso gara pubblica, successivamente impugnata dinanzi al TAR. Il contenzioso si conclude a fine 2021 con la conferma della legittimità dell’assegnazione. Il contratto raggiunge la scadenza naturale il 5 ottobre 2024, ma da quel momento l’amministrazione non riesce a bandire una nuova procedura nei tempi necessari, affidandosi a proroghe e soluzioni temporanee.
Le due determine del 13 gennaio
Il Comune di Casarano ha adottato due provvedimenti che, almeno sulla carta, avrebbero dovuto mettere ordine nella situazione:
- Determinazione Settore VI n. 2/2026: avvia una procedura aperta per l’affidamento triennale del servizio, con criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, pubblicata su Tuttogare e sul sito comunale
- Determinazione Settore VI n. 3/2026: dispone un affidamento temporaneo di tre mesi alla ditta Illiria Multiservizi Soc. Coop Sociale, nelle more della gara, con esplicito richiamo alla clausola sociale per garantire la continuità occupazionale
Il nodo della clausola sociale
Il problema centrale sta nell’applicazione effettiva della clausola sociale. Nonostante sia formalmente prevista nell’atto di affidamento temporaneo, i lavoratori risultano ancora licenziati e il riassorbimento del personale non è avvenuto. Se la ditta aggiudicataria non procede alle assunzioni e il Comune non esercita una vigilanza stringente sul rispetto degli obblighi contrattuali, la tutela resta solo teorica.
Le responsabilità dell’amministrazione
“Non basta dire che la clausola sociale c’è”, denuncia il consigliere comunale Marco Mastroleo, che ha sollevato pubblicamente la questione. “Serve che l’amministrazione faccia ciò che compete a una stazione appaltante: governare il passaggio, pretendere tempi certi, verificare gli adempimenti, intervenire senza ambiguità se il gestore non rispetta gli obblighi”.
Il rischio, secondo Mastroleo, è che la discontinuità occupazionale venga scaricata sui lavoratori mentre l’ente si limita a produrre atti formali che non risolvono il problema nella sostanza.
Il tema della coerenza
Il consigliere evidenzia anche un contrasto tra le recenti dichiarazioni del sindaco in difesa delle clausole sociali nei cambi di appalto dei call center e la gestione della vicenda delle pulizie comunali. “Principi sacrosanti, che però dovrebbero trovare applicazione coerente anche nei servizi comunali gestiti direttamente dall’amministrazione”, sottolinea Mastroleo. “La coerenza si misura sui fatti, non sui comunicati”.
La richiesta: fatti, non parole
Al 22 gennaio 2026, la situazione rimane in stallo. I lavoratori attendono risposte concrete e la ripresa del servizio in condizioni di certezza occupazionale. La richiesta avanzata è chiara: applicazione immediata della clausola sociale, riassorbimento del personale, tempi certi e atti conseguenti.
Una vertenza che solleva interrogativi più ampi sulla gestione degli appalti pubblici e sulla tutela reale dei diritti dei lavoratori quando le amministrazioni non esercitano pienamente il loro ruolo di controllo e garanzia.
