dalla Redazione
“Mi piange il cuore.” Inizia così lo sfogo pubblico di Marco Mastroleo (Progetto Casarano SI), uno dei volti più attivi nel tentativo di costruire un campo largo progressista a Casarano. Un intervento che ha il sapore di una resa dei conti, ma che si chiude — a sorpresa — con un appello alla riconciliazione.
L’11 febbraio: il giorno in cui tutto sembrava possibile
Mastroleo ricostruisce con precisione la cronologia degli eventi. L’11 febbraio, attorno a un tavolo, tutte le forze civiche, progressiste e riformiste avevano raggiunto una convergenza: solo un campo largo e compatto avrebbe potuto restituire a Casarano “una prospettiva di governo credibile”. Un accordo non solo verbale: “Lo abbiamo persino scritto insieme, il giorno dopo, in un documento pubblico che oggi rischia di diventare carta straccia.”
Da quell’incontro era uscito un percorso chiaro per la scelta del candidato sindaco, con regole condivise e accettate da tutti, “garantite anche dai livelli locali e provinciali”. Nelle telefonate informali, racconta Mastroleo, era già stata concordata persino la data della conferenza stampa.
La rottura: decisioni prese “lontano dal quarantesimo parallelo”
Poi il silenzio. E la notizia appresa dalla stampa. “Le decisioni sono state assunte lontano dal quarantesimo parallelo e comunicate attraverso la stampa, non nei luoghi politici in cui fino a poche ore prima ci si riconosceva alleati.” Una formula geograficamente evocativa — il quarantesimo parallelo attraversa il Salento — per descrivere scelte calate dall’alto, fuori dal perimetro del confronto locale. A rendere tutto più amaro, sottolinea Mastroleo, è stata l’assenza di qualsiasi comunicazione preventiva a chi fino all’11 febbraio era parte integrante del percorso comune.
Il giudizio sul metodo è netto: “Questo metodo rischia di non essere all’altezza della sfida che abbiamo davanti. Non è una questione personale. È una questione politica e di rispetto.” E aggiunge, con una franchezza che lascia poco spazio all’interpretazione: “Non voglio pensare che chi ha creato questa lacerazione avesse paura del confronto, ma in queste ore in certi passaggi l’ho pensato.”
L’appello finale: “Torniamo all’11 febbraio”
Nonostante lo scoramento, Mastroleo non sbatte la porta. Al contrario, lancia un appello pubblico a tutte le realtà progressiste e riformiste: “Rimettiamo al centro le regole condivise, la trasparenza, il rispetto reciproco. Torniamo a parlare nei luoghi politici, e rimettiamo al centro le decisioni assunte la sera dell’11 febbraio.”
Il messaggio di fondo è chiaro: la partita non è ancora chiusa, ma il tempo stringe. “Se vogliamo mandare a casa questa destra che non ha più nulla da esprimere, dobbiamo farlo insieme. Con serietà, coerenza e rispetto della parola data.” Parole che suonano come un ultimo tentativo di tenere aperto uno spiraglio, prima che la frattura diventi definitiva.
