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Ticket del Pronto Soccorso, CISAL Sanità attacca ASL Lecce: “Chiedono soldi senza prove e uffici aperti tre ore al giorno”

Il sindacato denuncia centinaia di richieste di pagamento prive di documentazione, importi superiori ai 100 euro e prestazioni risalenti anche a prima del 2020. Inviata una diffida ufficiale alla direzione generale
Giovanni D'Ambra

dalla Redazione

Richieste di pagamento per prestazioni sanitarie senza documentazione, importi da oltre 100 euro per accessi classificati come “codice bianco” e un ufficio preposto ai chiarimenti raggiungibile solo tre ore al giorno. È questo il quadro denunciato dalla Federazione CISAL Sanità Lecce, che ha inviato una diffida ufficiale all’ASL Lecce e minaccia di portare il caso davanti alla Regione Puglia, alla Corte dei Conti e al Ministero della Salute.

Centinaia di richieste senza alcuna prova

Al centro della denuncia c’è una pratica che il sindacato, per bocca del suo segretario provinciale, Giovanni D’Ambra, definisce “gravissima e inaccettabile”: l’ASL Lecce starebbe inviando centinaia di richieste di pagamento per presunti ticket di Pronto Soccorso classificati come codice bianco, alcune relative a prestazioni erogate addirittura prima del 2020, senza allegare alcuna documentazione sanitaria a supporto. Nessun verbale di triage, nessuna scheda di Pronto Soccorso, nessuna motivazione.

“L’ASL Lecce sta chiedendo soldi ai cittadini senza fornire alcuna prova”, denuncia il segretario generale provinciale Giovanni D’Ambra. “È un modo di operare che non può essere tollerato.”

Codici verdi diventati bianchi?

Un elemento particolarmente preoccupante riguarda la classificazione dei codici di accesso. Numerosi cittadini riferiscono di aver ricevuto al momento dell’accesso in Pronto Soccorso un codice verde, salvo poi ritrovarsi oggi una richiesta di pagamento relativa a un codice bianco, che prevede l’applicazione del ticket. La CISAL non accusa l’ASL di aver modificato i codici retroattivamente, ma sottolinea come l’assenza di documentazione originale renda impossibile escluderlo. “L’opacità alimenta sospetti gravissimi. E la sanità pubblica non può permettersi ombre di questo tipo.”

Oltre 100 euro per un codice bianco

A pesare ulteriormente sulla vicenda sono gli importi richiesti, che in molti casi superano i 100 euro. Una cifra che la CISAL definisce “una stangata ingiustificabile”, soprattutto in assenza di qualsiasi prova della prestazione erogata e a fronte di cittadini che ricordano chiaramente di aver ricevuto una classificazione diversa al momento dell’accesso.

La beffa dello sportello aperto tre ore al giorno

Nelle lettere inviate ai cittadini, l’ASL indica come unico canale per eventuali chiarimenti un numero telefonico dell’Ufficio Rivalse, attivo dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 12:30. Tre ore e mezza al giorno per gestire, secondo la CISAL, migliaia di richieste contestate. “È una presa in giro istituzionale”, attacca D’Ambra. “Così si crea caos, non trasparenza.”

Prestazioni di sei, sette anni fa: rischio prescrizione e danno erariale

Un ulteriore fronte critico riguarda la tempistica delle richieste. Chiedere nel 2025 e nel 2026 il pagamento di prestazioni risalenti anche al 2018 o al 2019 espone l’ASL a seri problemi sul piano della prescrizione dei crediti e, secondo il sindacato, configura un potenziale danno erariale. “Si scarica sui cittadini la responsabilità di ricostruire fatti di quattro, cinque, sei, sette, otto anni fa. È semplicemente assurdo.”

La diffida e le richieste alla direzione generale

La CISAL Sanità Lecce ha già inviato una diffida ufficiale alla direzione generale dell’ASL, chiedendo la sospensione immediata dell’invio delle richieste, l’annullamento degli atti privi di documentazione, un audit interno urgente sulle eventuali riclassificazioni retroattive, la pubblicazione dei criteri di attribuzione dei codici di triage e l’attivazione del Responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza per valutare eventuali responsabilità interne.

In assenza di risposte rapide, il sindacato ha annunciato che porterà la vicenda alla Regione Puglia, alla Corte dei Conti e al Ministero della Salute. “Non permetteremo che i cittadini vengano trattati come bancomat.”

Per assistere chi ha ricevuto le richieste contestate, la CISAL Sanità Lecce attiverà inoltre uno sportello gratuito di tutela, per supportare i cittadini nella contestazione degli atti e nell’accesso alla documentazione sanitaria.