dalla Redazione
Si sono conclusi gli incontri della rassegna dedicata a Piero Gobetti, ciclo di approfondimento organizzato dall’Università Popolare di Casarano che ha guidato i partecipanti alla scoperta di uno dei personaggi più luminosi e tragici della storia italiana del Novecento. Un percorso culturale che ha saputo attrarre un pubblico curioso e partecipe, desideroso di conoscere più da vicino la vita e il pensiero di un giovane che ha lasciato un’impronta indelebile nella cultura e nella politica italiana.
Chi era Piero Gobetti
Nato a Torino nel 1901, Gobetti fu una figura straordinaria per precocità intellettuale e intensità di vita. Giovanissimo, dedicò ogni energia — emotiva, fisica e intellettuale — alla causa degli ideali liberali, tessendo relazioni con i più grandi pensatori del suo tempo e ritagliandosi un ruolo centrale nel dibattito politico e culturale italiano. Tutto questo mentre il fascismo stava emergendo con tutta la sua forza comunicativa e la sua pericolosità sociale. Esile nel fisico ma testardo nello spirito, Gobetti non si piegò, e pagò questa coerenza con la vita: costretto all’esilio dalle violenze squadriste, morì a Parigi nel 1926, a soli 24 anni. La storia lo ha consegnato ai posteri come un martire, capace ancora oggi di suscitare ammirazione e riflessione.
Un percorso collettivo tra cultura e partecipazione
Gli incontri appena conclusi hanno rappresentato molto più di una semplice lezione di storia. Sono stati, nelle parole degli organizzatori, un atto di resistenza alla pigrizia culturale: la scelta di ritrovarsi, discutere e approfondire insieme, invece di restare soli davanti a uno schermo. Un dettaglio non secondario, in un’epoca in cui la distrazione è sempre a portata di mano.
A guidare il gruppo in questo cammino è stato il professor Luca Isernia, la cui capacità di coniugare rigore e leggerezza, passione per la conoscenza e generosità nel condividerla, ha reso il percorso tanto stimolante quanto accessibile. A lui va il ringraziamento più sentito degli organizzatori e dei partecipanti.
Un appuntamento da ripetere
Il saluto finale — “Alla prossima!” — lascia aperta la porta a nuovi incontri. Perché iniziative come questa dimostrano che c’è ancora voglia di cultura dal vivo, di confronto e di comunità. E che figure come Gobetti, lontane nel tempo ma vicinissime nei valori, hanno ancora molto da dire.



