dalla Redazione
Un viale costruito con un’idea precisa
Non tutti i quartieri nascono per caso. Viale Francesco Ferrari è uno di quelli che nascono con un progetto: quando negli anni Sessanta fu inaugurato l’ospedale cittadino, l’asse urbano adiacente fu concepito come parte di una lottizzazione voluta dal senatore Francesco Ferrari e destinata principalmente a medici e operatori sanitari. L’idea era quella di avvicinare abitazioni e lavoro, residenza e servizi. Una forma di prossimità che oggi chiameremmo “intelligente”, molto prima che si parlasse di smart city: non tecnologia, ma organizzazione razionale dello spazio.
Nello stesso periodo, all’interno dello stesso quartiere, prese forma anche una “167”, ovvero un intervento di edilizia economica e popolare. Una scelta esplicita di mescolanza sociale: accanto ai professionisti sanitari, famiglie di fasce diverse, con servizi condivisi e una quotidianità comune. Un’idea di città inclusiva che anticipava temi oggi centrali nella pianificazione urbana.
La struttura del viale e la sua logica originaria
Il disegno del viale riflette quella visione. Una carreggiata dedicata alle ambulanze, per collegare rapidamente l’ospedale al resto della città. Una seconda strada parallela per il traffico ordinario. E al centro un marciapiede alberato con panchine, pensato come spazio di attraversamento e di sosta, capace di dare qualità a un luogo di passaggio continuo.
Una struttura articolata, funzionale, che testimonia una cultura progettuale attenta non solo alla viabilità ma anche alla vita pubblica del quartiere.
Le trasformazioni successive: commercio, traffico, illuminazione
Con gli anni, la visione originaria si è sovrapposta ad altre logiche. Alla fine degli anni Settanta cominciò a svilupparsi un’area commerciale sul viale: in origine un piccolo nucleo di servizi di quartiere, coerente con la funzione residenziale della zona. Nel tempo quel polo si è intensificato, attirando flussi crescenti di automobili e trasformando l’accesso al viale in un punto di concentrazione del traffico, con ricadute dirette sulla funzione originaria dell’asse: garantire accessibilità rapida all’ospedale.
Negli anni Ottanta arrivarono i pali dell’illuminazione: alti, orientati alla strada più che al marciapiede centrale, coerenti con la cultura progettuale dell’epoca, più attenta alla viabilità automobilistica che alla vita a piedi. Oggi, camminando sul marciapiede centrale, la luce non arriva davvero al suolo. Le panchine arrugginite raccontano il tempo trascorso e una manutenzione discontinua.
Un archivio a cielo aperto
Diario Civico descrive viale Ferrari come «un archivio a cielo aperto»: la visione originaria, gli interventi successivi, gli usi reali, le trasformazioni sociali, le manutenzioni mancate, le pressioni del traffico. Un luogo in cui si vede come la città non sia mai un progetto unico, ma una somma di decisioni, adattamenti ed eredità stratificate nel tempo. È da qui che il progetto di Loredana Manco ha scelto di cominciare: da un punto che permette di osservare la città nella sua interezza, tra visioni originarie e adattamenti successivi.
Le opportunità di finanziamento: cosa potrebbe cambiare
Diario Civico non si limita alla descrizione: a corredo dell’analisi, vengono segnalate le opportunità di finanziamento attualmente disponibili o in preparazione che potrebbero interessare un’area come viale Ferrari.
A livello europeo, sono aperti o in arrivo bandi nell’ambito di Horizon Europe 2026 – Cluster 5 “Climate, Energy and Mobility” e nuovi bandi della Missione “Cities” previsti per il terzo e quarto trimestre del 2026. A livello nazionale, si segnalano il DDL Rigenerazione Urbana 2025 con relativo fondo triennale in arrivo, la nuova programmazione PINQuA 2026–2027 e il Fondo Cultura Urbana 2026, attualmente in fase di definizione. Sul piano regionale, la Regione Puglia ha in cantiere nuovi avvisi nell’ambito del PR Puglia FESR–FSE+ 2021–2027 dedicati a rigenerazione e partecipazione, oltre a programmi sperimentali su qualità urbana e servizi di prossimità per il biennio 2026–2027.
Risorse potenzialmente significative per un’area che, come mostra Diario Civico, ha già tutto ciò che serve per essere riletta e trasformata: una storia, una struttura, e una visione originaria da cui ripartire.






