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Ospedale di Casarano, la UIL-FPL lancia l’allarme: “Solo 5 anestesisti per sei reparti chirurgici. Chiediamo giustizia”

Una lettera aperta firmata dal responsabile della contrattazione Mario Riso denuncia la grave carenza di organico al "Ferrari": in pianta organica sono previsti 10 specialisti, ma in servizio ne restano la metà. Intanto il DEA di Lecce ne conta 76

dalla Redazione

Un grido d’allarme arriva da Casarano. La segreteria provinciale della UIL-FPL di Lecce ha inviato una lettera aperta al Presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, all’Assessore alla Sanità Donato Pentassuglia, al Direttore Generale dell’ASL di Lecce Stefano Rossi e al Direttore Sanitario Maria Nacci. Il documento — firmato da Mario Riso, responsabile del Dipartimento Contrattazione — denuncia con toni accesi una situazione che il sindacato definisce “inaccettabile e ingiusta”: il Presidio Ospedaliero F. Ferrari di Casarano opera con soli 5 anestesisti-rianimatori, a fronte di una pianta organica che ne prevede 10.

Un ospedale che lavora al doppio della sua capacità con metà del personale

Il nodo centrale della denuncia è uno squilibrio che, secondo la UIL-FPL, non trova alcuna giustificazione logica né amministrativa. Il Ferrari di Casarano è un presidio con un numero di branche chirurgiche superiore rispetto ad altri ospedali della stessa ASL. I suoi anestesisti sono chiamati a coprire, ogni giorno, un ventaglio di attività che comprende: Chirurgia Generale, Ortopedia, Urologia, Cardiologia (per l’applicazione di pacemaker e defibrillatori), Otorinolaringoiatria, Radiologia TAC assistita e Terapia del Dolore. A tutto questo si aggiunge una Rianimazione con 6 posti letto che, si legge nella lettera, sono “sempre pieni”.

“Tutto questo viene svolto con 5 anestesisti che spesso diventano 4 e addirittura 3”, scrive Riso, sottolineando come il problema non riguardi la dedizione del personale in servizio — di cui si sottolinea a più riprese “l’abnegazione e il sacrificio” — ma una scelta organizzativa che penalizza sistematicamente un intero territorio.

Il confronto con Lecce: 76 anestesisti al DEA contro 5 a Casarano

La denuncia si fa ancora più puntuale quando il sindacato confronta la situazione di Casarano con quella del Presidio DEA-Fazzi di Lecce, indicato come capofila della ASL. Secondo quanto riportato nella lettera, il Piano Triennale del Fabbisogno del Personale (PTFP) prevedeva per quella struttura 70 anestesisti; attualmente ve ne sono 76, sei in più rispetto alle previsioni.

Non è tutto. La UIL-FPL segnala che alcuni ospedali della ASL di Lecce, pur avendo un numero di branche chirurgiche inferiore a quelle del Ferrari, contavano già in organico 11 anestesisti e, con le quattro nuove assunzioni recenti, sono arrivati a 15. Un divario che il sindacato fatica a spiegare e che definisce, senza mezzi termini, “una guerra tra poveri” che però penalizza sempre lo stesso presidio.

“L’utenza del Ferrari non è figlia di un dio minore”

Il tono della lettera si fa appassionato nel richiamare il diritto dei cittadini del territorio a ricevere cure adeguate. “L’utenza dell’ospedale F. Ferrari non è figlia di un dio minore e merita rispetto”, si legge nel documento, con un appello diretto al Direttore Generale Rossi e al Direttore Sanitario Nacci — quest’ultima peraltro riconosciuta come figura che “si è molto spesa per l’ospedale di Casarano”.

Il sindacato chiede risposte concrete, non generiche rassicurazioni. La lettera è stata inviata anche “a tutti gli organismi della carta stampata e della televisione”, a testimonianza della volontà di portare la questione all’attenzione dell’opinione pubblica regionale e nazionale.

Una sanità a due velocità nel Salento

La vicenda di Casarano riaccende i riflettori su un problema strutturale che attraversa molte aree del Mezzogiorno: la distribuzione disomogenea delle risorse sanitarie all’interno delle stesse aziende ospedaliere. Mentre i grandi ospedali dei capoluoghi tendono ad attrarre personale e investimenti, i presidi periferici — spesso fondamentali per le comunità locali — si trovano a operare in condizioni di perenne emergenza.

Nel caso del Ferrari di Casarano, il sindacato non chiede privilegi ma semplicemente che vengano rispettati i numeri già previsti dalla stessa ASL. Dieci anestesisti in pianta organica: non uno di più, ma nemmeno quattro in meno.