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Diario Civico / 3 – Contrada Botte, il parco che ha unito il quartiere ma non ha raggiunto la città

Il terzo capitolo di Diario Civico analizza uno spazio verde nato con una doppia ambizione: dare un luogo ai ragazzi del quartiere e aprire una porta verso il resto di Casarano. Il primo obiettivo è stato raggiunto. Il secondo no

dalla Redazione

Un quartiere cresciuto senza integrarsi

Contrada Botte è uno dei quartieri più popolosi di Casarano, sviluppatosi tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta. Diario Civico – la cui mente e il cui cuore sono quelli quelli di Loredana Manco – lo descrive come un luogo abitato e denso, con una forte presenza di edilizia popolare e una storia sociale complessa, segnata da una percezione di distanza dal resto della città. Una distanza che non è geografica, ma urbana: mancano connessioni, percorsi, continuità.

Nel tempo, gli spazi comunitari si sono ridotti anziché crescere. Il mercato coperto, che avrebbe potuto diventare un punto di incontro e servizi per il quartiere, è stato demolito e sostituito da una palazzina residenziale e commerciale. L’oratorio parrocchiale, un tempo riferimento aperto per il quartiere, è diventato uno spazio più riservato. Il risultato è che il tessuto sociale ha perso punti di presidio proprio dove ne avrebbe avuto più bisogno.

La nascita del parco e la doppia ambizione

Nel primo decennio del 2000, in occasione della redazione del P.I.R.P., un incontro con i cittadini ipotizzò la realizzazione di un parco con un obiettivo duplice: offrire ai ragazzi del quartiere uno spazio di gioco e di incontro, e al tempo stesso creare un luogo capace di attrarre il resto della città. Non un semplice giardino, ma un’infrastruttura sociale. Un’occasione per trasformare un margine in una porta urbana.

Il parco è nato nel 2015. Non un corridoio verde — perché non collega nulla — ma un parco lineare confinante con la linea ferroviaria, fisicamente e percettivamente chiuso su un lato.

Cosa ha funzionato e cosa no

Una parte dell’obiettivo è stata raggiunta. I ragazzi del quartiere il parco lo vivono, lo riconoscono, lo usano. Ha dato loro uno spazio che prima mancava. Ma il secondo obiettivo non si è realizzato: la città non arriva al parco. Non lo vede, non lo percepisce, non lo raggiunge.

Le ragioni sono precise. Via Poerio, l’asse che dovrebbe collegare il parco al resto di Casarano, è buia, priva di segnaletica e con incroci pericolosi. Non esistono percorsi pedonali o ciclabili che accompagnino verso il parco. Non ci sono indicazioni, né un disegno urbano che lo renda parte di un sistema più grande. La ferrovia accentua ulteriormente la sensazione di separazione.

Il risultato è un parco che funziona verso l’interno ma non verso l’esterno. Un luogo vissuto dal quartiere, ma non dalla città. Un’isola verde che non è diventata infrastruttura urbana.

L’isolamento amplifica le fragilità

Diario Civico sottolinea un effetto che spesso viene trascurato: quando un parco è isolato, quando non è attraversato, quando non è parte di un flusso urbano, la gestione diventa inevitabilmente più difficile. Non perché il quartiere sia “problematico”, ma perché l’isolamento spaziale amplifica ogni fragilità sociale. La ghettizzazione che già esisteva non si è ridotta: si è rafforzata, perché lo spazio pubblico non è stato progettato per aprire, ma per restare interno.

Un laboratorio, non un problema

La lettura di Diario Civico non è pessimistica. Contrada Botte viene definita “un laboratorio”: il luogo dove si vede con chiarezza che la qualità di un progetto non dipende solo da ciò che contiene, ma da ciò che connette. La partecipazione avrebbe fatto emergere i problemi prima della realizzazione. Una visione più ampia avrebbe collegato il parco alla città. Un lavoro continuo avrebbe trasformato un’opera isolata in un’infrastruttura di identità.

Le opportunità di finanziamento

Come nei capitoli precedenti, Diario Civico affianca all’analisi una mappa delle risorse disponibili per intervenire. Sul fronte europeo: FESR e FSE+ 2021–2027 per rigenerazione urbana e inclusione sociale, PNRR Missione 5 (Inclusione e Coesione), Programma LIFE per il verde urbano, Horizon Europe per le città intelligenti e CERV per la partecipazione civica. A livello nazionale: Fondo Nazionale Rigenerazione Urbana, Programma PINQuA, Fondo Periferie e Fondo Sport e Periferie. Per la Puglia: POR FESR–FSE 2021–2027 e il Programma Integrato di Rigenerazione Urbana.

Strumenti che esistono. Manca, dice Diario Civico, il metodo per usarli.