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Diario Civico / 4 – Via Giorgio Almirante: la continuità mancata

Il quarto intervento di Diario Civico si concentra su via Almirante e su ciò che sarebbe dovuto essere e non è stato
Diario Civico 4

dalla Redazione

Il quarto intervento di Diario Civico, iniziativa ideata e animata da Loredana Manco, si concentra su via Almirante. Contrada Botte è un quartiere ai margini del centro storico, ma non per questo privo di peso urbano. Al contrario: il parco lineare, la prossimità alle scuole, la vicinanza alla stazione ferroviaria e l’allineamento naturale verso via Casaranello e la chiesa di Santa Maria della Croce ne fanno un nodo potenzialmente strategico nella geografia della città. Un sistema di luoghi che, se collegati in modo continuo e leggibile, avrebbe potuto diventare un percorso quotidiano — educativo, ambientale, culturale.

L’asse che avrebbe dovuto garantire questa continuità è via Giorgio Almirante, realizzata di recente. La sua funzione era chiara: collegare Contrada Botte con la stazione in modo diretto, sicuro e riconoscibile. Permettere di raggiungere le scuole senza deviazioni, muoversi a piedi e in bicicletta senza interruzioni, valorizzare il parco lineare come infrastruttura ambientale e sociale. Ma ciò che è stato costruito non risponde a nessuna di queste funzioni.

Una strada che non protegge

Via Giorgio Almirante è, nei fatti, una strada di scorrimento veicolare. Mancano i marciapiedi. Mancano attraversamenti adeguati. Mancano protezioni per pedoni e ciclisti. I pittogrammi sull’asfalto non sostituiscono un’infrastruttura: segnalano un’intenzione senza garantire una condizione. Manca l’illuminazione pedonale. Manca il verde che definisce e protegge la sezione stradale.

Il confronto con via Poerio e via Cisternella — entrambe alberate — rende evidente la contraddizione: il tratto centrale dell’asse, quello più recente, è paradossalmente il più povero di qualità spaziale. Un risultato che non si può attribuire a vincoli ereditati o a risorse insufficienti, ma a scelte progettuali che hanno privilegiato il flusso veicolare sull’abitabilità dello spazio.

Il risultato concreto è semplice e brutale: non è possibile andare a scuola a piedi in sicurezza. Non è possibile raggiungere la stazione senza esporsi al traffico. Non esiste un percorso ciclabile protetto. L’asse non costruisce continuità: espone.

Via Cisternella e la catena interrotta

La situazione non migliora proseguendo verso via Cisternella: marciapiedi sconnessi, passaggi interrotti, alberature fuori scala rispetto alla sezione, asfalto degradato. Eppure questo tratto è cruciale, perché prosegue naturalmente verso via Casaranello e conduce alla chiesa di Santa Maria della Croce — uno dei luoghi più identitari della città, una delle mete più significative di un eventuale itinerario urbano.

La catena si spezza proprio dove dovrebbe tenersi. Dall’alberata di via Poerio in poi, il percorso perde leggibilità: manca la segnaletica, manca la riconoscibilità, manca l’accompagnamento per chi cammina. Attraverso via Cisternella e poi via Giorgio Almirante, il sistema si dissolve, fino alla totale assenza di marciapiedi, illuminazione e verde.

L’isolamento del cimitero medievale

Il punto più delicato dell’intero asse è quello in cui via Giorgio Almirante costeggia il cimitero medievale. La strada ha intercluso il sito archeologico, separandolo dal tessuto urbano circostante e rendendolo difficile da raggiungere, da riconoscere, da frequentare. Un patrimonio che avrebbe potuto essere integrato nel percorso — reso accessibile, narrato, vissuto — è invece relegato ai margini della carreggiata, senza accesso pedonale adeguato, senza segnaletica interpretativa, senza spazio per la sosta.

Sarebbero bastati una piccola piazzola e un percorso leggero e reversibile per garantirne l’accesso e la tutela. La recente costruzione della strada rende questa mancanza ancora più evidente: non si tratta di un limite ereditato da un’altra epoca, ma di un’occasione non colta oggi, con i mezzi e le conoscenze disponibili.

La stazione come porta mancata

La presenza della stazione ferroviaria non è un elemento marginale in questo ragionamento. Le Ferrovie del Sud Est non hanno garantito finora un servizio affidabile, ma il potenziale resta. Se il trasporto su ferro dovesse migliorare — com’è auspicabile e possibile — la stazione potrebbe diventare una vera porta d’ingresso per studenti, visitatori e turisti. In quel caso, un collegamento pedonale e ciclabile sicuro, continuo e leggibile sarebbe ancora più importante di quanto non lo sia oggi.

Chi arriva alla stazione dovrebbe poter essere accompagnato, attraverso lo spazio pubblico, verso il parco lineare, le scuole, Casaranello, Santa Maria della Croce, il sito archeologico. Dovrebbe ricevere un primo contatto con il patrimonio e con la qualità della città. Invece, esce dalla stazione e trova una strada di scorrimento.

Un itinerario che non esiste

Lungo questo asse si allineano elementi centrali della vita cittadina e della memoria collettiva: le scuole, il parco, la stazione, il cimitero medievale, la chiesa. Un asse continuo avrebbe potuto trasformarli in un percorso educativo e culturale — riconoscibile, quotidiano, praticabile a tutte le età. Un itinerario urbano di apprendimento, nel senso più pieno del termine.

La sua interruzione non è solo un problema di mobilità. È un’occasione mancata di relazione tra le persone e i luoghi. È una frattura nell’identità urbana. È la rinuncia a costruire uno spazio pubblico che accompagni, protegga e racconti.

Le infrastrutture non sono neutre. Ogni scelta progettuale dice qualcosa su chi si immagina che abiti e attraversi la città — a piedi, in bicicletta, con i bambini, da anziani, da studenti. Via Giorgio Almirante, così com’è, dice che queste persone non erano al centro del progetto.

Correggere questa rotta è ancora possibile. Ma richiede di riconoscere prima l’errore.