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Diario Civico / 5 – La dignità della forma urbana: esiste un’arteria che potrebbe valorizzare e riqualificare una città policentrica come Casarano

Quinto intervento di Diario Civico: Casarano ha un potenziale boulevard che attende solo di essere riconosciuto
Diario Civico 5

dalla Redazione

Diario Civico, per bocca della sua ideatrice Loredana Manco, accende un riflettore su un’infrastruttura già esistente, ma non utilizzata in tutte le sue potenzialità. C’è una linea che attraversa Casarano da un capo all’altro. Passa per viale De Matteis, viale Ferrari, via Luigi Memmi, via Poerio, via Almirante, via Cisternella. Non è un confine, non è un perimetro, non è una tangenziale. È una spezzata urbana — quasi un poligono irregolare — che attraversa la città senza mai essere stata riconosciuta come ciò che è: un’infrastruttura unitaria, una spina dorsale, un boulevard potenziale.

Questa arteria è già inscritta nella forma della città. Manca solo il progetto che la riconosca.

Una città che non è mai stata monocentrica

Per capire il valore di questa arteria, bisogna prima capire Casarano. E capire Casarano significa liberarsi di una lettura parziale che negli anni ha distorto la percezione della città: quella che identifica il centro storico dei palazzi nobiliari come l’unico nucleo fondativo, l’unico punto di riferimento, l’unica origine.

Non è così. Casarano non è mai stata monocentrica.

L’arteria urbana mette in relazione tre centri storici distinti, senza inglobarli e senza gerarchizzarli: Casaranello, nucleo tardoantico e paleocristiano; la collina della Madonna della Campana, insediamento tardo-medievale e rurale; il centro dei palazzi nobiliari, cuore civile e borghese tra Settecento e Novecento. Tre epoche diverse, tre identità distinte, tre modi di abitare che formano un triangolo urbano unico. Tre origini che spiegano perché questa città è cresciuta per poli, per stratificazioni, per nuclei che hanno convissuto e dialogato nel tempo.

La centralità quasi esclusiva riservata negli anni al centro storico nobiliare non racconta ciò che Casarano è stata, né ciò che è oggi. Quel nucleo rappresenta solo una delle sue tre radici. La sua prevalenza attuale è il frutto di una lettura nostalgica — carica di affettività, forse, ma parziale — che non restituisce la complessità reale della città. Riconoscere l’arteria significa anche correggere questa distorsione: non un atto di rottura, ma un atto di verità.

I nomi di una città che voleva crescere

La toponomastica dell’arteria appartiene a una stagione precisa: quella in cui Casarano si immaginava come città moderna, in espansione, capace di proiettarsi nel futuro. È da Francesco Ferrari in poi che le strade principali vengono dedicate a figure che incarnano un’idea di progresso e istituzione: Ferrari, senatore della Repubblica e simbolo della modernizzazione; Salvatore De Matteis, anch’egli senatore; Luigi Memmi, sindaco per lunghissimi anni e parlamentare. Tutti e tre erano di Casarano e, con ruoli diversi, hanno lavorato per farla crescere, per dotarla di servizi e infrastrutture, per renderla un riferimento nel territorio.

Oggi quei nomi rischiano di essere percepiti come frammenti isolati, strade senza dialogo tra loro. L’ambizione che li aveva ispirati si è attenuata nel tempo, e alcuni tratti dell’arteria mostrano condizioni che non rispecchiano più né quella visione né la coerenza del disegno urbano che avrebbe dovuto tenerli insieme. Riconoscere l’arteria come infrastruttura unitaria significa anche restituire senso a quei nomi: non come nostalgia, ma come progetto.

I tratti mancanti: De Matteis e le scuole superiori

Nei precedenti interventi di Diario Civico, viale De Matteis è stato il grande assente. Non per dimenticanza: la sua assenza è percettiva, prima ancora che progettuale. Viale De Matteis non è ancora riconosciuto come parte dell’infrastruttura cittadina. È privo di marciapiedi. È trattato come una strada extraurbana, nonostante ospiti due presenze civiche e culturali di grande valore: la Fondazione Filograna e il suo Teatro. Luoghi che dovrebbero essere raggiungibili a piedi, in sicurezza, con dignità. Oggi non lo sono.

Una criticità analoga riguarda il tratto di viale Ferrari in prossimità delle scuole superiori. Qui i marciapiedi sono assenti o insufficienti. È un paradosso urbano difficile da giustificare: uno dei luoghi più frequentati dai giovani della città, uno dei punti più vitali dell’intera arteria, è privo di un’infrastruttura pedonale adeguata. Non una dimenticanza: una contraddizione che mostra quanto la progettazione dello spazio pubblico abbia raramente messo al centro chi cammina.

Partire dall’ospedale: il tratto che mostra già il potenziale

Per questo il percorso di Diario Civico è iniziato da viale Ferrari, in prossimità dell’ospedale. È il tratto che più chiaramente esprime una visione moderna della città: ampio, dotato di alcune qualità spaziali, sede del principale luogo di cura del territorio. Partire da lì non era casuale. Era partire dal punto in cui l’arteria mostra già ciò che potrebbe diventare lungo tutto il suo sviluppo: un’infrastruttura contemporanea, capace di tenere insieme funzioni diverse e di servire la città nella sua vita quotidiana.

Cosa significa riconoscere l’arteria

Riconoscere l’arteria come infrastruttura unitaria significa trasformare questa spezzata urbana in un boulevard leggibile e coerente. Significa immaginare marciapiedi continui e accessibili, alberature ombreggianti, illuminazione coordinata, attraversamenti sicuri, arredo urbano omogeneo, micro-piazze nei nodi strategici, una ciclabile continua e protetta lungo l’intero tracciato.

Non si tratta di un intervento estetico. Si tratta di costruire la condizione perché la città si percepisca come sistema e non come somma di parti sconnesse.

L’arteria è anche la spina dorsale naturale per una mobilità lenta che collega i tre poli storici, l’ospedale, il teatro, la Fondazione Filograna, i quartieri residenziali. Non più tratti isolati, ma un circuito coerente che dà forma agli spostamenti quotidiani. E non è solo mobilità: la continuità pedonale e ciclabile aumenta la frequentazione degli spazi pubblici, la riconoscibilità del boulevard rende più attrattivi i fronti commerciali, la connessione tra i tre poli storici crea un circuito turistico naturale. La qualità urbana diventa un fattore competitivo per investimenti, attività professionali, programmazione culturale.

Le risorse ci sono

Un progetto di questa portata non è utopia: è pianificazione. E le risorse per realizzarlo esistono, a diversi livelli. I fondi strutturali europei del ciclo 2021–2027 — FESR, JTF, Interreg — finanziano rigenerazione urbana, mobilità sostenibile, verde pubblico e connessioni tra territori. Il PNRR, nel suo arco residuo fino al 2026, ha linee dedicate alla mobilità lenta e alla riqualificazione urbana. A livello regionale, il POR Puglia FESR–FSE+ 2021–2027 sostiene esplicitamente la qualità dello spazio pubblico, la ciclabilità, il verde urbano, la valorizzazione culturale e turistica. E il prossimo ciclo finanziario europeo 2028–2034 confermerà e amplierà queste opportunità.

Il problema non è la mancanza di strumenti. È la mancanza di un progetto che li sappia usare.

L’arteria come racconto

L’arteria urbana di Casarano non chiude la città: la racconta. Non impone un centro unico: riconosce i tre centri che la compongono. Non cancella la storia: la mette in relazione, la rende percorribile, la restituisce a chi vive qui ogni giorno.

Lungo questo tracciato si allineano epoche diverse, funzioni diverse, identità diverse. Trasformarlo in un boulevard unitario significa dare a tutto ciò una forma leggibile, una struttura che accompagni, che orienti, che mostri — con chiarezza e dignità — come Casarano è cresciuta oltre il suo nucleo originario, costruendo una forma urbana più ampia, più complessa, più ricca di quanto si tenda a raccontare.

Questa è la sfida. E le condizioni per raccoglierla ci sono.