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Diario Civico / 7 – Casaranello, il cuore antico di Casarano che può diventare un laboratorio civico

Il settimo intervento di Diario Civico analizza il primo dei centri della "Casarano policentrica": non solo una chiesa paleocristiana, ma un quartiere con scuola, casa famiglia, piazza e un'ex cantina sociale che aspettano di essere connessi

dalla Redazione

Il punto di partenza: un luogo antico con una comunità attiva

Casaranello non è semplicemente una delle chiese più antiche del Salento. È il primo nucleo insediativo riconoscibile di Casarano: la chiesa paleocristiana e il cimitero adiacente attestano la presenza di una comunità stabile, già organizzata attorno a un luogo di culto. Il cimitero medievale individuato più a distanza, pur non coevo alla chiesa, conferma che il territorio fosse già abitato e articolato molto prima che la città assumesse la forma che conosciamo oggi.

All’interno della chiesa, mosaici e affreschi formano un patrimonio stratificato, prezioso e per certi aspetti ancora non del tutto datato. Un patrimonio che chiede di essere reso leggibile, non musealizzato in senso rigido.

Gestione encomiabile, ma rimasta isolata

Negli anni la chiesa è stata affidata a un’associazione che ha garantito apertura, tutela e attività di valorizzazione con un impegno riconosciuto. Il limite, però, è stato strutturale: quella gestione è rimasta bilaterale, efficace sul piano della fruizione ma poco connessa al quartiere circostante. La scuola primaria a pochi metri, la piazza, la casa famiglia, l’ex Cantina Sociale sono rimasti fuori dal perimetro della valorizzazione.

Diario Civico individua qui il nodo da sciogliere: non si tratta di fare di più all’interno della chiesa, ma di aprire relazioni verso l’esterno.

Musealizzazione leggera o museo chiuso?

Negli ultimi anni è emersa, senza mai essere dichiarata esplicitamente, una tendenza verso una musealizzazione più strutturata. L’analisi di Diario Civico non la boccia in partenza, ma ne chiarisce i rischi: se attuata come dispositivo rigido, rischierebbe di recidere il filo che ancora lega la chiesa al quartiere e alla sua vita quotidiana.

L’alternativa proposta è una musealizzazione leggera, reversibile, non invasiva. Pannelli mobili, supporti temporanei, tecnologie che non alterano la materia dell’edificio. Una formula già sperimentata in molte città europee per mantenere la doppia funzione — culto e cultura — senza costringere il visitatore a scegliere tra le due.

La comprensione del patrimonio, in questa visione, non avviene solo dentro la chiesa. Avviene attraverso il quartiere, la piazza, la scuola, i percorsi tra gli edifici.

Il Lazzaretto, il cimitero, il parcheggio

Accanto alla chiesa, quello che fu il Lazzaretto ospita oggi la casa famiglia “Bastianutti”. La continuità con la vocazione originaria del luogo — la cura — è evidente e significativa. Meno evidente è invece la continuità storica dell’area che un tempo ospitava un piccolo cimitero, parte del primo nucleo insediativo: oggi è un parcheggio della casa famiglia, e la leggibilità di quella stratificazione è andata persa.

Non si tratta di ricostruire nulla, ma di non dimenticare del tutto.

La scuola, la piazza, Nagasawa e l’ex cantina

Il quartiere attorno a Casaranello è tutt’altro che vuoto. La scuola primaria può diventare un attore fondamentale del sistema: non portando i bambini in chiesa come in una gita scolastica, ma costruendo un rapporto quotidiano tra il luogo, la comunità e l’apprendimento. La casa famiglia può contribuire con piccoli progetti condivisi e momenti aperti al quartiere.

In piazza è presente una scultura di Hidetoshi Nagasawa, che ha già provato a mettere in relazione la memoria delle sorelle Bastianutti con la chiesa paleocristiana e il tessuto ordinario del quartiere. Un tentativo di dialogo che può diventare punto di partenza per un sistema più ampio.

L’ex Cantina Sociale San Giuseppe, oggi edificio privato, non è esclusa dal ragionamento. Il coinvolgimento può avvenire in forme leggere: collaborazioni temporanee, spazi per attività culturali, una facciata che dialoghi con la piazza. In questo scenario, il proprietario non è un soggetto esterno al processo ma un partner. Lo stesso vale per l’azienda Vinoli, situata alle spalle della chiesa, che può diventare un ulteriore punto di connessione tra memoria produttiva e nuove forme di economia culturale.

La strada come soglia, non come frattura

La via carrabile che separa la chiesa dalla piazza è oggi una frattura visibile. Diario Civico propone di non chiuderla, ma di ridisegnarla: un attraversamento pedonale rialzato, una pavimentazione continua, il rallentamento del traffico, una segnaletica ispirata ai mosaici della chiesa. Basta questo, nei casi migliori, per trasformare un ostacolo in una soglia.

Gli assi stradali come linee di continuità

Via Casaranello, via Danubio e via IV Novembre non sono semplici strade. Sono tracciati storici che connettono il quartiere al resto della città: l’arteria che la circoscrive, l’antico percorso verso la collina, il cuore dei palazzi nobiliari. Quest’ultima è anche oggetto di un progetto di riqualificazione già redatto, ma mai comunicato ai cittadini. Una lacuna che l’analisi segnala senza mezzi termini.

Il risultato possibile: un nodo urbano, non un monumento isolato

Se questi elementi vengono connessi — la chiesa, la scuola, la piazza, la casa famiglia, l’ex cantina, gli assi stradali — Casaranello smette di essere un luogo che si visita e diventa un luogo in cui si vive, si apprende, ci si prende cura. Un laboratorio educativo, un presidio culturale, un landmark riconoscibile per tutta la città.

Non più un monumento da preservare sotto una campana di vetro. Un luogo che fa crescere la città.

Foto: F.Sciarretta
Foto: F.Sciarretta