dalla Redazione
Il dialogo civico produce i suoi frutti migliori quando aiuta a comprendere meglio la realtà che ci circonda. È quello che è accaduto a seguito di un intervento di Diario Civico su Casaranello, con la replica di Alessandro De Marco, presidente di ArcheoCasarano — l’associazione che da anni gestisce e valorizza la chiesa di Santa Maria della Croce a Casaranello.
Una risposta che non è polemica, come De Marco stesso tiene a precisare, ma che è qualcosa di più utile: una correzione di rotta, un approfondimento, una voce che porta nel dibattito pubblico la concretezza di chi lavora sul campo da anni.
Un patrimonio più antico e più complesso di quanto si pensi
Il primo nodo che De Marco scioglie è quello della datazione e del contesto storico. Quando Diario Civico descriveva Casaranello come “uno dei luoghi più antichi del Salento”, l’associazione precisa con rigore: la chiesa non è semplicemente una delle più antiche, è un monumento con oltre 1500 anni di fruizione ininterrotta. Eppure non era un edificio isolato nel vuoto: nasceva inserita in un contesto tardo-romano, con un impianto a croce greca e mosaici del V secolo che rimandano, per confronti stilistici, ad esempi illustri come il mausoleo di Galla Placidia a Ravenna.
Le origini di Casarano, in altre parole, sono romano-cristiane. E quella stratificazione è ancora in parte leggibile, in parte da scoprire: nel sottosuolo circostante la chiesa potrebbero conservarsi tracce dell’età romana o delle epoche successive, non ancora indagate. Un promemoria importante: ciò che non è stato trovato non significa che non esista.
Quanto al cimitero medievale citato negli interventi precedenti, De Marco fornisce un dato preciso: è stato rilevato e segnalato dall’associazione presso la Soprintendenza Archeologica. Si tratta di un’area distaccata da Casaranello, che suggerisce la presenza in antico di un luogo di culto nelle vicinanze, e che meriterebbe un intervento archeologico significativo, poiché non è escluso che vi siano sepolture ancora intatte.
Il “limite strutturale”: una definizione da discutere
Diario Civico aveva scritto che la gestione della chiesa era rimasta “bilaterale”, efficace sul piano della fruizione ma poco connessa al quartiere circostante — la scuola primaria, la piazza, la casa famiglia, l’ex Cantina Sociale. De Marco contesta questa lettura con garbo ma con fermezza.
Non è mai stato così, dice. In anni di lavoro, l’associazione ha realizzato numerose iniziative che hanno portato il territorio nella chiesa e la chiesa nel territorio. Un elenco che, scrive, riempirebbe pagine. Il problema, semmai, è di natura diversa: riguarda la definizione stessa di cosa si voglia fare con questo luogo.
Se la chiesa resta un luogo di culto attivo, le attività realizzabili al suo interno sono necessariamente limitate — in termini di allestimenti, eventi, fruizione. Se invece si vuole fare un museo, bisogna fare un museo nel senso pieno del termine: con le regole del Codice dei Beni Culturali, con risorse adeguate, con un piano economico serio. Non esiste, puntualizza De Marco, una “musealizzazione non rigida”: un museo è un museo.
La domanda vera, allora, è: a cosa serve un museo a Casaranello? De Marco è onesto nella risposta. Non cambierà il destino economico del quartiere con file di visitatori all’ingresso. Ma potrebbe essere un fattore di sviluppo in senso più ampio: sociale prima che economico, capace di costruire appartenenze, competenze, identità. A patto, però, di partire dalle basi — dalla conoscenza approfondita del patrimonio — e di investire risorse significative.
La ricerca internazionale come fondamento
Un aspetto che emerge con forza dalla risposta di De Marco è la dimensione scientifica del lavoro già svolto. ArcheoCasarano non ha lavorato soltanto sul piano della fruizione locale: ha portato la chiesa di Santa Maria della Croce in un contesto di ricerche di livello internazionale, con una pubblicazione presentata alla conferenza IMEKO TC-4 del 2023 a Roma, dedicata alla metrologia per l’archeologia e i beni culturali. Un contributo firmato insieme al Politecnico di Bari, all’Università di Ferrara e all’Università Mediterranea di Reggio Calabria.
È un dato che cambia la prospettiva. La chiesa di Casaranello non è solo un bene da valorizzare localmente: è un oggetto di studio scientifico attivo, con potenzialità di ricerca ancora largamente inespresse. La datazione dei mosaici, basata oggi su confronti stilistici, potrebbe essere affinata con indagini scientifiche appropriate che restituiscano datazioni assolute — non è scontato, precisa De Marco, ma è possibile.
Un piano pluriennale: l’unica strada percorribile
La proposta di De Marco è netta, e vale la pena riportarla senza attenuarla: Casarano ha bisogno di un piano sostenibile di tutela, gestione e valorizzazione del proprio patrimonio culturale. Un piano pluriennale, con una visione chiara, risorse importanti, e più attori coinvolti — perché l’impegno è troppo gravoso per chiunque voglia portarlo da solo.
Senza questo, avverte, si rischia di fare un buco nell’acqua. E ha ragione nel citarlo: la storia delle “iniziative partecipate” per la valorizzazione dei beni culturali è spesso la storia di energie spese e risultati dimenticati. Anziché moltiplicare la partecipazione senza direzione, bisogna unire le forze attorno a un progetto con basi solide.
Non un tema elettorale
La chiusura della risposta di De Marco è un appello: “Spero sinceramente che questo tema non rimanga un argomento da bruciare nel periodo elettorale, ma mi auguro che diventi uno dei pilastri dello sviluppo della nostra comunità.”
Come a dire: Casaranello non può essere un tema stagionale, da tirare fuori alla vigilia delle elezioni e rimettere nel cassetto il giorno dopo. È una questione strutturale, di lungo periodo, che richiede continuità di impegno, risorse vere e una visione che vada oltre il mandato elettorale.
Il dialogo virtuale tra Diario Civico e ArcheoCasarano, in questo senso, è già un primo passo: è un pezzo di comunità che ragiona insieme, che si corregge, che affina la propria lettura della città. È esattamente il tipo di conversazione che una città che si rispetta dovrebbe saper tenere viva — dentro e fuori le campagne elettorali.
