dalla Redazione
Si è concluso domenica 28 marzo, a Casarano, il Festival Letterario “Palazzo del Libro”, quattro giorni di incontri con autori e lettori organizzati dal Circolo Culturale “Gabriele D’Annunzio” nelle sale di Palazzo D’Elia, gioiello cinquecentesco nel cuore del Salento. Tra i tanti appuntamenti in programma, tutti di straorinaria levatura, uno è stato dedicato a un tema molto delicato: quello con Marco Termenana (pseudonimo), autore di “Mio figlio. L’amore che non ho fatto in tempo a dirgli”, un libro che parla di hikikomori, di transessualità non vissuta, e di un dolore che non si chiude mai del tutto.
Due incontri, un silenzio insolito
Giovedì 26 marzo, la Sala Rosa del palazzo ha ospitato due sessioni dedicate al volume: la prima alle 9.30, con gli studenti del Liceo “E. Giannelli” di Casarano; la seconda alle 17.30, aperta a genitori e adulti. A fare da guida nei temi del libro, accanto all’autore, l’assistente sociale Rosaria Baldari e lo psicologo Andrea Ratta, che avevano già letto il testo e ne hanno restituito i contenuti con passione e linguaggio accessibile a tutti.
Il risultato? Una solidarietà spontanea tra le madri presenti nel pomeriggio, e — fatto ancora più raro — un silenzio attento e partecipe tra i ragazzi della mattina.
La storia: Giuseppe e Noemi
Il libro racconta una storia vera e straziante. Marco Termenana è il padre di Giuseppe, il primogenito di tre figli che, nella notte del marzo 2014, apre la finestra della sua camera all’ottavo piano di un palazzo a Milano e si lancia nel vuoto. Ha scelto di morire.
Ma la storia di Giuseppe è anche la storia di Noemi, il suo alter ego femminile — un’identità intrappolata nel corpo sbagliato fin dall’adolescenza, un dolore sordo e progressivo che lo ha portato a chiudersi nel proprio isolamento. Un isolamento che ha un nome preciso: hikikomori, termine giapponese che significa letteralmente “stare in disparte”, e che descrive una condizione di ritiro sociale totale, silenziosa e spesso invisibile.
“Non sono uno scrittore”, dice Termenana. “Ho scritto solo per ritrovare la compagnia di mio figlio Giuseppe. A Casarano ho cercato di spiegare ai ragazzi che il mio non è un pettegolezzo, ma uno stimolo ad aprirsi sempre con qualcuno di fidato, per non implodere come lui. Credo che solo così potrò dare un senso a questa stupida e soprattutto inutile morte.”
Un libro che brucia i premi letterari
Da quando è uscito in libreria nel giugno 2021, pubblicato da CSA Editore di Castellana Grotte, “Mio figlio” ha percorso un cammino del tutto fuori dall’ordinario. Oggi è alla quinta edizione e conta ben 77 premi letterari conquistati in tutta Italia — l’ultimo, ancora riservato, è atteso a Napoli all’Istituto di Cultura Meridionale per il concorso “Amici di Giambattista Vico” alla fine di maggio.
Il volume circola nelle scuole, dove gli studenti incontrano l’autore anche da remoto. Diverse amministrazioni comunali lo hanno invitato per serate rivolte alle famiglie. E a novembre 2023 il libro è stato opzionato per una possibile trasposizione cinematografica dalle società romane Zoorama di Carlo Benso e Rio Film di Roberto Gambacorta, con il budget di produzione ancora in fase di definizione.
Alessandro Labonia, l’editore, non nasconde la sua ammirazione: “Marco vive quello che ha scritto non come un’opera letteraria, ma come una missione. È un tramite per stare ancora con suo figlio, e questo rende il libro sempre competitivo e di estremo interesse per tutti.”
Chi è Marco Termenana
Originario di Salerno, da oltre quarant’anni vive a Milano. Prima ancora del libro attuale, nel 2016 aveva già pubblicato una versione della storia con lo pseudonimo di El Grinta, col titolo “Giuseppe”. Il testo è stato poi profondamente rivisto e migliorato fino a diventare “Mio figlio”.
Un padre che scrive non per fare letteratura, ma per non perdere un figlio una seconda volta. E che porta la sua storia nelle piazze, nelle scuole e nei festival perché nessun altro ragazzo si senta così solo da non trovare altra via d’uscita.
Hikikomori Italia — Se hai un figlio che si sta chiudendo nel silenzio, o se sei tu a sentirti intrappolato, esistono risorse di supporto. Parla con qualcuno di fiducia o rivolgiti a un professionista.




