dalla Redazione
È un atto d’accusa duro e preciso quello firmato da Vanni Filograna, esponente di Progetto Casarano-Sinistra Italiana, che ricostruisce mese per mese la gestione del tavolo del centrosinistra casaranese in vista delle prossime amministrative. Nel mirino finisce il Partito Democratico, accusato di aver anteposto i propri equilibri interni all’interesse della città.
La rottura dell’11 febbraio
Filograna fissa una data precisa come spartiacque. L’11 e il 12 febbraio si parlava ancora di “campo largo, proposta unitaria, metodo condiviso e primarie”. Pochi giorni dopo, il 19 febbraio, PD, Orgoglio Casarano e area Decaro escono pubblicamente con la candidatura di Marco Nuzzo, presentandola come scelta unitaria. “È stato proprio lì che si è rotto l’equilibrio”, scrive Filograna. “Gli altri soggetti hanno appreso tutto dalla stampa, vivendo quella mossa come uno scavalcamento”.
Il balletto sulle primarie
Da quel momento, secondo l’esponente di Progetto Casarano-SI, il PD avrebbe tenuto un comportamento “intermittente e spesso contraddittorio”. Sul tema delle primarie, in particolare, Filograna è diretto: “È apparso evidente che non ci fosse una reale volontà di misurarsi con uno strumento trasparente, perché le primarie avrebbero sottratto a pochi il controllo della scelta”. Quando poi la candidatura Nuzzo ha mostrato i propri limiti politici, invece di un confronto limpido, “sono continuate pressioni interne, silenzi, tatticismi, ipotesi mai portate fino in fondo”.
La scelta di Anastasia e i veti incrociati
In questo quadro, ricostruisce Filograna, è maturata la decisione di sostenere Luigi Anastasia. Una scelta che, sottolinea, “in alcune interlocuzioni gli stessi livelli provinciali e regionali del PD avevano indicato come praticabile”. Ma ogni volta che si trattava di assumersi la responsabilità di quella linea, tutto si bloccava. Lo stesso destino sarebbe toccato ad altre figure proposte come possibile sintesi: “Sondate, verificate, ma neppure davvero discusse nel direttivo PD. Come se ogni opzione andasse bene finché restava teorica, ma diventasse impraticabile nel momento in cui rischiava di uscire dal perimetro controllato da loro”.
Il finale: il PD torna su Nuzzo
L’ultimo passaggio, per Filograna, è quello più rivelatore. Dopo settimane di nomi aperti e chiusi, il PD rilancia la candidatura di Nuzzo, “torna esattamente al punto da cui era partita la rottura, come se nel frattempo non fosse successo nulla”. Una mossa che per l’esponente di Progetto Casarano-SI dice tutto: “È difficile non vedere, in tutto questo, una gestione piegata più agli equilibri interni che a una vera ricerca della soluzione migliore per la città”.
“L’unità come parola, non come metodo“
Il giudizio conclusivo è netto, consegnato con toni più amari che polemici. “L’unità è stata usata come parola, ma non sempre praticata come metodo”, scrive Filograna. “Il PD si è mosso troppo spesso come il soggetto che voleva tenere il tavolo aperto finché serviva, chiuderlo quando conveniva, riaprirlo su nomi scelti da loro”. Un comportamento che, conclude, non ha logorato solo i rapporti tra i gruppi politici: “Si consuma anche la fiducia delle persone serie, che avevano creduto davvero nella possibilità di costruire qualcosa di diverso”.
