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Il Casarano esce dai playoff, ma entra nella storia: una stagione che ha cambiato tutto

Di Bari: «Casarano mi è entrata nel cuore». La stagione di una matricola che ha riacceso l'entusiasmo in un'intera città e ha fatto parlare di sé tutta Italia

di Alberto Nutricati
Foto di Gigi Garofalo

Finisce al «Rigamonti» di Brescia, su un pareggio senza reti, la corsa del Casarano nei playoff di Serie C. Finisce ai quarti di finale, contro una squadra più esperta e attrezzata. Ma il modo in cui finisce dice molto su quello che questa squadra è stata per un’intera stagione: in partita fino all’ultimo minuto, senza mai smettere di provarci.

Il bilancio, in numeri

Ottavo posto nel girone C. Tre turni di playoff superati – Monopoli, Cosenza, Renate – prima dello stop contro l’Union Brescia. Le ultime sette trasferte senza sconfitte. Ventisei anni di attesa, poi il ritorno nel calcio professionistico, con un ruolino di marcia che di certo non ci si aspetterebbe da una matricola. Basterebbero questi dati per raccontare la stagione. Ma non bastano davvero.

Al «Rigamonti» finisce 0-0: la cronaca

Prima del fischio d’inizio, un minuto di silenzio per la scomparsa di Evaristo Beccalossi, gloria del calcio italiano, di origini bresciane. Poi la partita, equilibrata e tesa come ci si aspettava.

Il Casarano parte con maggiore intraprendenza. Cerbone si muove bene tra le linee nei primi minuti, senza però trovare la conclusione. Il Brescia non forzа, aspetta e prova a pungere in ripartenza: al 7′ Zennaro lancia Cazzadori, che si allunga troppo la palla; al 10′ Rizzo calcia forte, Chiorra devia in angolo. Al 16′ risponde Chiricò dal limite, Gori blocca senza problemi.

Alla mezz’ora, tacco di Cerbone per Giraudo, anticipato da Armati; poi Versienti crossa dalla destra per Leonetti, la cui deviazione diventa un assist per Gandolfo, che tocca in caduta senza superare Gori. L’occasione più nitida del primo tempo arriva però al 45′: cross di Versienti, la difesa bresciana non interviene e il pallone arriva a Leonetti, solo davanti al portiere. Il tiro è sbagliato. Risultato invariato all’intervallo.

Nella ripresa Corini inserisce subito Lamesta per Crespi, e la mossa si vede: al 15′ la punizione dell’ex Reggina sfiora il palo. Al 17′ Ferrara ci prova di sinistro, Gori si distende e para. Al 24′ la combinazione De Maria-Lamesta-Armati non trova il tap-in vincente per una questione di centimetri. Nel finale il Casarano spinge con Ferrara, Perez e Santarcangelo, ma Gori non viene mai davvero impegnato in modo decisivo. Finisce 0-0. Passa il Brescia. Ma questo nulla toglie alla straordinaria, storica stagione del Casarano.

Una squadra riconoscibile

Il Casarano di Di Bari ha avuto, dall’inizio, un’identità chiara: pressing, gioco in verticale, propensione ad attaccare anche quando sarebbe stato più comodo aspettare. In Serie C non è la norma. Molte squadre costruiscono la propria solidità sull’equilibrio difensivo e sulla gestione del risultato. Il Casarano ha scelto un’altra strada, e quella strada ha convinto i tifosi prima ancora dei risultati.

«Abbiamo sempre cercato di fare la partita», ha detto Di Bari dopo l’eliminazione. «La nostra idea è far divertire la gente». Una filosofia che in certi ambienti suona come un lusso. A Casarano è diventata un metodo.

Di Bari: «Casarano mi è entrata nel cuore»

In sala stampa, a fine gara, Vito Di Bari ha parlato poco e detto molto. Ha ricordato la prima trasferta dello staff, ad Ischia, un anno e mezzo fa. Si è guardato intorno, nello stadio di Brescia, e ha detto che per un allenatore giovane certi palcoscenici si sognano. Ha ringraziato i giocatori per come hanno onorato ogni singola partita di questo playoff, compresa l’ultima, la sesta in ventidue giorni.

«Da domani non li rivedrò più al campo», ha aggiunto. «Quando crei una connessione forte con un gruppo, lasciarlo fa sempre un certo effetto». Non è retorica. È la fotografia di uno spogliatoio che ha funzionato davvero.

La città che si è riscoperta tifosa

Fuori dal campo, questa stagione ha prodotto qualcosa di difficile da quantificare ma facile da vedere. Il «Capozza» tornato pieno, piazza San Domenico con il maxischermo per i playoff, la classifica controllata ogni settimana come si faceva vent’anni fa. Casarano ha ritrovato il gusto di seguire una squadra che compete, non solo che partecipa.

Il merito è anche del presidente Antonio Filograna, che ha dato stabilità e continuità a un progetto che in altri contesti si sarebbe interrotto alla prima difficoltà. «Abbiamo la fortuna di avere uno dei pochi presidenti che è ancora tifoso, una persona per bene, una persona che ama il territorio e al Sud ce ne sono poche. Tra l’altro, il prossimo anno sarà anche il centenario di questa società ed è normale che il presidente, che è una persona ambiziosa, vorrà fare qualcosa di importante», ha detto Di Bari. In un calcio dove le proprietà cambiano spesso e dove i presidenti spesso non hanno alcun legame con il territorio, questo aspetto non è un dettaglio.

Cosa aspettarsi dalla prossima stagione

Il prossimo anno sarà quello del centenario della società. Un appuntamento che porta con sé aspettative alte e la consapevolezza che confermarsi sarà più difficile che sorprendere. Di Bari non lo ha nascosto: «Ripetersi non è semplice. Il girone C è durissimo». Ma ha anche lasciato intendere che le ambizioni del club non si fermano qui.

Il mercato estivo, la conferma dello staff tecnico, i rinnovi dei giocatori chiave: sono i capitoli che si apriranno presto. Per ora, Casarano si prende qualche giorno per metabolizzare una stagione che difficilmente dimenticherà.

Una storia che continua

Diciotto mesi fa, il Casarano giocava su campi di Serie D. Ieri sera ha salutato i playoff di Serie C da una delle arene più belle della categoria. Il passo, in mezzo, non è stato piccolo. E il fatto che oggi sembri quasi normale dice tutto su quanto questa squadra abbia spostato le aspettative di una città intera.