dalla Redazione
La parrocchia Sacro Cuore di Gesù festeggia il cinquantesimo anniversario della sua dedicazione con un concerto di musica sacra che mette in fila tre versioni del Te Deum, affidate a compositori lontani tra loro per epoca e linguaggio.
L’appuntamento è per oggi, sabato 6 giugno, alle 20.30, nella stessa chiesa che compie mezzo secolo.
Il programma
Sul palco si alterneranno tre letture dello stesso testo liturgico. Il Trinity Te Deum del lettone Ēriks Ešenvalds, per orchestra e coro. Il Te Deum op. 103 di Antonín Dvořák, il più imponente del trittico, con orchestra, soli e coro. E il Te Deum di Karl Jenkins, compositore gallese noto al grande pubblico per lo Stabat Mater e l’Armed Man.
Tre stili, tre secoli di distanza tra il più antico e il più recente, un unico testo.
Il testo e i tre compositori
Il Te Deum laudamus – «Te, Dio, lodiamo» – è un inno in prosa latina di epoca paleocristiana, attribuito dalla tradizione a sant’Ambrogio e sant’Agostino. Nei secoli è diventato uno dei testi liturgici più messi in musica della storia occidentale: da Palestrina a Handel, da Berlioz a Britten. Il programma di sabato ne propone tre versioni firmate da compositori che appartengono a mondi diversi.
Ēriks Ešenvalds (Lettonia, 1977) è uno dei compositori corali più eseguiti degli ultimi vent’anni. Formatosi nella tradizione della polifonia baltica – quella che ha in Arvo Pärt il riferimento più noto – ha costruito un linguaggio fatto di armonie lente, timbri sovrapposti con precisione quasi artigianale, uso frequente di strumenti inusuali come campane d’acqua e cristalli. Il suo Trinity Te Deum, composto per orchestra e coro, porta in musica un testo millenario con una sensibilità pienamente contemporanea.
Karl Jenkins (Galles, 1944) è probabilmente il compositore classico vivente più ascoltato al mondo per numero di esecuzioni, anche se il mondo accademico ha sempre avuto qualche riserva sul suo eclettismo. La sua Armed Man: A Mass for Peace del 2000 è diventata un classico da concerto in pochi anni. Il suo Te Deum – energico, costruito su strutture ritmiche nette e un uso orchestrale diretto – riflette la stessa capacità di Jenkins di scrivere musica che arriva al pubblico senza mediazioni.
Antonín Dvořák (Boemia, 1841–1904) è il più antico dei tre e, per certi versi, il più ambizioso in questo programma. Il Te Deum op. 103 fu composto nel 1892 su commissione per le celebrazioni del quattrocentesimo anniversario della scoperta dell’America, ed è scritto per soprano, basso, coro e orchestra. Dvořák era appena arrivato negli Stati Uniti per dirigere il Conservatorio di New York – di lì a poco avrebbe composto la Nona Sinfonia, Dal Nuovo Mondo – e questo Te Deum porta già i segni di quel momento: ampio, solenne, con venature melodiche che rimandano alla tradizione boema.
Accostare Ešenvalds, Jenkins e Dvořák in un’unica serata non è scelta neutra. Significa chiedere al pubblico di ascoltare lo stesso testo tre volte, in tre lingue musicali radicalmente diverse, e misurare la distanza tra loro.
Chi suona e chi canta
L’organico è numeroso: cinquanta coristi divisi tra il coro Jubilate Deo di Casarano e il coro polifonico Parsifal di Mesagne. L’accompagnamento strumentale è dell’Orchestra D’Enghien, tredici musicisti. All’organo si alterneranno i maestri Giorgio Anastasia e Tommaso Reho.
La direzione è del maestro Andrea Crastolla, docente di direzione corale al Conservatorio di Cesena.
Il contesto
Il concerto rientra nelle celebrazioni per il cinquantesimo anniversario della dedicazione della parrocchia, promosse dalla Comunità Pastorale San Domenico – Sacro Cuore. L’evento ha il patrocinio della Città di Casarano.
