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Ricchi e poveri nel Salento: quanto sono distanti? Casarano tra i comuni più virtuosi. L’analisi di Francesco Barone

Un'analisi dei redditi dichiarati in otto comuni della provincia di Lecce tra il 2019 e il 2024 rivela chi cresce, chi arretra e dove la forbice sociale si allarga.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Casarano tra i comuni più equi della provincia, Lecce e Maglie con le disparità maggiori. Non sono impressioni o luoghi comuni, ma il risultato di un’elaborazione statistica condotta sui dati ufficiali del Ministero dell’Economia e delle Finanze. A firmarla è Francesco Barone, già docente all’ITE “De Viti De Marco”, che ha applicato l’indice di Gini – lo strumento più utilizzato dagli economisti per misurare la distribuzione del reddito – ai dichiaranti di otto comuni salentini, confrontando la fotografia del 2019 con quella del 2024. Ne emerge un quadro articolato, con luci e ombre, che l’autore offre «al prudente e oculato giudizio del lettore».


Equità distributiva

di Francesco Barone

Il problema dell’iniqua ripartizione del reddito è un tema che da sempre ha costituito oggetto di attenzione e di grande interesse tra la gente comune, tra gli studiosi e i cultori delle scienze sociali e su, su, sino ai maggiori rappresentanti delle istituzioni laiche e religiose.

Dopo aver trattato dei redditi prodotti e dichiarati dai contribuenti in alcuni comuni della nostra provincia (clicca qui per consultare l’articolo), torno ad occuparmene per analizzare l’aspetto della loro distribuzione.

I dati pubblicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e qui analizzati contengono fra l’altro la ripartizione dei redditi dichiarati in 7 scaglioni, a partire da € (0 – 10.000) sino ai redditi superiori a € 120.000, indicando per ciascuno il numero dei dichiaranti ed il rispettivo reddito complessivo.

Va sottolineato che si tratta dei soli “redditi dichiarati”, il che significa che, per avere un quadro completo dello stato economico della popolazione e  dare così maggiore rilevanza ai dati di seguito esposti in tabella, si dovrebbero tener presenti anche i redditi non soggetti a dichiarazione e quelli che, pur soggetti, di fatto non vengono dichiarati; occorre inoltre  considerare che il reddito complessivo per ciascuna classe di dichiaranti andrebbe poi riferito anche a coloro che non percepiscono alcun reddito.

Fatta questa doverosa premessa, lo scopo della presente indagine non è perciò quello di fornire informazioni di carattere generale, visto che i dati utilizzati si riferiscono particolarmente ad una popolazione di soli “dichiaranti”, ma quello di mettere in luce la differente distribuzione del reddito tra alcuni comuni della provincia e la sua variazione nel corso di un quinquennio. I dati esposti sono frutto di elaborazioni realizzate con metodologia statistica ma che tuttavia hanno un valore tutt’affatto relativo, limitato al confronto che qui si vuole evidenziare; eventuali comparazioni con i dati pubblicati da agenzie di statistica nazionali (ISTAT) o sovranazionali (Eurostat, OCSE-datasets) richiederebbero ulteriori integrazioni e distinzioni.

Non posso comunque sottrarmi, per onestà intellettuale, dal riferire che i valori medi esposti da alcune di queste importanti agenzie sono di gran lunga maggiori (e quindi peggiori) di quelli di seguito esposti in tabella, ma di sottolineare altresì che in entrambi i casi quelle cifre andrebbero corrette in diminuzione grazie agli effetti perequativi della “tassazione diretta” e dei trasferimenti della finanza pubblica in favore dei meno abbienti.

Per una lettura più agevole dei dati qui rappresentati occorre un chiarimento preliminare sul significato degli indicatori utilizzati.

Nella colonna 1) troviamo un indicatore di disparità (calcolato col metodo Gini) tra le classi di soggetti dichiaranti il cui valore può variare da 0% a 100%, più si avvicina a 100 più aumentano le disparità tra i redditi più bassi e quelli più alti. Il valore numerico ci dice in percentuale di quanto si allontana la distribuzione del reddito lordo dal livello ideale di equità. Così ad esempio: 35% (Lecce 2024) sta ad indicare che per ristabilire la parità di redditi in quel comune occorrerebbe redistribuire complessivamente il 35% del reddito lordo totale dei suoi dichiaranti fra coloro che percepiscono un reddito al di sotto della media, il che (come si è detto) avviene solo in parte attraverso l’imposizione progressiva (sottraendo ai più facoltosi) ed i trasferimenti di redditi a favore dei meno abbienti.

Possiamo osservare che i comuni con minori disparità sono Copertino e Casarano, mentre quelli con maggiori disparità sono (in ordine crescente) Gallipoli, Maglie e Lecce; l’andamento nel tempo di questo indicatore risulta altalenante nei diversi comuni, con un più sensibile miglioramento nei comuni di Galatina e Casarano.

Nella colonna 2 vengono poste a confronto le due classi di redditi (lordi) più alti con le due classi di redditi (lordi) più bassi; il numero indicato ci dice di quante volte i redditi più alti superano quelli più bassi. Così ad esempio: 12,64 (Casarano 2024) ci dice che il reddito dei più ricchi è in media 12,64 volte più alto del reddito dei più poveri per cui se il povero guadagna 1000 euro (lordi) al mese il più ricco ne guadagna 12.640 (lordi).  In questo caso il confronto fra i diversi comuni esaminati ci dice ancora una volta che Casarano e Copertino presentano il livello più basso di disparità nella distribuzione dei redditi. Riguardo invece alla sua variazione nel tempo si osserva un generale andamento verso una più equa distribuzione, con la sola eccezione di Maglie. Bando ad ogni reticenza, l’economia di Casarano si presenta anche in questa comparazione tra le più virtuose.

Ulteriori commenti e valutazioni sono affidati al prudente ed oculato giudizio del lettore.