Foto d’archivio
Mariano De Santis, giovane imprenditore del Salento, che ha scelto di restare e di reimpiantare 136 ulivi distrutti dalla Xylella, rompe il silenzio dopo gli incendi del 13 giugno e affida a queste pagine una riflessione scomoda: quella di chi investe sul territorio e si ritrova a fare i conti con chi lo distrugge, nell’indifferenza delle istituzioni.
Il Salento sta bruciando e tutti continuiamo a fare finta di niente!
Sabato 13 giugno è stato solo l’ennesimo capitolo di una storia che conosciamo fin troppo bene.
Prima di continuare, una premessa: non scrivo questo post perché è l’argomento del momento o semplicemente per dire la mia sull’ultima notizia e “attirare l’attenzione” per un paio d’ore.
Lo scrivo perché mi sento direttamente coinvolto, in quanto ho scelto di restare, vivere e lavorare qui (seppure non con poca difficoltà). E soprattutto perché negli ultimi anni ho deciso di investire tempo, energie e risorse in questa terra, non solo attraverso il mio lavoro, ma anche attraverso gesti concreti, come quello di reimpiantare 136 ulivi distrutti dalla Xylella.
Non per convenienza economica, ma perché credo che questa terra vada restituita migliore di come l’abbiamo ricevuta; per rispetto verso chi ha dedicato una vita intera a coltivarla e ad amarla; e per contribuire, nel mio piccolo, a dare continuità ad una storia che per molte famiglie salentine non è solo lavoro, ma è vita!
Per questo, dopo l’ennesimo episodio, faccio fatica a restare in silenzio.
Ogni estate assistiamo allo stesso copione: ettari di macchia mediterranea che spariscono, ulivi che bruciano, habitat distrutti, paesaggi cancellati. E ogni anno ci raccontiamo che è stata una coincidenza, una fatalità, una sigaretta lanciata dal finestrino o il caldo eccessivo.
Peccato che le coincidenze, quando si ripetono con questa puntualità, smettano di esserlo: da giovane imprenditore che ha scelto di costruire il proprio futuro nel Salento, faccio sempre più fatica ad accettare questa normalità.
Ed è forse questo che fa più rabbia: da una parte ci sono persone che investono per ricostruire, dall’altra c’è chi continua a distruggere per interessi che, guarda caso, sembrano sempre molto più veloci della giustizia e dei controlli.
Infatti, nel frattempo le istituzioni arrivano puntuali per le campagne elettorali, per i tagli dei nastri, per le foto e i festeggiamenti di rito. Molto meno puntuali quando si tratta di affrontare seriamente problemi che stanno letteralmente cancellando il nostro territorio.
Ma tranquilli, domani ci sarà un nuovo slogan sulla valorizzazione del Salento o l’ennesima Bandiera Blu da esibire. Peccato che, continuando così, prima o poi non resterà molto da valorizzare (né tantomeno da esibire).
Il Salento ha bisogno di responsabilità, controlli, prevenzione e interventi concreti. E soprattutto ha bisogno di persone che smettano di considerare il territorio come qualcosa da sfruttare e inizino a considerarlo per quello che è: una responsabilità collettiva!
Perché tutto questo non è solo a causa di chi appicca il fuoco, ma anche di chi continua a permettere che tutto questo accada nell’indifferenza generale!
Forse è arrivato il momento di smettere di considerare questi incendi come una tragica normalità, perché di normale non c’è più niente. Questa non è solo terra che brucia: è storia, identità, lavoro e futuro che vanno in fumo. E dovremmo sentirci tutti coinvolti.
Facciamo rumore adesso. Non quando sarà rimasta soltanto la cenere!
Mariano De Santis
