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Il nuovo che arretra… Lettera aperta di Enrico Fattizzo

"Bisogna monitorare, vigilare, segnalare, presidiare. E' questo che fanno - o dovrebbero fare - i cittadini in una democrazia".

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta inviata in redazione da Enrico Fattizzo.


Al ballottaggio, andato in scena un mese fa, circa la metà del corpo elettorale che si è recato alle urne, ha votato contro l’amministrazione uscente, testimoniando una certa insoddisfazione per la gestione della cosa pubblica negli ultimi anni. E, probabilmente, d’ora in poi, una parte della cittadinanza si farà sentire, puntando i fari ed esigendo chiarimenti, non come nei cinque anni appena trascorsi, nei quali l’opposizione “soft” ha permesso alla maggioranza di andare avanti senza problemi. Storicamente, il secondo mandato è sempre più delicato, e caratterizzato da polemiche, rispetto al primo. Peraltro, il percorso che ha portato alla rielezione del sindaco uscente non è stato affatto in discesa, disseminato anzi da dubbi e ostacoli di varia natura. Secondo vari rumours (che non è il fantastico album dei Fleetwood Mac del 1977), fino a pochi mesi fa, il sindaco non era accettato nemmeno dai suoi. Si parla di due votazioni (una all’interno di FDI e l’altra nell’ambito della maggioranza in carica) che avrebbero visto prevalere Laura Parrotta come candidata alla carica di sindaco. Poi è intervenuto qualcuno dall’alto, forse… Comunque, dopo il risultato elettorale, da più parti si auspicava un salto di qualità nella composizione della giunta, anche ricorrendo a degli esterni, competenti nei vari settori (o a candidati esperti nei vari ambiti, al di là delle preferenze ottenute). Ma, ahimè, vige questa assurda regola non scritta che vuole i consiglieri più suffragati designati ad assumere il ruolo di assessori. Niente di più sbagliato. Le persone votano Tizio perché li rappresenti, faccia valere le loro istanze e ne tuteli i diritti, ovvero, in altre parole, per fare il consigliere comunale, il rappresentante del popolo, non per amministrare un settore della vita pubblica, facendo l’assessore. A questo compito  dovrebbero essere chiamati i profili più adeguati scelti dal sindaco, che se ne assume la responsabilità. Capisco che questo possa sembrare un po’ ingenuo e troppo idealistico, e che scomodare Platone e La Repubblica possa risuonare come leggermente ardito, ma non bisogna esagerare nella deroga a tale principio! Però si sa che se quelli non sono nominati assessori, ti remano contro e poi ti mandano a casa, nelle diverse modalità che la normativa prevede. E quando avremo una persona in grado di sfidare tale atteggiamento meschino? Se qualcuno dovesse osare, dimettendosi e denunciando pubblicamente questo malcostume, otterrebbe il plauso e l’appoggio del popolo? Forse sì. Sarebbe bello provarci, almeno una volta!

E dunque si è arrivati alla formazione della giunta con conseguente assegnazione delle deleghe. Qui non si discute circa le competenze degli assessori designati (sarà il tempo a stabilire se e quanto siano stati all’altezza)), quanto del fatto che quattro su cinque (la quinta è una scelta quasi obbligata per via delle quote rosa) siano, semplicemente, i più votati delle liste più votate, stop. Il criterio seguito è questo, al di là della narrazione di facciata che chiama in causa merito, competenze, attitudini, ecc.

Cionondimeno, alcune scelte meritano di essere approfondite. Anzitutto, viene confermato alla carica di vicesindaco Daniele Gatto, che mantiene ovviamente le deleghe del passato, essendo diventato l’incarnazione di un settore così delicato come quello delle politiche sociali e del welfare. Raramente si assiste a un vicesindaco in carica per dieci anni consecutivi. Qui sì che s’infrange la regola non scritta, la prassi consolidata, la consuetudine, non come nel caso dei consiglieri più votati che assurgono al ruolo di assessori… Lo stesso Gatto ricoprirà la carica di assessore alle Politiche sociali e all’Ambito Sociale per ben 14 anni consecutivi (con una breve parentesi nel periodo di gestione commissariale)! Ora, quand’anche fosse stato impeccabile nei precedenti nove anni (e non lo è stato per niente in merito ad alcune situazioni importanti e delicate, delle quali si discuterà più in là nel corso del tempo), la sua riconferma non sarebbe stata opportuna. In questo modo si possono creare “incrostazioni”, rapporti particolari (e troppo stretti) con operatori e stakeholders a vario titolo, collegamenti “rischiosi”, ecc. Inoltre, sarebbe stato saggio affidare la delega all’Ambito Sociale a qualcuno in grado di seguirlo come merita, di valorizzarlo, di assecondarne la funzione strategica e fondamentale nelle dinamiche sociali di un territorio di sette comuni. Un ente del genere meriterebbe un riferimento politico dotato di maggiori competenze, di una preparazione e un bagaglio culturale diversi,  di uno spessore riconosciuto e riconoscibile, di una padronanza nel maneggiare gli strumenti della dialettica in grado di renderlo autorevole, soprattutto in occasione della partecipazione ai tavoli istituzionali in rappresentanza della città. E negli ultimi anni tutto questo è stato disatteso. Il sostegno politico a progetti-modello di rilevanza nazionale (finanziati con milioni di Euro), è mancato del tutto (tranne che per l’organizzazione delle cene…). E tuttavia si persevera, accordando ancora massima fiducia a chi ha “snobbato” un progetto di altissimo livello, incentrato sull’Autismo, che avrebbe potuto fornire risposte fondamentali a soggetti, e famiglie, che di quelle risposte hanno un disperato bisogno, oltre che garantire alla città lustro e prestigio in ambito nazionale e non solo. Ma, evidentemente, niente poteva scalfire quello che appare a tutti gli effetti come un legame a doppio filo tra i due (sindaco e vicesindaco). Un latinista malizioso potrebbe evocare il brocardo che recita “Simul stabunt simul cadent”. Vedremo. Rimane la netta sensazione di un patto di ferro. Che poi esso affondi le radici in una fiducia reciproca e sincera o in un meno nobile do ut des di stampo utilitaristico, è un dilemma che ci accompagnerà per un bel po’. E, dulcis in fundo, a dirigere l’Ambito ci mettiamo un responsabile part-time, in condivisione con un altro comune, peraltro non rientrante nel territorio di riferimento dell’Ambito stesso, giusto per corroborare la sensazione di “grande interesse” per l’Ente in questione. Su questo, però, devo dire che anche i rappresentanti politici degli altri sei comuni avrebbero potuto, e dovuto, far sentire la propria voce.   

Tornando alla composizione della giunta, emerge come il partito di Fratelli d’Italia ne esca ancora una volta ridimensionato. Può contare su due assessori, mentre la civica del sindaco vanta due assessori e il sindaco stesso… E questo a dispetto dei circa duecentocinquanta voti in più ottenuti dalla lista di FDI. Ricordiamo che già cinque anni fa il partito della Meloni aveva deciso di mandare a casa il sindaco. Un numero di consiglieri sufficiente era pronto a rassegnare le dimissioni da formalizzare alla presenza di un notaio. Ma poi, improvvisamente, due esponenti dell’opposizione non si presentarono all’appuntamento…

Come mai, a distanza di cinque anni, e nonostante il rischio corso in illo tempore, il sindaco reitera questo trattamento? Forse perché la nomina di questi assessori gli consente di avere consiglieri di maggioranza fedeli, più allineati, senza particolari velleità? Aggiungo una nota di colore, ma che la dice lunga sul livello dei governanti che ci guideranno. Tra le fila della maggioranza (consiglio e giunta) solo il 30% circa dei rappresentanti risulta essere in possesso di una laurea (di quelle vere, intendo). Nel 2026, con le sfide complesse da affrontare, è un dato su cui riflettere. O no?

In definitiva, la squadra di governo è sicuramente rinnovata negli interpreti, e questo è un dato positivo, ancorché scontato, ma il metodo e la sostanza non cambiano. Anzi, appaiono come il frutto di un processo di consolidamento perseguito con convinzione e risolutezza.

Fa specie, poi, la decisione del sindaco di avocare a sé la delega alla cultura. Se il primo cittadino voleva creare un effetto sorpresa, beh ci è riuscito alla grande. Sembra quasi una provocazione, una prova di forza per rimarcare, probabilmente, una svolta verso un’azione politica e amministrativa caratterizzata da un piglio diverso.

Ora, per concludere, il mio auspicio è che la comunità si mobiliti, adoperando gli strumenti e le forme che la democrazia (leggermente claudicante in questa fase della storia) ci offre. Bisogna monitorare, vigilare, segnalare, presidiare, se necessario denunciare. Altrimenti l’albero dell’incompetenza, dell’incultura e della superficialità si farà sempre più vigoroso. Pensandoci bene, però, almeno potrebbe tornare utile per piazza San Domenico, dove, fagocitati come siamo dai cambiamenti climatici (che molti di loro negano o sottovalutano), che partoriscono 40° a giugno in quasi tutta Europa, hanno pensato bene di abolire il verde a beneficio di una distesa assolata e informe di basoli, peraltro instabili, che richiedono interventi ciclici di rattoppo. Per il locale che sarà adibito a bar (in sostituzione del mitico “San Paolo”), invece, non trovo gli aggettivi appropriati… 

Enrico Fattizzo