Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta inviata in redazione da Alessandro De Marco.
Lettera aperta alla popolazione delle Serre Salentine.
In questi giorni stiamo assistendo inermi al disfacimento del sistema paesaggistico del Salento. Dopo la devastazione portata dalla xylella, oggi sono gli incendi a modellare il nostro territorio, un tempo verde e lussureggiante, oggi ormai desertico e cineroso. A tutto ciò si aggiunge la trascuratezza della popolazione salentina che tra le altre cose è solita abbandonare rifiuti un po’ ovunque e naturalmente l’aperta campagna è il luogo ritenuto il più adatto tra tutti.
Come si evince da queste poche righe possiamo dedurre facilmente che il cuore del problema è l’uomo, ovvero siamo noi. Noi abitanti di un territorio potenzialmente ricchissimo rimaniamo indifferenti davanti ad ogni disastro, ed anzi talora ne siamo artefici diretti o indiretti. Su questo punto occorre essere ben chiari, ognuno di noi ha le proprie responsabilità piccole o grandi che siano. Ma tralasciamo questo tema, che potrebbe risultare pregiudizievole rispetto a quanto vorrei approfondire. Il Salento dal punto di vista geologico è una piattaforma carsica pluristratificata la cui base trova origine nei Calcari di Altamura sino a giungere alle più recenti formazioni pleistoceniche di calcareniti. Tra le formazioni più singolari “la pietra leccese” risalente al miocene. Queste stratificazioni hanno dato origine alle colline che noi definiamo “Serre” (Una curiosità: non è raro passeggiare sulla cima delle serre e trovare sparsi per terra resti fossili di conchiglie di ogni genere, quello è il chiaro segno che in quel punto milioni di anni fa vi era una spiaggia!).
Avendo natura carsica, il Salento è altresì costellato da grotte, doline ed inghiottitoi. Alcune di queste grotte sono state abitate dall’uomo sin dalla preistoria.
Le Serre sono rilievi di modeste dimensioni e raggiungono la loro altezza massima ad Alessano presso Serra dei Cianci dove si toccano i 201 mt. S.l.m., interessano gran parte del Salento specie nel quadrante centro-sud occidentale (Serra di Sant’Eleuterio) e sono coperte da una vegetazione mista tra macchia mediterranea, pinete, e talora uliveti.
Oggi giorno nel nostro territorio è possibile avvistare ogni sorta di animale selvatico, solo tra gli uccelli si contano circa 300 specie diverse. Tra queste, proprio tra i pini che svettano sulle Serre Salentine, è possibile avvistare poiane o gheppi.
Non mancano gli animali del sottobosco come volpi, ricci, donnole e tassi. Di recente hanno fatto capolino nel Salento anche i lupi. Tra i rettili, il meno diffuso ma certamente tra i più affascinanti è il ramarro (personalmente ho avuto la fortuna di fotografarne uno qualche anno fa nelle campagne tra Ruffano e Taurisano).
Abbiamo quindi un ecosistema ricco e prezioso che occorre salvaguardare nel modo più efficace possibile. Si tratta di zone a vincolo paesaggistico e singolarità caratterizzate da ulteriori vincoli come quello geologico, archeologico e storico artistico. Parliamo quindi di aree protette. Molti comuni negli ultimi anni hanno investito ingenti risorse pubbliche con il preciso scopo di valorizzare tali risorse, è il caso del Museo del Bosco di Supersano nato da un’indagine archeologica di emergenza alla quale ho partecipato sotto la direzione di E. Ingravallo. A ciò si aggiunge l’area della grotta del Crocefisso e della meno conosciuta grotta della Trinità. Due stazioni prima paleolitiche, poi messapiche ed in fine bizantine. Arriviamo quindi al Santuario della Madonna della Campana, la Grotta di S. Ermete a Matino e da ultimo la Grotta delle Veneri di Parabita. Ogni zona è una piccola particella di un sistema più complesso. Mi chiedo, e vi chiedo, perché non unire tutti questi tasselli per costruire un unico sistema? Perché non dare vita ad un Parco Regionale delle Serre Salentine? È questa la domanda che rivolgo prima di tutto a voi abitanti e in seconda istanza alle autorità politiche, consapevole che un parco non cambierebbe le nostre cattive abitudini né scoraggerebbe quella sottocultura mafiosa di chi incendia o devasta per fini personali. Tuttavia un parco avrebbe i mezzi ed il personale quantomeno per manutenere e vigilare. Oltre a determinare la nascita di un sistema ambientale che potrebbe muovere realmente l’economia locale.
Alessandro De Marco
Ass. ARCHEO APS ETS
