“Due cittadini con gravi disabilità, invece di trovare assistenza, si sono scontrati con informazioni sbagliate, telefonate intrusive e lunghe attese sotto il sole”. È la denuncia che il Tribunale per i Diritti del Malato (Tdm) di Cittadinanzattiva ha inviato al sindaco Ottavio De Nuzzo e al consiglio comunale, a poche settimane dalla tornata elettorale del 24 e 25 maggio.
Nella nota, firmata dalla coordinatrice dell’associazione territoriale Anna Maria De Filippi e dalla referente del Tdm Cristina Lezzi, l’associazione – attiva da trent’anni sul territorio – parla apertamente di “vessazioni” nei confronti di due elettori fragili e chiede all’amministrazione di intervenire perché “simili episodi non abbiano a ripetersi mai più”.
Il primo caso: la richiesta di voto domiciliare respinta
La prima vicenda riguarda una donna, indicata con le iniziali A. I., paziente oncologica invalida al 100% con indennità di accompagnamento, seguita da anni per trasfusioni e chemioterapia tra gli ospedali di Casarano e Tricase. Dopo trent’anni senza votare, la signora aveva deciso di tornare alle urne, incaricando il nipote di presentare via PEC la richiesta di voto domiciliare, prevista dalla normativa vigente per gli elettori affetti da gravi infermità.
Secondo la ricostruzione dell’associazione, però, invece di essere contattato il nipote – che aveva lasciato appositamente il proprio numero per gestire la pratica e tutelare la privacy della paziente – è stata chiamata direttamente la donna. Prima le sarebbe stato detto, erroneamente, che non aveva diritto al voto domiciliare; poi le sarebbe stato annunciato un sopralluogo ispettivo a casa. Provata da questi passaggi, la signora ha rinunciato alla richiesta, restando di fatto esclusa dal voto.
Il secondo caso: ore sotto il sole con il marito invalido
Il secondo episodio coinvolge una donna, E. D., caregiver del marito, anche lui invalido al 100% e impossibilitato a scrivere. La signora si era recata preventivamente all’ufficio elettorale per informarsi sul voto assistito e le era stato indicato di presentarsi la mattina di lunedì 25 maggio, quando un medico dell’ASL sarebbe stato in Municipio per la verifica.
Cittadinanzattiva racconta che, arrivata quel giorno, la donna sia stata costretta a lasciare il marito in auto sotto il sole per raggiungere l’ufficio, dove un impiegato le avrebbe comunicato che in realtà avrebbe dovuto rivolgersi al Distretto Socio-Sanitario, disponibile in Municipio solo la domenica. Di fronte alle proteste, l’impiegato avrebbe sostenuto che la donna avesse “capito male”. La signora ha quindi dovuto raggiungere il DSS, con nuove difficoltà di parcheggio e un’ulteriore lunga attesa con il marito bloccato in auto. Solo a quel punto, dopo un confronto telefonico tra il medico del distretto e l’impiegato comunale, è arrivata la certificazione per il voto assistito, prevista dall’articolo 29 della legge 104/1992.
Una procedura che eviterebbe tutto questo
Nella lettera l’associazione ricorda che la legge 17 del 5 febbraio 2003 permette, in caso di disabilità permanente, di annotare una volta per tutte il diritto al voto assistito – tramite il timbro “AVD” – direttamente sulla tessera elettorale, senza dover ripresentare certificati a ogni elezione. Una procedura che, sottolinea Cittadinanzattiva, l’ufficio elettorale del Comune avrebbe dovuto conoscere e applicare, evitando ai due elettori i disagi denunciati.
La richiesta all’amministrazione
Cittadinanzattiva chiude la nota annunciando che non tollererà ulteriori negligenze e si riserva di segnalare eventuali nuovi episodi alle autorità competenti, ribadendo che “la democrazia è partecipazione di tutti, nessuno escluso”. L’associazione sollecita ora un riscontro da parte del Comune sulle misure che intende adottare per rendere più efficienti i servizi elettorali dedicati ai cittadini più fragili.
