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Per una “Pet  Policy” Locale

Lettera aperta di Francesco Barone

Foto di Lenka Novotná da Pixabay

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta a firma del nostro lettore Francesco Barone.


Per una “Pet  Policy”  Locale

Egr. direttore di TuttoCasarano,

chi conosce la mia estrazione politica non può equivocare sullo spirito che anima questo mio intervento: non è pregiudiziale, non è strumentale, non è provocatorio, ma è unicamente rivolto a perorare una causa i cui connotati sono molto più ampi di quello che possono apparire.

Nel leggere le deleghe assegnate alla nuova Giunta Comunale di Casarano sono rimasto perplesso su quella che si dovrebbe occupare tra l’altro del “randagismo”. Sì, proprio così: uno spazio amministrativo dedicato espressamente al contrasto del randagismo!  Mi chiedo, si intendono combattere le cause che sono alla radice del fenomeno, si vogliono semplicemente individuare gli animali vaganti per poi affidarli alle strutture sanitarie competenti, attrezzate e protette, oppure affidarli a qualche organizzazione di volontariato?

Tutto qua, una delega semplicemente per questo? O c’è qualcosa che mi sfugge?

Ho sempre pensato che la scelta delle parole, al di là del significato apparente, nasconda spesso qualcosa di più profondo, come la proverbiale “punta dell’iceberg”, cioè i pensieri inespressi di chi le usa.

Presa strettamente alla lettera, la funzione connessa alla suddetta delega rientra in quelle istituzionali proprie del Sindaco (Autorità sanitaria locale), che la esercita con i mezzi ordinari di cui dispone l’amministrazione locale in collaborazione con l’ASL di competenza. Allora che senso avrebbe una “delega al randagismo”?

Mi sarei aspettato magari uno sguardo più ampio, orientato all’intera vita del mondo animale ed al rapporto a volte travagliato tra umani ed animali. Una visione che si occupasse innanzitutto di educare il cittadino ad avere un atteggiamento più rispettoso e tollerante verso queste “creature senzienti” alle quali la natura (per me il Buon Dio) ci ha posto accanto; si perché siamo noi ad avere occupato uno spazio che prima era interamente dedicato a loro. Che lo informasse perciò: delle condizioni minime da rispettare per garantire loro una vita salubre e serena; delle regole da rispettare e condotte da tenere nel rapporto con le altre persone ed animali, frequentando gli spazi pubblici; delle responsabilità che competono a chi se ne assuma la cura, degli obblighi sanitari e delle cure da osservare nei loro confronti. Una delega che riguardasse gli spazi, le attrezzature ed i servizi forniti dalla pubblica amministrazione per agevolare questo rapporto, nel rispetto di una pacifica convivenza e di condizioni igieniche più decorose. Una delega che, di concerto con quella ai lavori pubblici, promuovesse interventi di realizzazione di strutture atte ad ospitare non solo gli animali vivi, abbandonati, temporaneamente affidati o ammalati, ma anche a custodire i resti di animali estinti, tenuto conto dell’affettività privata, della sanità pubblica e della sensibilità umana verso esseri che hanno condiviso e reso “più sopportabile” il nostro cammino esistenziale… Se solo ci chiedessimo quanto ci hanno dato gratuitamente e quanto poco abbiamo restituito loro…

Parlare del solo “randagismo” lancia un messaggio che esprime una visione minimalista e negativa, nella quale gli animali vengono percepiti solo come problema, ostacolo, pericolo, fastidio al libero ed incontrastato dominio degli “umani”.

In conclusione molti si chiederanno se non avessi avuto altro di cui occuparmi e se, nell’ordine delle priorità che ci sovrastano, l’argomento trattato fosse il problema più importante del quale interessarmi. La risposta non può seguire i canoni di una logica stringente e scontata, ciò che  appare evidente e scontato non richiede cavilli o pignolerie; si fa e basta. Ma ciò che invece scontato non è, può richiedere un’attenzione che comprenda anche quegli aspetti che a prima vista possono sembrare secondari o marginali. E proprio perché considerati da alcuni come secondari e marginali ho voluto occuparmene ed occupare lo spazio di un ambiente che rischia di diventare “malamente umanizzato”. Tuttavia non è mio stile snobbare le critiche provenienti da chiunque perciò devo ricordare che prossimamente si svolgerà in Italia la terza edizione dell’ “Italian pet summit”, che   in ambienti medico-sanitari si sostiene e si pratica la c.d. “pet-therapy”, che  in quelli industriali e commerciali si discute di “pet-economy” (mi scuso se, trattandosi di citazioni, anch’io rimango vittima del frasario inglese; per rispetto dirò che “pet” sta ad indicare “l’animale da compagnia”).

I contenuti e gli obiettivi di un assessorato che si dovesse occupare di tutela degli animali sarebbero tanti ed articolati, per focalizzarli in toto basterebbe soprattutto una volontà animata da buoni principi etici ed una visione strategica del tempo che ci attende.   

Sempre fiducioso nei ripensamenti responsabili, porgo alla Nuova Giunta gli auguri di un proficuo lavoro.

Casarano 24 luglio 2026

Francesco Barone