La CISAL Sanità di Lecce chiede di fermare tutto, almeno per ora. Il sindacato ha inviato una diffida formale, protocollata il 26 luglio, a Presidenza della Regione Puglia, Presidenza del Consiglio regionale, Palazzo Chigi, Ministero della Salute, Conferenza Stato-Regioni e ai gruppi parlamentari, chiedendo la sospensione del finanziamento INAIL da 388,4 milioni di euro destinato al nuovo Ospedale del Sud Salento. La richiesta: bloccare ogni delibera fino allo svolgimento di un referendum consultivo provinciale.
La richiesta di CISAL: fermare le delibere fino al voto dei cittadini
Nella nota inviata alle istituzioni, il segretario generale provinciale Giovanni D’Ambra chiede che la Regione Puglia sospenda “ogni procedura relativa al nuovo Ospedale del Sud Salento, incluse le deliberazioni di Giunta che ne hanno previsto la realizzazione”, fino a una consultazione popolare tra i cittadini della provincia di Lecce.
Il sindacato chiede inoltre che, in caso di “inerzia della Provincia di Lecce” nell’indire la consultazione, siano Stato e Regione a procedere direttamente. Il quesito referendario proposto da CISAL è il seguente:
“Ritenete utile o meno, per l’interesse collettivo, la decisione di costruire un nuovo e cosiddetto ‘Ospedale del Sud Salento’, stante l’esistenza e l’operatività delle strutture ospedaliere di Casarano, Copertino, Galatina, Gallipoli, Lecce, Scorrano e della struttura ospedaliera convenzionata di I livello di Tricase?”
Per il sindacato, un eventuale voto contrario dovrebbe portare la Regione a revocare le delibere di Giunta che hanno previsto l’opera.
Le cifre citate da CISAL: finanziamento, disavanzo e IRPEF
A sostegno della richiesta, CISAL mette in fila una serie di dati:
- 388,4 milioni di euro: il finanziamento INAIL approvato dalla Conferenza Stato-Regioni per il nuovo ospedale.
- 349 milioni di euro: il disavanzo sanitario regionale registrato nel 2025, secondo CISAL già oggetto di un percorso di rientro.
- 3.877.395: i cittadini pugliesi (dato ISTAT, censimento 2024) su cui secondo il sindacato ricade l’innalzamento dell’IRPEF regionale, disposto per far fronte al disavanzo.
- Casarano, Copertino, Galatina, Gallipoli, Scorrano: i presidi ospedalieri che, secondo CISAL, rischierebbero la chiusura o il declassamento con la realizzazione del nuovo ospedale “per come configurato”.
L’argomento centrale: “utilità sociale” a due velocità
Il cuore della protesta è un argomento di natura più politica che tecnica. D’Ambra lo sintetizza così nella nota istituzionale: se il Governo, tramite INAIL, riconosce a un nuovo ospedale lo status di “utilità sociale” tale da giustificare un investimento straordinario di centinaia di milioni, perché lo stesso principio non si applica al ripianamento del disavanzo sanitario pugliese?
Poiché il ripiano del deficit non rientra tra le competenze INAIL, il sindacato ne fa discendere una conclusione netta: se l’opera comporta la chiusura o il declassamento di presidi che oggi “assicurano servizi fondamentali a decine di migliaia di cittadini”, allora – sostiene CISAL – non può nemmeno essa stessa essere considerata di utilità sociale.
“La sanità si difende con la democrazia”
Nel comunicato diffuso il giorno successivo alla diffida, D’Ambra rincara la dose con toni più diretti, definendo “non possibile” qualificare come utilità sociale un’opera che comporterebbe la chiusura o il declassamento dei presidi elencati, mentre la Regione “registra un disavanzo sanitario di 349 milioni e ha dovuto aumentare l’IRPEF a tutti i cittadini pugliesi”.
La chiusura del comunicato è la sintesi politica dell’intera iniziativa: “Se i cittadini diranno NO, la Regione dovrà ritirare le delibere di Giunta Emiliano che hanno previsto l’opera. La sanità si difende con la democrazia, non con decisioni calate dall’alto”.
