di Simone Andrani
Foto realizzata con AI
Dedico questo lavoro al mio compianto amico Rodolfo che mi ha sempre esortato a non smettere di lottare per ciò in cui credo.
Prendete una mappa della Puglia, di quel Salento che i depliant turistici descrivono come un paradiso incontaminato di coste, oliveti secolari e pietra leccese. Adesso prendete un pennarello nero e tracciate una croce sopra ogni ettaro di terra coltivabile, sopra ogni necropoli neolitica o antica via romana. Complimenti: avete appena redatto il piano industriale del Ministero dell’Ambiente, in perfetta combinazione con i consigli d’amministrazione delle multinazionali del silicio quotate a Washington, Tel Aviv, Francoforte, Madrid, Milano o Torino.
L’ultima frontiera del paradosso italiano si consuma qui: da un lato c’è la complicità di burocrati ministeriali, ciechi davanti alla geografia dei territori; dall’altro, una classe politica regionale che prima spalanca le porte ai cacciatori di incentivi e poi, presa da rimorsi elettorali, balbetta di moratorie immediate. Nel frattempo, la terra viene sistematicamente coperta di specchi.
Nel 1972, quando parlare di ecologia suonava ancora come una bizzarria, un milanese visionario di nome Adriano Celentano incideva l’iconico brano Un albero di trenta piani. “Il Molleggiato” cantava la follia del cemento che saliva verso il cielo soffocando l’erba, descrivendo mostri verticali che portavano solo inquinamento. Mezzo secolo dopo, l’inganno si è semplicemente ribaltato in orizzontale e tinto di verde. I “trenta piani” oggi si sdraiano per chilometri quadrati nelle campagne di Nardò, Cutrofiano, Tuglie, Corigliano d’Otranto e Torricella. Non sono più di calcestruzzo, ma di silicio e ferro zincato. Il risultato è identico: la terra muore e il paesaggio viene assassinato in nome del progresso. E se osi protestare, vieni subito bollato come un retrogrado nemico della transizione ecologica.
Ma andiamo a vedere i numeri di questo capolavoro burocratico…
A Corigliano d’Otranto e a Galatina il ministero dell’Ambiente ha deciso di scavalcare tutto e tutti: bocciati i pareri negativi degli enti locali, ignorate le relazioni della Soprintendenza e cancellati i vincoli del Piano Paesaggistico Regionale. Via libera al mega-impianto da 54 Megawatt della Arng Solar XI (gruppo portoghese Green Volt): ben 117 ettari di suolo agricolo coperti da oltre 42mila pannelli solari, a soli quattrocento metri dalla Necropoli di Padulano e a ridosso della storica Masseria Appidè.
I tecnici a Roma devono aver pensato che una necropoli stia molto meglio sotto una tettoia di specchi.
La giustificazione delle multinazionali è un trucco semantico: lo chiamano “agrivoltaico avanzato”. Sostengono che sotto i pannelli si continuerà a coltivare. Ma le perizie svelano chiaramente l’inganno: le coltivazioni previste (frumento duro e oliveti) sono incompatibili con le gigantesche pensiline metalliche. I trattori non hanno lo spazio fisico per muoversi. I rendimenti agricoli reali sono ridicoli rispetto ai milioni garantiti dagli incentivi energetici. La terra fa semplicemente da basamento immobile per i profitti privati.
Non va meglio a Nardò, dove lo spagnolo Grupotec Solar ha ottenuto il via libera per 40mila pannelli su 58 ettari di seminativo storico. O a Tuglie, dove una società torinese voleva piazzare 18 Megawatt su 24 ettari, a un passo da una struttura assistenziale per anziani. Immaginate i nonni salentini che escono per una passeggiata e si trovano davanti un mare industriale di silicio, con un elettrodotto interrato di dieci chilometri che taglia i comuni vicini. Qui il Consiglio comunale e la Provincia hanno fatto fronte comune per difendere la vocazione rurale della zona.
Ma quanto potranno resistere le barricate locali contro la schiacciasassi delle autorizzazioni romane?
Il vero paradosso sta nella schizofrenia delle istituzioni. La Regione Puglia da una parte rilascia autorizzazioni come biglietti della lotteria (vedi il progetto “Bardoscia 1” a Torricella, con tanto di esproprio dei terreni per un impianto da 7,5 Megawatt) e dall’altra riceve le proteste disperate di oltre venti associazioni tra cui, ad esempio, «Medici per l’Ambiente» e «Zero Waste Italy» che denunciano il determinarsi di un vero e proprio crimine ambientale.
È un modello economico coloniale: le multinazionali del Nord e dell’Estero arrivano nel profondo Sud, affittano o espropriano i terreni a prezzi stracciati sfruttando i campi devastati dalla Xylella o dai sempre più frequenti incendi, incassano i sussidi statali e lasciano sul territorio zero posti di lavoro e una distesa di rifiuti speciali a fine ciclo. Le comunità locali restano a guardare le bollette che salgono, mentre l’energia vola verso le industrie del Nord.
Nessuno contesta la necessità delle energie rinnovabili. Ma la domanda dei comitati è di una logica elementare: perché consumare suolo agricolo e distruggere siti storici quando i tetti dei capannoni industriali, dei supermercati e delle ex discariche sono completamente vuoti?
La Puglia ha milioni di metri quadri di coperture cementificate inutilizzate che potrebbero ospitare pannelli senza sacrificare un solo filo d’erba. Ma le grandi lobby preferiscono la via più comoda e redditizia: spianare la terra con le ruspe. Costa meno e rende di più.
Celentano chiudeva la sua canzone chiedendo a quel mostro di cemento di non crescere più, perché le persone hanno bisogno di respirare e vedere l’orizzonte. Oggi quell’orizzonte di muretti a secco e terra rossa viene cancellato da una colata di specchi protetta dai decreti del PNRR.
Vedremo se i sindaci che hanno annunciato ricorsi al Tar verranno lasciati soli o se i cittadini si sveglieranno prima che l’ultimo albero lasci il posto a un traliccio.
Quando il turismo fuggirà da una Puglia trasformata nella centrale elettrica d’Europa, non potremo dire che non eravamo stati avvertiti. Ce lo cantavano cinquant’anni fa. Ma noi abbiamo preferito chiudere gli occhi per goderci il riflesso accecante del nostro stesso disastro.
FONTI E RIFERIMENTI INFORMATIVI
Inchieste e Articoli di Stampa Locale: Dettagli, cronache territoriali e approfondimenti sulle mobilitazioni contro i parchi solari tratti dalle pagine de La Gazzetta del Mezzogiorno e del Nuovo Quotidiano di Puglia (edizione Lecce).
Atti Ministeriali: Decreti di autorizzazione e approvazione del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) relativi all’impianto da 54,4 MW (comuni di Corigliano d’Otranto e Galatina) e al progetto “Masseria Palombi” da 24,30 MW (comune di Nardò).
Documentazione Territoriale e Ambientale: Relazioni tecniche, ispezioni e pareri contrari emessi dalla Soprintendenza speciale per il PNRR; delibere ufficiali del Consiglio Comunale di Tuglie e del Servizio Tutela Ambientale della Provincia di Lecce.
Atti e Provvedimenti Regionali: Disposizioni normative della Legge Regionale Puglia n.37/2023 in materia di impianti da fonti rinnovabili; decreti di pubblica utilità e vincoli preordinati all’esproprio per il progetto “Bardoscia 1” di Torricella (TA).
Documenti dei Comitati: Lettere aperte, diffide e dossier congiunti firmati dalle sigle territoriali tra cui «Forum Amici del Territorio», «Isde Medici per l’Ambiente», «Nuova Messapia», «Zero Waste Italy» e «Galatone Bene Comune».
