Il sito web utilizza i cookie per migliorare e personalizzare la tua esperienza e potrebbe includere anche cookie di terze parti come Google Adsense, Google Analytics, Youtube. Utilizzando il sito web, acconsenti all'uso dei cookie.
Clicca sul pulsante "Privacy Policy" per consultare la nostra Informativa sulla privacy.

Voto ai disabili, il Comune risponde a Cittadinanzattiva. E l’associazione rilancia: “Sconcerto e fermo rigetto”

Il Comune difende l'operato degli uffici elettorali citando circolari e albi pretori. Cittadinanzattiva non arretra: "Scudo burocratico, ignorato l'impatto umano sui cittadini più fragili". E resta senza risposta il nodo della legge sul timbro AVD.

Va avanti il confronto a distanza tra il Comune di Casarano e il Tribunale per i Diritti del Malato (Tdm) di Cittadinanzattiva sui disservizi elettorali denunciati da due cittadini con gravi disabilità durante le consultazioni di domenica 24 e lunedì 25 maggio. Dopo la denuncia inviata il 13 luglio, il sindaco Ottavio De Nuzzo ha risposto con una nota protocollata il 31 luglio. Cittadinanzattiva ha replicato punto per punto, respingendo le giustificazioni fornite dall’amministrazione.

La versione del Comune: procedure rispettate, “mera svista” nel primo caso

Nella nota di riscontro, firmata dal sindaco De Nuzzo, l’amministrazione ricostruisce i due casi partendo dalle procedure ufficiali. Per il voto domiciliare, il Comune richiama la circolare della Prefettura di Lecce n. 36/2062 e un estratto pubblicato all’Albo Pretorio che dettagliava requisiti e modalità di richiesta, allegato di certificato medico compreso.

Secondo la ricostruzione comunale, alla domanda presentata mancava proprio quel certificato, rilasciato dal funzionario medico dell’Asl. L’ufficio, per non respingere la pratica, avrebbe quindi provato a contattare la richiedente per chiederne l’integrazione, usando però “per mera svista” il recapito della signora anziché quello del nipote delegato, indicato invece nella richiesta e più volte segnalato da Cittadinanzattiva come referente designato. Il Comune riferisce inoltre che, per altre 26 domande incomplete, il contatto telefonico diretto sarebbe stata la prassi seguita per invitare i richiedenti a regolarizzare la pratica e nega che siano state annunciate visite ispettive a domicilio. Alla fine, secondo la nota, un familiare della signora in questione si sarebbe presentato in Comune, avrebbe preso atto della disponibilità dell’ufficio a perfezionare la domanda e avrebbe riferito che la signora aveva comunque deciso di non votare.

Per il secondo caso, il Comune si difende esibendo la calendarizzazione delle visite del medico Asl per le certificazioni di voto assistito, pubblicata all’Albo Pretorio e sulla sezione “Amministrazione Trasparente”, oltre che affissa nei front-office e consegnata ai presidenti di seggio. Il Comune sottolinea che gli altri richiedenti nelle stesse fasce orarie sono stati regolarmente ricevuti e che chi si è presentato in auto ha potuto accedere direttamente al chiostro comunale, dove era disponibile anche una sedia a rotelle.

Cittadinanzattiva non arretra: “Scudo burocratico”

La replica dell’associazione, firmata dalla coordinatrice Anna Maria De Filippi e dalla referente Tdm Cristina Lezzi, respinge integralmente le argomentazioni del Comune, parlando di “profondo sconcerto” e di un “totale e preoccupante distacco della Pubblica Amministrazione dai bisogni reali e dai diritti costituzionali dei cittadini più fragili”. Secondo Cittadinanzattiva, l’amministrazione avrebbe scelto di trincerarsi dietro uno “scudo burocratico” fatto di circolari e date di scadenza, scaricando surrettiziamente la responsabilità sui cittadini.

Sul primo caso, l’associazione contesta che si sia trattato di una semplice svista: aver bypassato la delega ufficiale per contattare direttamente al telefono una paziente oncologica invalida al 100%, ignorando i recapiti di un delegato peraltro facilmente reperibile (era candidato alle elezioni comunali), avrebbe generato – insieme alle informazioni errate fornite sul presunto mancato diritto al voto – un carico psicologico che ha portato la signora a rinunciare al voto. Per Cittadinanzattiva, definire l’esito un “successo d’ufficio basato sulla buona volontà” è offensivo verso la dignità della paziente.

Sul secondo caso, l’associazione precisa di non aver mai contestato la mancanza di comunicazioni scritte sulla presenza del medico Asl, bensì il comportamento verbale del personale allo sportello, che avrebbe fornito un’indicazione oraria sbagliata e liquidato le proteste della caregiver dicendo che “aveva capito male” – costringendola a spostare il marito immobile sotto il sole per raggiungere prima l’ufficio comunale e poi il Distretto Socio-Sanitario.

Il nodo mai sciolto: il timbro AVD

Il punto su cui Cittadinanzattiva insiste con più forza riguarda però un tema che, a suo dire, il Comune non ha affrontato affatto: l’applicazione della legge 5 febbraio 2003, n. 17, che consente ai cittadini con disabilità permanente di ottenere l’annotazione stabile del diritto al voto assistito – il timbro “AVD” – direttamente sulla tessera elettorale, evitando di dover ripresentare un certificato a ogni elezione. Nella replica, l’associazione definisce “silenzio assordante” la mancata risposta del Comune su questo punto, e lo interpreta come “una palese ammissione di colpa istituzionale”.

Cosa chiede ora l’associazione

Cittadinanzattiva chiede all’amministrazione tre cose concrete: l’avvio di verifiche interne sulle indicazioni fornite dal personale allo sportello, misure di riorganizzazione logistica e formazione per prevenire nuovi disservizi, e l’attivazione delle procedure per l’inserimento permanente del timbro AVD sulle tessere elettorali dei cittadini con disabilità grave e permanente. In assenza di un riscontro costruttivo, l’associazione preannuncia che valuterà “ogni iniziativa utile a tutela dei diritti dei cittadini interessati nelle sedi competenti”, compresa una segnalazione formale al Prefetto di Lecce.