C’è un gioco che i lettori di TuttoCasarano.it conoscono bene: “trova le differenze”. Di solito è un passatempo. Questa volta è un atto d’accusa.
Un nostro lettore ci ha inviato due immagini dello stesso scorcio della città. Nella prima, rielaborata con l’AI, si vede una piazza con prati verdi, alberi maturi che proiettano ombra su panchine di legno, un impianto che sembra pensato per essere vissuto. Nella seconda, compare la stessa piazza, così com’è, con una distesa di basoli quasi ininterrotta, con radi alberelli ancora troppo giovani per offrire riparo dal sole e le panchine costantemente esposte al sole. La differenza, appunto, è il verde. O meglio: la sua quasi totale assenza in quella che oggi è la piazza vera e propria.
Una piazza pensata per i grandi eventi
I lavori di riqualificazione di Piazza San Domenico si sono conclusi da poco, restituendo alla città uno spazio nuovo, ordinato, decisamente più pulito nelle linee rispetto al passato, con grandi spazi in grado di ospitare con successo e in piena sicurezza – lo si è già visto in più occasioni – eventi di una certa rilevanza. Per far questo, però, la piazza è stata basolata quasi per intero, convertendo la vasca centrale con fontana in una fontana a raso e lasciando alla componente vegetale un ruolo marginale, fatto di poche alberature sparse e aiuole ridotte.
Il risultato, segnalano in questi giorni diversi cittadini, è uno spazio che d’estate diventa difficile da attraversare per buona parte della giornata e ancora più difficile da vivere: sedersi su una panchina significa esporsi al sole per la quasi totalità delle ore di luce. Un’area che, come ogni piazza, dovrebbe essere pensata per la sosta e l’incontro e che, invece, nei mesi caldi, finisce per scoraggiare sia l’una che l’altro.
Il paradosso: mentre l’Italia toglie asfalto, a Casarano si pavimenta
La scelta compiuta a Casarano, segnalano ancora una volta i lettori, si muove in controtendenza rispetto a un dibattito che proprio negli ultimi mesi ha preso piede in tutta Italia: quello del depaving, letteralmente “depavimentazione”. Si tratta della rimozione di asfalto e cemento da strade, piazze e parcheggi per restituire al suolo la capacità di assorbire acqua e ospitare vegetazione, contrastando così l’effetto “isola di calore” che nelle città rende le temperature estive sensibilmente più alte rispetto alle zone circostanti.
Il caso più citato degli ultimi mesi è quello di Parma, dove in Piazzale Borri è partito il primo intervento di depavimentazione di una piazza storica in Italia: al posto dell’asfalto arriveranno oltre cento tra alberi, arbusti e piante erbacee. Genova, dal canto suo, è diventata la prima città italiana a inserire il depaving nel proprio piano urbanistico, con sgravi per i privati che tolgono pavimentazione dai propri lotti. Milano ha deimpermeabilizzato oltre 50mila metri quadrati di suolo dal 2022 a oggi, e ha appena individuato altre 27 nuove aree da destinare a interventi simili. Anche Roma ha avviato cantieri di depaving in alcuni quartieri centrali.
Va detto con onestà: il caso di Casarano non è tecnicamente l’opposto di un progetto di depaving, non è stato tolto suolo permeabile preesistente per fare posto all’asfalto su un’area verde. Si tratta, più semplicemente, di una scelta progettuale compiuta in fase di rifacimento di una piazza che, questo sì, avrebbe potuto includere più verde e ombra. Ma è proprio per questo che il confronto con il dibattito nazionale colpisce: mentre altrove si discute di come restituire suolo naturale alle città, qui si è scelto di pavimentare quasi per intero uno spazio pubblico, proprio quando le estati diventano sempre più calde e le città sempre più roventi.
Cosa manca, secondo i cittadini
Le segnalazioni giunte in questi giorni convergono su un punto: la mancanza di zone d’ombra rende la piazza poco fruibile proprio quando ce ne sarebbe più bisogno, cioè nei mesi estivi. Non è un dettaglio estetico: l’ombra e il verde urbano hanno un effetto misurabile sulla temperatura percepita e sulla vivibilità degli spazi pubblici, tanto che in altre città italiane sono ormai considerati parte integrante della progettazione, non un accessorio.

