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Incendi e speculazione: la minoranza chiede al Comune se esiste il catasto dei terreni bruciati

I terreni incendiati sono sottoposti a vincoli e il loro elenco deve essere pubblico, per consentire eventuali osservazioni da parte dei cittadini.

I sei consiglieri comunali di opposizione hanno presentato un’interrogazione al sindaco Ottavio De Nuzzo e al presidente del consiglio comunale Rocco Emanuele Legittimo. La domanda al centro dell’atto è circoscritta ma non banale: il Comune di Casarano si è dotato dell’obbligatorio Catasto dei soprassuoli percorsi dal fuoco?

A firmare l’interrogazione sono Laura Parrotta, Attilio De Marco, Luigi Anastasia, Giacomo Bellomo, Maria Rosaria Gualtieri e Marco Nuzzo. I firmatari chiedono che l’interrogazione venga discussa già nella prossima seduta del Consiglio.

La premessa: incendi e sospetti di dolo

Il documento parte da un dato che i consiglieri definiscono ormai ricorrente: anche il territorio di Casarano, “come accade negli ultimi mesi e anni”, è stato colpito da incendi che hanno causato distruzioni e danni soprattutto in aree agricole e boschive. Sulla base delle notizie di cronaca, i firmatari ritengono ragionevole ipotizzare che questi incendi siano appiccati sistematicamente con volontà dolosa.

Il quadro normativo: quattro vincoli, dai 5 ai 15 anni

L’atto richiama la Legge Quadro n. 353 del 21 novembre 2000, e in particolare l’articolo 10, che disciplina in Italia la materia degli incendi boschivi imponendo una serie di divieti pensati per disincentivare finalità speculative connesse ai roghi (edilizie, ma non solo). I vincoli elencati nell’interrogazione sono quattro:

  • 15 anni – destinazione d’uso: le aree colpite non possono cambiare destinazione rispetto a quella preesistente all’incendio, salvo opere pubbliche necessarie alla salvaguardia ambientale o della pubblica incolumità.
  • 10 anni – edificabilità: vietata la realizzazione di edifici, strutture o infrastrutture per insediamenti civili o attività produttive, a meno che l’edificazione non fosse già prevista dagli strumenti urbanistici prima dell’incendio.
  • 10 anni – pascolo e caccia: vietati su tutti i soprassuoli boscati percorsi dal fuoco.
  • 5 anni – rimboschimento finanziato: vietate le attività di rimboschimento e ingegneria ambientale sostenute con risorse pubbliche, salvo autorizzazioni ministeriali o regionali per motivi ambientali.

Secondo i consiglieri, questi vincoli poggiano su un presupposto preciso: buona parte degli incendi risponderebbe a iniziative riconducibili ad ambienti malavitosi, interessati ad acquisire a prezzi stracciati aree che resterebbero altrimenti inutilizzabili per anni, sfruttando anche benefici europei (viene citato, come esempio, il caso dei fondi PAC, facendo passare aree bruciate come produttive).

Il nodo: il catasto comunale obbligatorio

Il rispetto di questi vincoli temporali, osserva l’interrogazione, è verificabile solo se i Comuni adempiono a un obbligo specifico: l’istituzione del Catasto dei soprassuoli percorsi dal fuoco, che censisce le aree colpite sulla base di rilievi periodici delle autorità forestali competenti. Gli elenchi dei terreni vincolati devono poi essere pubblicati all’albo pretorio comunale, per consentire eventuali osservazioni da parte dei cittadini.

È su questo punto che si concentra la richiesta formale dei sei consiglieri, che domandano all’amministrazione:

  1. se, ad oggi, il Comune di Casarano abbia istituito il catasto;
  2. in caso negativo, quali siano le ragioni del mancato adempimento e in quali tempi l’amministrazione intenda porvi rimedio.

Nell’atto si aggiunge un’ultima considerazione, anch’essa politica più che tecnica: il protrarsi di un eventuale inadempimento, scrivono i firmatari, rischierebbe di agevolare proprio quei fini illeciti attribuiti agli autori e ai mandanti degli incendi.