Foto di Giovanni De Micheli
Il dopo Di Bari ha un nome e un volto: Luciano Zauri. Il tecnico abruzzese, la cui scelta era già stata anticipata ieri, guiderà il Casarano da qui in avanti. La società del presidente Antonio Filograna Sergio ha impiegato appena un giorno per individuare il sostituto di Vito Di Bari, allontanato domenica scorsa dopo il 5-2 incassato dalla Cavese.
Il contatto decisivo risale alla serata di lunedì, quando presidente, direttore sportivo Antonio Obbiettivo e allenatore originario di Pescina si sono seduti allo stesso tavolo per quello che il club descrive come «un lungo incontro». Al termine è arrivata l’intesa.
Zauri ha 48 anni e alle spalle una carriera da calciatore con oltre 430 presenze tra Serie A e Serie B. In panchina è partito dai settori giovanili di Pescara e Bologna, per poi allenare tra i professionisti Foggia, Pescara e, la scorsa stagione, Campobasso. La presentazione ufficiale si è svolta ieri alle 16:30 nella Sala stampa dello stadio «Capozza».
Filograna: «Una scelta maturata nel tempo»
Ad aprire l’incontro è stato il presidente, che ha chiarito subito come l’esonero non sia figlio dell’ultimo ko. «La decisione non è scaturita da una singola partita – ha detto – ma è il risultato di un periodo che abbiamo vissuto. Quello che abbiamo vissuto in queste prime dieci giornate di campionato, sinceramente, non ha avuto un senso logico rispetto a quelle che erano le nostre aspettative. Oggi per noi diventa giorno zero, si apre un nuovo libro».
Parole di riconoscenza per Di Bari e per il biennio condiviso, con il pensiero alla vittoria del campionato di Serie D e alla salvezza in Serie C, ma anche un richiamo al gruppo. «Le responsabilità – ha affermato Filograna – vanno ricercate anche all’interno dello spogliatoio, in primis nei calciatori, che hanno il dovere di dimostrare con i fatti la loro professionalità. Nel calcio purtroppo paga sempre l’allenatore, e quindi è stata una decisione che siamo stati costretti a prendere per il bene della squadra, per il bene della società, per il bene del Casarano Calcio».
Il presidente ha respinto l’idea di una frattura con la guida tecnica uscente: «Tutte le scelte tecniche sono sempre state avallate dalla struttura tecnica. Non sono mai esistite due entità, la società che decide e la direzione tecnica che prende in pancia le scelte della società». E sulle ambizioni, finite al centro delle polemiche: «Non ho mai detto “quest’anno vinciamo il campionato”. Ho detto fin dall’inizio che volevamo fare qualcosina in più. Ma io non mi accontento, che sia chiaro».
Spazio anche al tema dei commenti sui social, che ha toccato il presidente in prima persona. «Le critiche le ho sempre accettate, i consigli sono ben voluti – ha dichiarato –. Gli insulti, no. Non li posso accettare. Ci vuole educazione nel modo in cui si commenta, perché oggi i messaggi li leggono tutti, anche i figli».
Poi lo sguardo al campionato, con un invito alla calma: «Siamo ancora alla decima partita, mancano 28 partite alla fine del campionato. Siamo ancora a un quarto del torneo, c’è tutto il tempo per capire come migliorare». Il motivo della scelta di Zauri? «Ho avuto una bellissima impressione, umana e caratteriale: una persona pane al pane e vino al vino, è quello che vogliamo. Abbiamo bisogno di uno staff tecnico che sappia comprendere la psicologia dei nostri calciatori e che infonda tranquillità e sicurezza».
Zauri: «Poche promesse, poche chiacchiere e tanto lavoro»
Il neo allenatore ha preso la parola ricordando chi lo ha preceduto. «So come si trova chi vive queste situazioni, dove c’è un esonero – ha detto –. Di Bari ha fatto la storia in questa squadra, in questa società, in questa città: solo rispetto per questa persona, per questo allenatore».
Quindi il racconto di sé, fatto di sacrifici e di una strada costruita da solo: «Mi trovo in una fase della vita nella quale posso scegliere dove andare. Se sono venuto qui è perché ho scelto di venire qui. Sono una persona che si è fatta da sola: sono partito da un paesino dell’Abruzzo a 12 anni per inseguire a Bergamo il sogno di una vita, e ce l’ho fatta. Oggi arrivo qui con grande ambizione e grande umiltà. Ambizione sì, non presunzione, che può diventare un’arma a doppio taglio». Il tecnico non ha nascosto le difficoltà del momento: «Adesso c’è bisogno di far quadrare un po’ la squadra, a costo di essere magari bruttini. Speriamo di essere belli da subito, ma io insieme allo staff abbiamo tutto quello che serve: voglia, determinazione e tanto amore per questa squadra».
Nel botta e risposta con i giornalisti, Zauri ha preferito non sbilanciarsi. Alla domanda su come intenda intervenire sui troppi gol subiti, ha risposto: «Ho bisogno di conoscere i ragazzi, perché un conto è vedere un video e un conto è allenarli. Sarà mia premura analizzare da vicino la situazione». Stesso approccio per il modulo: «È un discorso legato molto alle caratteristiche dei ragazzi. La squadra è stata costruita per giocare in questo modo, ma non solo. Mi riservo una settimana di lavoro per avere un’idea più chiara guardando gli allenamenti».
«Bisogna ricreare un pizzico di entusiasmo, ma legato a un po’ di attenzione in più, perché non si può andare solo sull’entusiasmo: c’è da correre anche indietro. Dobbiamo partire dalla classifica attuale, non da quella di maggio».
Sul tema dei giovani, Zauri ha detto: «In questo momento devo dare la precedenza ai più esperti, perché il tempo è poco. Vengo però da un passato fatto di giovani, il mio occhio verso di loro è sempre aperto, e se ce ne fosse l’occasione butterò dentro qualche ragazzo». Con la rosa non ha ancora avuto contatti, ma il primo incontro è in agenda per oggi: «Domani (oggi per chi legge, nrd) sarà il mio primo giorno di scuola». Conosce già Leonetti, allenato a Campobasso fino a gennaio, e Logoluso ai tempi della Berretti del Pescara.
Nel finale, c’è stato tempo per ricordare un episodio eroico di cui è stato protagonista Zauri, che nel 2013 ha salvato una bambina caduta in un pozzo. Alcune fonti riportano che, a seguito di quell’intervento, Zauri sia stato insignito della medaglia al valore civile. Zauri ha ridimensionato: «Questa storia riemerge ogni tanto… Non ho ricevuto alcuna medaglia, ma, francamente, la medaglia è la cosa meno importante di questa storia». Poi la chiusura, rivolta a squadra e tifosi: «Non cerchiamo né alibi né giustificazioni. Amo le persone che parlano in faccia: da parte mia c’è sempre grande realtà, verso i calciatori e verso la gente. Poche promesse, poche chiacchiere e tanto lavoro».








