La Giunta comunale di Casarano, guidata dal sindaco Ottavio De Nuzzo, ha approvato oggi, 2 novembre, una delibera sul cosiddetto “Tributo 630” richiesto dal Consorzio di Bonifica Centro Sud Puglia. Il provvedimento chiede alla Regione Puglia e agli organismi competenti di fermare la riscossione delle cartelle.
L’Amministrazione inquadra la decisione nella crisi del comparto agricolo, “già duramente colpito dalle conseguenze della Xylella, dalla perdita di produttività degli uliveti e dalla progressiva svalutazione dei terreni”. Su questa situazione, sostiene il Comune, “continuano a pesare richieste di pagamento che suscitano forti preoccupazioni tra agricoltori, proprietari di terreni e famiglie”.
Con la delibera il Comune chiede quattro cose:
- la sospensione immediata della riscossione delle cartelle relative al Tributo 630;
- il blocco delle eventuali procedure esecutive e dei pignoramenti;
- la verifica della legittimità delle richieste di pagamento, anche in relazione al Piano di Classifica degli immobili;
- la revisione delle posizioni contributive, “tenendo conto delle reali condizioni del territorio e dei benefici effettivamente ricevuti”.
L’Amministrazione precisa di ritenere “necessario fare chiarezza sulla legittimità delle richieste di pagamento e sull’effettivo beneficio che i terreni interessati ricevono dalle opere di bonifica”. L’obiettivo, si legge, è sollecitare “un intervento concreto da parte della Regione Puglia”, affinché siano garantiti “trasparenza, equità e rispetto dei diritti dei contribuenti”.
Il passaggio più netto del comunicato: “Non è accettabile che un territorio già profondamente segnato dalla crisi dell’agricoltura debba sopportare ulteriori oneri senza che sia chiaramente dimostrato il beneficio delle opere di bonifica”.
Con l’iniziativa, conclude l’Amministrazione, il Comune “intende dare voce alle preoccupazioni di tanti cittadini”. E aggiunge: “La tutela del nostro territorio agricolo e delle famiglie che continuano a sostenerne il peso economico rappresenta una responsabilità alla quale le istituzioni non possono sottrarsi”.
