Foto: Progetto Casarano – SI
Un intervento da un milione e 480mila euro che, secondo Progetto Casarano, non avrebbe restituito alla città uno spazio all’altezza dell’investimento. A sollevare il caso dei Giardini William Ingrosso è Marco Mastroleo, responsabile Enti Locali di Sinistra Italiana, in un comunicato dal titolo «La mediocrità del fare per dire di aver fatto».
Al centro delle critiche c’è anzitutto il chiosco: «Ancora imbrattato, abbandonato al deterioramento e inutilizzato». Nel 2023, ricorda Progetto Casarano, alle denunce sul suo stato di abbandono «esponenti dell’Amministrazione De Nuzzo rispondevano in pompa magna annunciando l’imminente riqualificazione». Oggi, si legge nel comunicato, «nella proposta HUBIT approvata con delibera di Giunta n. 277 del 30 ottobre 2026, è lo stesso Comune a dichiarare che il chiosco è ancora non fruibile».
Per restituirgli una funzione si punta ora a un nuovo finanziamento attraverso il bando ANCI. «È una cosa brutta? Assolutamente no!», precisa Progetto Casarano, che però segnala «un particolare»: «Il progetto prevede sistemazioni leggere e allestimenti funzionali, non opere strutturali. Le risorse sono destinate principalmente all’avvio dell’attività imprenditoriale, al personale, alle attrezzature e ai servizi». Da qui le domande: «Chi sosterrà le spese eventualmente necessarie per renderlo pienamente utilizzabile, oltre alle sistemazioni leggere previste? E se il finanziamento non arrivasse? Quale futuro avrebbe il chiosco?».
Il secondo fronte riguarda la qualità dei lavori. «Dopo una spesa di 1,48 milioni, abbiamo una nuova fontana (a mio avviso molto brutta), nuove pavimentazioni e circa 40 metri di strada. Nel frattempo sono stati rimossi alberi e cassa armonica», scrive Mastroleo. Sui muretti perimetrali, prosegue il comunicato, «sono rimasti rivestimenti deteriorati, rattoppi e quelle “rripezzature” ben visibili nelle fotografie», un contrasto che «a nostro avviso» restituisce «l’impressione di un intervento segnato dal pressappochismo, più che dalla cura del patrimonio pubblico».
Progetto Casarano afferma inoltre che quelle condizioni erano state segnalate formalmente nell’agosto 2025: «Due PEC protocollate, nessuna risposta scritta nel merito».
La conclusione è un affondo politico: «Non contestiamo la necessità dei lavori. Contestiamo l’idea che basti realizzarli per rigenerare uno spazio pubblico. Perché uno spazio pubblico deve essere vissuto, funzionale e curato. Amministrare non significa poter dire di aver fatto. Significa lasciare qualcosa che funzioni».




