A ogni uccello il suo nido è bello?

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a ogni uccello il suo nido è bello
Foto: Alessandra Nuzzo

Nell’immaginario più comune, il nido è sinonimo di casa, di protezione, di cura, di amore.
Ogni specie nidificatrice crea il proprio in base alle sue necessità: la sua dimensione e il suo peso, la dimensione delle uova, il tempo della covata, gli eventuali predatori da cui difendersi, le condizioni atmosferiche. E la cosa più affascinante è che ogni uccello costruisce il suo nido in maniera del tutto istintiva, senza averne mai fatto uno prima, e lo fa con tutta la maestria e precisione possibili.
Da bambina restavo ore ad osservare quelle piccole opere d’arte rimaste ormai disabitate dopo la schiusura delle uova e il primo volo dei loro piccoli ospiti. La loro perfezione era disarmante, non finivo di chiedermi come potessero riuscire degli esseri così piccoli a trasportare e intrecciare così precisamente tutto quel materiale.
Pura ingegneria mista ad equilibrismo, ma senza calcoli e senza regole, almeno per quel diritto che noi umani ci arroghiamo nel voler stabilire cosa sia “regolare” e cosa no.

I materiali sono i più disparati, principalmente di tipo vegetale, come rametti, foglie, erbe, alghe, licheni, muschio. Alcune specie usano anche il fango, recuperato da pozzanghere e impastato nel becco insieme ad altro materiale.
Molto spesso, la prima struttura più “scheletrica” è realizzata con materiali più duri e viene poi ricoperta da materiali più soffici come piume, peli o pelle di altri animali.
E non è difficile trovare intrecciati ai piccoli rami anche delle strisce di tessuto, magari appariscente o in toni non perfettamente abbinati, pezzetti di carta o involucri di plastica o addirittura stralci di quotidiani locali o riviste di moda. Quello che conta è che ci sia un riparo accogliente e resistente per ospitare i nuovi cuccioli.

Ma cosa si fa quando ci si ritrova davanti a un giaciglio intrecciato interamente con fascette di plastica, freddo e duro anche solo a guardarlo, come duro è il colpo che ho sentito al cuore alla vista di due piccole uova posate lì, nella speranza che fossero al sicuro e protette dal pericolo che incombe fuori?
Ma cosa è il pericolo a questo punto?
Quando sentiamo parlare di inquinamento immaginiamo qualcosa che è ancora lontano da noi, dalla tranquillità dei nostri paesini, che esiste solo altrove, dove le grandi industrie e le infinite colonne di traffico colorano di grigio l’aria e la terra.
E invece no! Gli uccelli stanno costruendo i nidi con la plastica, abbiamo finito il verde, i rametti secchi, le foglie tenere.
Stiamo togliendo ai nostri figli la bellezza di godere delle cose più semplici che la natura offre. Che cosa ancora manca perché riusciamo a capire una volta per tutte che dobbiamo tornare indietro e che dobbiamo farlo in fretta?
E’ vero che l’inquinamento da plastica è un problema globale e può anche essere vero che le maggiori quantità di rifiuti provengano da altre parti del mondo, ma c’è molto che una singola persona può fare per limitare la sua impronta di plastica nel mondo.

Dobbiamo farlo ora, dobbiamo imparare, dobbiamo educare ed educarci, ma oggi, ché forse non è ancora troppo tardi per poter ridare un nido decoroso a ogni essere vivente, uomo compreso.

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Alessandra lavora come ingegnere Informatico presso il Centro Euromediterraneo sui Cambiamenti Climatici. Quando non ha il computer tra le mani adora leggere, scrivere, mangiare bene, viaggiare e poi tornare a casa. Nella sua terra coniuga le sue passioni in una sinergia tra tecnologia e tradizione, tra il correre veloce dell’innovazione e il lento incedere della natura in ogni sua espressione.