“Abbi cura di te” e di ascoltare il nuovo singolo di Valeria De Gioia

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2027
Valeria De Gioia
Valeria De Gioia

di Maria Antonella Calà

Non ha un nome d’arte ma è un’artista, si tratta di Valeria De Gioia, cantautrice barese classe ’94, che esprime la sua identità musicale rimanendo fedele a se stessa. «Tutti si creano un nome d’arte, mentre io voglio essere me stessa, voglio chiamarmi col mio nome, voglio rappresentare i miei ideali, quello che vivo; parlo dei miei sogni e delle esperienze che mi hanno segnata».

Il 4 novembre è uscito il tuo nuovo singolo Abbi cura di te. Come è nato?

«Mi sentivo sbagliata, molto sbagliata, come persona, stavo inseguendo i sogni di qualcun altro e non i miei, non sapevo che strada stessi percorrendo, mi insultavo da sola. Allora mi sono messa al piano e ho buttato giù tutto di getto. Mi sono presa cura di me, da questo il titolo del singolo, che è un singolo venuto dal cuore. Dopo la mia laurea in giurisprudenza, dopo il dolore che ho sopportato per 5 anni, adesso sono in grado di dire no. Ringrazio la sofferenza che mi ha aiutata ad avere la forza. Quando si fa una scelta a 18 anni si è piccoli, non ho saputo scegliere da sola e andando avanti non ho avuto il coraggio di intraprendere la mia strada, mi davo la colpa ma poi ho trovato il coraggio, volevo fare del mio meglio per sentirmi accettata dagli altri quando in realità non era la cosa giusta per me».

Come avviene la creazione di un tuo brano?

«Non mi soffermo sull’aspetto tecnico, seguo l’istinto. Lo dico sempre, nel processo creativo, c’è una forza invisibile che mi prende per mano e mi porta al pianoforte, non penso alla canzone che scrivo ma è qualcosa che sento, che mi viene dal cuore. Per la parte tecnica, invece, mi rivolgo a qualcuno che mi aiuta per l’arrangiamento e qui si capisce se ci devono essere modifiche, strumentali, assoli, di tonalità».

Come è iniziato il tuo percorso musicale?

«Mio nonno era un cantante, quando ho scoperto che mi piaceva cantare l’ho detto a lui, mi vergognavo, ho cantato in una stanza mentre lui dall’altra mi ascoltava. Mi disse che ero brava, che non tutti a quell’età avevano quella voce, avevo 11 anni. Da allora abbiamo iniziato a fare delle vere e proprie lezioni, nonno e nipote, insieme. Mi ha seguito fino all’età di 14 anni. La prima canzone che ho scritto si intitola Dove Sei, dedicata a mio nonno, la scrissi dopo due anni dalla sua morte. Da quel momento in poi non mi sono più fermata».

Che è successo dopo?

«Ho iniziato a studiare in una scuola di musica e ho trovato un’insegnate con cui studio ormai da 10 anni. Ho iniziato a fare dei concorsi prima a livello locale e poi nazionale. Nel 2017 al concorso Mia Martini ho vinto il premio Nuova immagine della musica, con il brano Fragile, fondamentale è stato l’appoggio di Vincetempera. Rispetto a quando ho scritto Fragile mi sento molto più forte. Mi ricordo che scrissi una canzone a 18 anni dedicata a un ragazzo, che ora non è più nei miei pensieri, così come il mio modo di vedere l’amore è cambiato, lo è anche il mio modo di scrivere, che continua a crescere insieme a me».

Hai in mente progetti futuri?

«Ci sono già nuove canzoni che ho scritto, sto lavorando dal punto di vista della produzione, per vedere come collocarle. Sto preparando dei live, mi trovo in un periodo di studio del repertorio. Sto lavorando anche su nuovi romanzi, che sto scrivendo. Il lavoro è tanto, ma piano piano riuscirò a fare tutto. È passato tanto tempo, l’ultimo live risale a prima del Covid. Nei locali ho cantato poco perché sono stata fortunata, avevo una manager che mi faceva cantare nelle piazze, sui palchi. La mia gavetta è stata nella piazza, il pubblico è freddo, vario, non sempre ho sentito il loro calore, nel locale si è più raccolti, mentre in piazza ci sono distrazioni, non è facile tenere viva l’attenzione. Mio nonno lo diceva sempre il pubblico più difficile è quello della piazza, farlo stare attento non è facile. Quando riesci ad attirare l’attenzione della gente vuol dire che stai facendo bene il tuo lavoro».

Vuoi lanciare un monito ad altri cantautori come te?

«Non mollare mai! Lo rivolgo non solo ai cantautori ma a tutti in genere. Può sembrare banale, ma il solo fatto di dirlo serve anche a convincere me stessa».

FONTEMaria Antonella Calà
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