All’ombra dei meli

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all'ombra dei meli

In un caldo pomeriggio estivo, recuperato il tablet, mi siedo sopra una catasta di pali dietro al capannone, dove una sottile ombra ed una leggera brezza marina mi accolgono con cortesia. Mi sorprendo a fissare il prato ed in particolare la linea che divide l’erba ombreggiata da quella al sole. Una linea così netta e decisa, ma allo stesso tempo flebile e labile e… mi perdo… e mi cerco…

Comincio a scrivere, a cancellare, a riscrivere… pensieri e parole in libertà.

Mi fermo a guardare i campi, le piante stressate dal caldo rimaste sotto il “ciocco” del sole e penso… e ricordo… 

Qui una volta c’erano i meli, prima di loro l’erba medica, prima ancora… chi lo sa? Passano gli anni, passano i lustri, passano i secoli, cambiano le piante e chi le coltiva, ma la terra rimane.

Già, i meli! Caro Alberto, o caro tu, che non conosco, ma che leggi all’ombra di un ombrellone o di un altro capannone, ti confido che fu proprio guardando dei meli, che divenni contadino.

Era quasi inverno, mio padre era morto da poco, dopo una veloce ed implacabile malattia, lasciando me e mio fratello col compito di portare avanti l’azienda agricola e completare un casa in costruzione. Non c’era tempo, non c’erano soldi, neppure rimpianti, ma un’infinita carità, un’infinita amicizia, un infinito amore… 

Stavo intonacando i muri di una stanza, stanco e pensieroso, mi fermai un attimo come adesso. Vidi, attraverso una finestra, i meli che avevo piantato, allevato, coltivato assieme a mio padre, fino a poche settimane prima… mi sembrò volessero dirmi qualcosa… e me lo dissero.

Quelle piante, in quel giorno, in quell’istante, mi furono affidate: come potarle, trattarle, coltivarle o addirittura abbatterle, toccava a me deciderlo. Non un legame moralistico-sentimentale, non un dovere, non una convenienza gestionale, ma un compito.

Da allora smisi di “fare” il contadino e cominciai ad “essere” un contadino.

Differenze da poco, penserà il lettore sotto l’ombrellone, ma tu Alberto no! Tu lo sai che seguire un padre non è cosa da poco, che rispondere a Qualcuno non è una semplice questione di educazione o di regole aziendali, che l’obbedienza non è mancante in dignità, ma dipende piuttosto da a chi o a cosa si obbedisce.

La linea d’ombra, così flebile e labile, fra fare ed essere medico, insegnante, operaio, giornalista, prete, ecc., può apparire più netta e decisa se si guardano i frutti che ne conseguono.

Mi fermo qui, perché la differenza fra professione e vocazione è tema troppo alto per me, perciò ripongo il tablet, bevo la mia acqua dalla bottiglia e me ne ritorno al sole scavalcando quella linea d’ombra, che ora mi sembra un po’ più spessa di prima.

Però … che caldo, Alberto!